La Tua Mission ti aiuta nel Posizionamento del tuo Business: tratto dal nostro e-book in uscita a dicembre

 

Noi di Italian Business Design (leggi il post di nascita del team QUI )  abbiamo deciso che dovevamo scrivere un libro. Si signori, siamo così Strambi  da pensare  che il nostro sapere appassionato di Business Design potesse essere interessante per le persone strambe come noi e che magari hanno delle idee stra-ordinarie e che magari hanno bisogno di un aiuto o una spinta per realizzarlo.

Ecco con questo libro che stiamo completando io e  Federico Chigbuh Gasparini qui il suo ottimo blog ) ci ripromettiamo di contribuire a far nascere tante nuove imprese. 

Dovrebbe uscire entro dicembre 2015 in sola versione E-book.

Oggi ho pensato di farvi leggere due stralci del libro incrociando due aspetti che scrivendo mi sono sembrati profondamente collegati: Mission Pandemico e il Posizionamento pandemico.

Come potete leggere nei due stralci dei capitoli, la MISSION è la strategia che supporta la tattica del posizionamento. Se avete realizzato una Ottima Mission, e occorre molto tempo per far si che sia perfetta, anche il posizionamento sarà ottimamente  indirizzato.

Ma anche il contrario, ovvero se operiamo sul posizioemnto e questo non ci da ottimi risultati, ci fa capire che dobbiamo operare anche sulla Mission in modo che possiamo e dobbiamo modificarla sulla base delle indicazioni giunte dal posizionamento.

Ecco allora che sottolineo come la Mission ed il Posizionamento debbano influenzarsi vicendevolmente e sono complementari per l’apertura del tuo mercato.

BUONA LETTURA: 

Tratto dal cap. 4 del nostro E-book in uscita  a dicembre

MISSION 

Se dovessimo darti dei suggerimenti su quali sono le caratteristiche che una buona Mission deve avere ecco un elenco del tutto indicativo su cosa deve contenere una Mission: 
  • Prodotto Stra-ordinario e il desiderio che scatena

  • Emozionare con un Storia

  • Potere ai clienti, ai dipendenti e ai fornitori.1

Il primo aspetto richiama il capitolo precedente, ed è ovvio che vi deve essere almeno un riferimento del prodotto Mucca viola che produciamo e magari lo spirito attraverso il quale dobbiamo sempre inseguire i futuri prodotti stra-ordinari. Infatti la Mission deve essere aperta al futuro e se fosse troppo focalizzata su un prodotto singolo potrebbe bloccare l’impresa.sul quel prodotto, pertanto inserite il prodotto Mucca Viola con una particolare attenzione al desiderio che scatena.

La Mission inoltre deve essere scritta in modo tale da coinvolgere le persone, gli stake-holder. Deve emozionare e trasmettere quanto più possibile i sentimenti necessari a coinvolgere le persone sia come clienti, che come dipendenti sia come fornitori o finanziatori. Tanto più sapremo rendere coinvolgente la nostra Mission tanto più questa spingerà le persone a seguirla e a metterla in pratica.

Se coloro che selezioniamo saranno coinvolti con la tua Mission tanto più sapranno cosa fare e come farlo e daranno molto di loro per il tuo successo. Inoltre la stessa Mission ti fa da guida per selezionare le persone migliori per il tuo business cosa importantissima al pari della selezione dei fornitori, i quali possono essere filtrati proprio sulla base delle indicazioni della nostra Mission.

Ti consigliamo, una volta abbozzate le linee guida della tua Mission di ingaggiare, se non lo hai in azienda, una persona brava a scrivere e lasciar fare a Lei la scrittura della Mission, credici non te ne pentirai. Le Mission scritte da esperti aziendali sono illeggibili, buone solo per i testi di economia e nulla più.

A te occorre una Mission scritta che parli al cuore delle persone e che le sappia emozionare in modo da dare tutto per il tuo business. Ricordati basta un sogno per cambiare il mondo.

Infine occorre considerare che non sei solo nel realizzare la tua Mission. Lungo il percorso hai dei compagni di viaggio che devi considerare nella tua Mission e devi offrire loro potere. Significa rispettare la loro dignità di uomini e donne e far comprender loro quanto siano importanti per l’impresa e come sono presi in considerazione.

Le imprese che offrono potere alle persone sono quelle che alla lunga traggono i migliori profitti e vengono meglio rispettate e le persone migliori chiedono di lavorarci e ottengono sempre molti clienti. Questo aspetto poi avrà una notevole importanza anche sotto l’aspetto comunicativo in quanto la propaganda mediatica non potrà che amplificare la vostra pandemia.

Se saprai realizzare una Mission di questo tipo con un prodotto stra-ordinario, con una storia coinvolgente e che apre le porte all’altro sarai in grado non solo di aprirti un mercato ma anche mantenerlo nel tempo e saprai attirare le persone giuste che lavorano per te in modo da migliorare sempre di più la tua offerta, attirerai i migliori fornitori e ovviamente con una offerta così coinvolgente creerai una domanda ampia e profittevole.

Ricordati però che la Mission è assai difficile da realizzare occorre che siano coinvolti tutti coloro che gestiscono l’impresa, con a capo il visionario ma risulta essenziale che la maggior parte delle persone siano coinvolte.

Esempi di Mission

  • Ferrero: Ci riconosciamo nel motto: “Lavorare, creare, donare”, formulato e voluto da Ferrero sin dall’inizio delle sue attività. In sostanza, privilegiamo da sempre l’etica del fare rispetto alla pratica dell’apparire.Si tratta della filosofia che ha ispirato ed ispira. La Fondazione cFerrero che si dedica con attività sociali e culturali, a mantenere vivo e costante il rapporto con i pensionati ed a rafforzare il legame con il territorio in cui operiamo; le Imprese Sociali ……, basate su investimenti ed impiego delle risorse che ne derivano, per migliorare le condizioni di vita delle comunità di alcuni Paesi in via di sviluppo, con particolare riferimento ai bambini; l’intero Gruppo Ferrero è quotidianamente impegnato in azioni di responsabilità sociale da sempre ricollegabili al nostro modo di essere e di operare. I nostri principi aziendali sono conformi alle pertinenti Convenzioni delle Nazioni Unite (in particolare le Convenzioni “Global Compact” e sui “Diritti del Bambino”), incluse tra l’altro quelle dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.I principi aziendali costituiscono la base del nostro Codice Etico (qui Post )

  • Illy caffè: Grazie al nostro entusiasmo, al nostro lavoro in team e ai nostri valori, vogliamo deliziare tutti coloro che, nel mondo, amano la qualità della vita, attraverso il migliore caffè che la natura possa offrire, esaltato dalle migliori tecnologie nonché dall’emozione e dal coinvolgimento intellettuale che nascono dalla ricerca del bello in tutto quello che facciamo. Essere il punto di riferimento dell’eccellenza e della cultura del caffè, l’azienda più innovativa, che propone i migliori prodotti, sistemi di preparazione e luoghi di consumo. Grazie a questo, crescere e diventare leader dell’alta gamma a livello globale, creando valore per i nostri stakeholder. I nostri valori fondamentali sono la passione per l’eccellenza, intesa come amore per il bello e il ben fatto, e l’etica, intesa come costruzione di valore nel lungo termine attraverso la sostenibilità, la trasparenza e la valorizzazione delle persone. Vogliamo migliorare la qualità di vita dei nostri stakeholder, guidati dalla passione in tutto quello che facciamo

  • Mcdonald: BRAND MISSION To be our customers’ favourite place and way to eat.BRAND PROMISE To provide Simple Easy Enjoyment to every customer at every visit.OUR VALUES …. mission is to be our customers’ favourite place and way to eat – with inspired people who delight each customer with unmatched quality, service, cleanliness and value every time.
  • Puma: vogliamo diventare l’azienda di articoli sportivi con il massimo tasso di sostenibilità possibile.
  • Caffarel: offre la più pura e seducente espressione della tradizione piemontese del cioccolato……..ha introdotto il cacao in Piemonte nel 1826 e, combinandolo con i migliori ingredienti del territorio, prima fra tutte la pregiata Nocciola Piemonte IGP, ha raggiunto una perfetta armonia di aromi e sapori. Da allora la ricerca della massima qualità è stata perseguita in tutte le sue creazioni, combinando l’artigianalità di alcune lavorazioni con l’uso delle più moderne tecnologie.Oltre all’indiscussa qualità, la grande ricercatezza delle confezioni e la meticolosa cura di ogni dettaglio permettono oggi a Caffarel di essere presenti nelle migliori pasticcerie e negozi dolciari in Italia e nel mondo.
  • Chicco: la felicita’ è un viaggio che inizia da piccoli. Secondo noi, no. Forse è per questo che ci sembra ancora il migliore del mondo. E ci sentiamo fortunati perchè possiamo pensare ogni giorno a come farlo. Così, ogni cosa che pensiamo nasce con un solo scopo. Arrivare un giorno in una casa, incontrare un bambino e renderlo felice.Per noi, non c’è nulla che valga più di questo. Perchè sappiamo che in cambio avremo il regalo più bello del mondo. Il sorriso di un bambino
Tratto dal cap. 7 del nostro E-book in uscita

POSIZIONAMENTO

Cosa dobbiamo fare per posizionare il nostro prodotto. Innanzitutto rispondere a queste 3 domande:

  • Perché i fondatori hanno fondato l’impresa?

  • Perché le persone dovrebbero preferirla rispetto ad altre?

  • Perché dovrebbero andarci a lavorare persone di talento?

Il Posizionamento si definisce in base a come l’impresa viene percepita dal nostro cliente, attuale o futuro.  Avete già intutito che se lavorate bene sulla Mission le risposte ci sono già, occorre solo lavorare in modo pratico e far si che le persone ci preferiscano agli altri.  In definitiva occorre dare la risposta alla domanda di fondo

CHE COSA FACCIAMO DI BELLO E BUONO?

La risposta deve essere chiara, comprensibile, coinvolgente e soprattutto facilmente comunicabile per sviluppare la pandemia virale. Dunque è fondamentale il coinvolgimento di tutte le persone che lavorano nella nostra impresa, dalla receptionist al magazziniere ai più alti vertici aziendali.

Sono cose già dette nel capitolo sulla Mission solo che ora dobbiamo renderlo praticamente, ovvero fare in modo che tutte le tue scelte aziendali sappiano sempre dare una risposta alle domande sopra scritte.  Inoltre è necessario che le azioni risposta intraprese debbano:

  • Essere Positiva: offrire benefici e desideri alle persone

  • Essere centrata sulle Persone: sia clienti che fornitori o lavoratori

  • Essere Responsabilizzante in ogni collaboratore.

Il posizionamento raggiunge l’obiettivo se il nostro prodotto stra-ordinario e la nostra comunicazione pandemica riesca a “posizionare” il nostro prodotto nella mente del consumatore nel miglior modo positivo possibile e nel tempo più lungo possibile.

Ecco perché il Branding fa parte del Posizionamento, in quanto la trasmissione delle emozioni del tuo Business usa il veicolo del Brand per immettersi nella mente delle persone e quindi devi essere molto attento a come desiderei posizioanare il tuo business nella mente delle persone……..   Spesso si sente parlare di come la definizione del Target come uno dei principali compiti di coloro che si occupano di Marketing.

Godin a tal proposito dice nel libro la Mucca Viola: Il concetto di target reca tuttavia implicita l’idea che sia il Marketing a decidere chi avrebbe acquistato e prestato attenzione a che cosa e a quando”.

Purtroppo non è così.

Il tuo posizionamento deve altresì essere duraturo, ovvero non troppo legato a mode passeggere, dette fads in inglese. Segui la Moda si ma che non sia di quelle che nascono e scompaiono nel giro di pochi mesi. Pensate in grande e seguite la vostra Mission, dovete pensare a un posizionamento che almeno duri oltre la tua vita.

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Spero che questa anticipazione vi sia piaciuta, continuiamo a scrivere per rispettare i tempi, entro dicembre deve uscire. Vi terremo aggiornati.

saluti

1Liberamente tratto da Guy Kawasaky: L’arte di partire Bene, Etas Libri, 2006

1Liberamente inspirato al cap. 3 del libro P. Kotler, Marketing 3.0. gruppo Ilsole24ore

Politiche di prezzo nel Marketing Pandemico: strategie e riflessioni

In agosto in genere mi dedico alla lettura di qualche bel romanzo o di romanzi di storia e fanstasia. Quest’anno ho voluto leggere il libro premio Pulitzer 20014 di Donna Tartt:

il Cardellino                    .

Il protagonista del libro, Theodor Decker ad un certo punto, circa a metà del libro si scopre un bravo venditore e l’autrice in un paio di pagine, su quasi 900 totali secondo me troppe, parla come se fosse esperta di Strategie di Marketing in particolare con le tecniche utilizzate dal protagonista per prezzare i pezzi e venderli. In questo caso si trattava di vendere antiquariato antico.

Ho pensato che la mia deformazione professionale non mi abbandona mai e allora vi riporto alcuni brani del libro e alcune riflessioni legate alle Tattiche di Prezzo per la vendita. Dato che in Italia la politica di  Prezzo è sempre considerato come il problema Ultimo e al contempo il più Importante:

  • Ultimo problema perché si risolve sempre apponendo il prezzo più basso possibile quindi c’è poco da decidere e  l’unica decisione saggia.
  • Più importante PROBLEMA  perché si pensa che basta vendere al minore prezzo per avere successo.

Due aspetti del pensiero dell’imprenditore italiano che raramente si riesce a scalfire. A volte qualche d’uno ci prova ad alzare il prezzo con i misteriosi motivi legati alla QUALITA’, tipico quelli dei ristoranti che spesso ti fanno strapagare pietanze assolutamente sproporzionate rispetto a quanto offrono, ma siccome c’è la qualità. La qualità assurge a parolina magica, ma che per il Marketing dice poco o nulla ma che invece fa pensare a chi produce che da sola possa giustificare ogni sorta di politica di  prezzo.

Partiamo dalle considerazioni del sig. Decker, antiquario.  Pertanto consideriamo lo specifica caso, ovvero la vendita di oggetti pregiati antichi. E riflettiamoci sopra.

IL PREZZO GIUSTO NON ESISTE

Il valore oggettivo del listino non Esiste.

Un oggetto di antiquariato valeva quel che riuscivi a farti Pagare.

Ed ecco un trucco che Theo faceva sulla base di alcuni pezzi che prima del suo arrivo erano venduti sotto costo:

“il TRUCCO: che scoprii dopo una serie di tentativi e di errori, era tenere basso almeno un quarto delle quotazioni e alzare le altre a volte persino del 4 o 500% . Anni di prezzi bassissimi avevano fatto si che si formasse uno zoccolo duro di clienti affezionati e pronti a cogliere le occasioni con i prezzi stracciati.  A loro offriva ancora alcuni pezzi per non perderli ai nuovi offrivo sia l’uno che l’altro.”

Inoltre leggete qua:

” Inoltre se mantenevi basso il 25% dei prezzi, per una qualche perversa alchimia quelli gonfiati sembravano giustificati in confronto. Chissà perché c’era gente che sborsava più volentieri 15000 dollari per una teiera Messen 

se era collocata di fianco a un articolo  più semplice ma del tutto simile che ne costava (giustamente) poche centinaia.” 

La psicologia del prezzo conta, eccome se conta. Per vendere un pezzo pregiato si consiglia di accompagnarlo di uno non molto dissimile ma con meno valore. E’ il concetto della gratificazione che scatta in chi vuole comperare. Se acquista quello economico si consola che sono simili, se acquista il più caro si consola della migliore qualità e valore del più caro.

Inoltre questo potrebbe essere una tattica per coloro che vogliono aumentare il valore del loro prodotto dopo anni di prezzi bassi. Provatelo magari vi aiuta a migliorare la vostra politica di prezzo.

Ma il concetto più importante che FA PIENAMENTE parte del Marketing Pandemico è questo passo del libro:

” .. avevo scoperto di avere il talento di saper offuscare e creare mistero, possedevo l’abilità di descrivere articoli di poco conto in maniera da renderli desiderabili agli occhi dei clienti.

Quando mi impegnavo a vendere un pezzo quando ne esaltavo la qualità … per me era tutto un gioco.

Dovevo prima inquadrare il cliente, capire quale immagine desiderava dare di sé, non tanto chi fosse in realtà (un arredatore saccente? una casalinga del New Jersey? Un gay timido e poco sicuro di sé?), ma

CHI AVREBBE VOLUTO ESSERE.

tutti in fondo arredavano un palcoscenico. …

il segreto era quello di rivolgersi al loro

IO -IDEALE 

ANZICHè

ALLA PERSONA INSICURA CHE AVEVI DI FRONTE.”

Ecco il PUNTO PRINCIPALE della Pianificazione di Marketing nello scegliere la giusta tattica del prezzo.

Occorre inquadrare la strategia di Marketing nel suo complesso ove

politica di prezzo nel marketing pandemico è una delle componenti insieme a tutte le altre.

In primis al fatto che il prodotto sia DESIDERATO e DESIDERABILE dalle Persone.

Se il prodotto NON è desiderato allora il prezzo lo fanno gli altri, non lo fate voi.

Pertanto occorre partire dal fatto di rendere unico e straordinario il prodotto con tutte le le di marketing:

Insomma le decisioni relative al prezzo sono da considerare COMPLEMENTARI a molte altre decisioni strategiche di Marketing.

Considerate anche eventuali Prove ed Errori (cfrelegia degli errori) . sI Perché nessuno a priori vi può dire se fate bene o male nell’applicare certi prezzi o meno. Col tempo imparerete e comunque sbaglierete. 

Per finire da riportare delle considerazioni IMPORTANTISSIME sul MODO con il quale si può vendere, ovvero come parlare, come vestire, come muoversi che sono aspetti FONDAMENTALI e che bisogna imparare, anche se qualche d’uno potrebbe avere un talento personale, ma se non viene coltivato non serve a nulla .

Era sempre tenersi un posò a distanza non essere troppo diretti. Imparai presto

come vestirmi e come trattare i clienti sofisticati e quelli meno sofisticati,

calibrando gradi diversi di cortesia ed indolenza;

in entrambi i casi davo per scontato la loro esperienza,

sapevo quando adularli e quando perdere interesse ed allontanarmi. “

Insomma sapere come e cosa vendere al cliente è fondamentale. Tuttavia dispiace che i corsi di formazione non vengono ben frequentati specie in Italia e spesso vedi imbranati, svogliati, maleducati, scocciati, assonnati, supponenti.

Ecco questo è un aspetto da non sottovalutare per chi fa commercio, la tecnica di vendita SI Può IMPARARE oltre a doti naturali che uno possiede o meno. Ma certamente si possono acquisire delle competenze utili per trattare le Persone come Persone e non come ClIENTI o come CONSUMATORI.

La  formazione del personale 

è FONDAMENTALE

Se volete una mia personale consulto sono a disposizione.

Masha e l’orso contro peppa pig: 2-1

Prendo spunto da questo breve articolo apparso poco tempo su la gazzetta, che potete  leggere cliccando sul link: articolo de la Gazzetta: Masha e l’orso polverizza pepa pig
E
Art. molto bello su Tempi
Mi ha incuriosito perché in pratica realizza una mia piccola profezia che feci quando scrissi del fenomeno Peppa Pig. see:   Cartoni Pandemici da topolino a peppa Pig

Il mio post analizzava in chiave di Marketing e di ciclo di vita del prodotto il business dei fumetti, a partire dal mitico Walt Disney fino a quello che fino all’epoca, crica 2 anni fa era il fenomeno assoluto dello schermo ovvero Peppa Pig. Preconizzavo che anche questi cartoni prima o poi avrebbero subito il declino, come i suoi predecessori, in quanto molteplici cause concorrono a ciò. Solo che non mi aspettavo che arrivasse così preso il declino, o l’appiattimento in salita della curva del ciclo del prodotto. Leggete il post sul: Il ciclo di vita del prodotto e la mucca viola

Come spesso ripeto ai miei allievi, diffidate della curva del ciclo di vita, NON è MAI COME LA SI IMMAGINA E MAI IL PRODOTTO PERCORRE LA CURVA DISEGNATA.  Occorre sempre essere vigili e attenti a tutto quello che ci circonda e cambia.

Infatti spiego loro l’importanza fondamentale, data anche la semplicità della strategia di Michael Porter con il suo schema sulla concorrenza A 5 ELEMENTI, il cui motto potrebbe essere: Estote Parati = SEMPRE PRONTI . Confrontate anche il post sulle teorie di Nassim Taleb: il cigno Nero.

Torniamo però al caso concreto.

Masha e l’orso nasce nel 2009 in Russia, paese non con tradizioni planetarie nei cartoon, direi. Viene proposto in Italia tra il 2011 e il 2012. Flop di audience. Poi però sembra che su You tube le Mamme lo facciano vedere ai bimbi in RUSSO  sempre di più e cresce la viralità. Da sottolineare La bravura del dirigente di Rai YOYO, lo ripropone nel  2014, in pieno ciclone Peppa Pig, e BOOM, record di ascolti di continuo, si parla di una media di 2% sopra Peppa con un Picco assoluto di 7,9% in una puntata contro un massimo di picco della rivale di poco sopra il 5%.

Il sig. Di Stefano che ha acquisito i diritti di immagine parla del cartone come il primo fenomeno di viralità nella storia dei cartoon. Come dargli torto?  La pagina di Masha e l’Orso ha quasi 4 milioni di fan, quella di Peppa poco sopra i 2 milioni.

Insomma è arrivato il concorrente in grado di mettere a dura prova il business di Peppa Pig, tanto più che mi sembra che sia stata acquisita dalla Walt Disney con tanto di Parchi a tema già pronti per essere lanciati, uno esiste già in Inghilterra. E ora che fine faranno i progetti faraonici?

Come volevasi dimostrare tutti i prodotti, anche quelli di maggior successo, prima o poi subiscono la concorrenza. Specie se un prodotto ha successo.

LA PRIMA COSA CHE DOVETE ASPETTARVI in Caso DI Successo  è LA CONCORRENZA

SIA DEI CONCORRENTI CHE CONOSCETE

SIA DI POSSIBILI NUOVI ENTRANTI.

Se non avete successo, la concorrenza non vi si fila per nulla e potete vivere tranquilli. Senza un mercato però.

Due riflessioni su questo fenomeno concorrenziali mi preme fare.

  • IL TARGET è UNA BUFALA: chi ragiona nel marketing parlando di Target compie una semplificazione inutile. Come in questo esempio. Sfido chiunque a individuare il TARGET dei due cartoni. Per età, censo, genere, orari e quant’altro sono gli stessi, identici. E allora ?? come ci può aiutare a parlare di Target per una pianificazione marketing.  Ma è evidente che i due cartoon sono Profondamente diversi.  Ecco allora che è il POSIZIONAMENTO DEL PRODOTTO CHE CONTA  see:   Il Posizionamento Pandemico di un prodotto    .

   IL TARGET DI UN PRODOTTO PRIMA che il prodotto esca

 IN PRATICA

NON ESISTE

ma  I DESIDERI SI

OCCORRE STIMOLARLI.

  • Domandona: Se fossimo nella dirigenza Peppa PIG quali azioni di marketing vorrete portare avanti?

difficile,  MOLTO ma molto difficile rispondere a questa domanda. Tentare qualcosa si deve. Io personalmente proporrei di creare storie per i più piccoli, specificatamente, e magari aumentare i colori e le canzoni che sembrano essere assai carente, ma potrei dire scempiaggini.  Merchandising  specifico di prodotti under 2-3 anni  massimo, e molto ma molto aggressivo. Poi magari un migliore uso del web per la diffusione  dei cartoni, cosa che alla Disney, come sapete, amano poco, ma ora c’è poco da fare gli spocchiosi, l’attacco  del concorrente è importante e lo si deve contrastare

Ultima soluzione nel caso non si riesca a monetizzare il prodotto,

ABBANDONARLO E PUNTARE SU UN’ALTRA IDEA magari si potrebbe tirare fuori un cartone simile, sulla base di tradizioni ….. inglesi o perché no Italiane (meglio magari dell’orrendo e ideologizzato barbapapa, italo-francese.

O ACQUISTARE IL CONCORRENTE, d’altronde parliamo di una Multinazionale capace di tutto. 

 

IL Brand Pandemico

Una impresa deve curare come spesso ripetuto la stra-ordinarietà del proprio prodotto, sapendo che prima o poi perderà la caratteristica peculiare che le ha consentito il successo commerciale e ha permesso di farsi conoscere.

Al pari del prodotto occorre curare con particolare cura il  Brand legato al prodotto, poichè questi rimarrà nel corso del tempo, moooolto a lungo rispetto al prodotto stra-ordinario.

Spesso proprio il Brand ci consente di fertilizzare un terreno Ubertoso (particolarmente propenso ad essere coltivato) e scatenare il fattore presa che è la base del contagio alle persone giuste.

Pertanto merita una pari se non una superiore attenzione il Brand insieme al prodotto stra-ordinario. Per questo post mi ispiro alle lezioni del Sig. Kawasaki che da bravo americano riesce a trasmettere con semplicità i passi caratteristici che si devono intraprendere per elaborare un Brand che scateni una Pandemia contagiosa.

CARATTERISTICHE BRAND PANDEMICO:

Cool  E’  :
bello, particolare, potere al design , alla creatività
Efficace: ovvero coglie l’obiettivo prefissato, massimo realismo, non serve l’ideologia, controllate se si ottengono risultati altrimenti cambiate.
Distintivo: banale si, ma vi assicuro molto ma molto spesso non considerato questo aspetto centrale, non abbiate paura di essere diversi dagli altri, fatevene di un vanto, con coraggio, bando all’omologazione.
•Scardinante : modificano status quo, ovvero pensare sempre in grande, pensare che il poco e piccolo che facciamo per qualche persona potrebbe essere una soluzione che per certi versi cambia la vita, da un semplice perfetto e fumante cappuccino all’abito, al servizio computer. Tutto concorro a far star bene l’altro modificando le abitudini, che spesso sono cattive…
•Coinvolgente : oltre le aspettative, deve essere una sorpresa sempre, pertanto impone sempre ricerca e innovazione, impone non adagiarsi sugli allori e motivare sempre le persone a scegliervi sorprendendole sempre. La sorpresa aizza un potente vostro alleato: la curiosità
•Profondo: sa darvi di più, in unione al precedente, un brand deve offrire sempre di più in ogni aspetto, nuovi prodotti o nuovi servizi.
•Indulgente:  verso voi stessi, se non riuscite a …. il rischio connesso alle scelte deve essere accettato così come la possibilità che si fallisca, ma ricordate sempre la prudenza nelle scelte aziendali è il vero rischio.
•Supportato: servizio impeccabile, controllate, misurate serve il prodotto allargato, ovvero tutte le caratteristiche a latere del prodotto, dovete risultare impeccabile nei cfr. delle persone che vi offrono fiducia.
Come vedete sono delle semplici caratteristiche, banali direi e intuitive, tuttavia pochissimo rispettate specie da chi inizia una nuova impresa. Tenetene da conto saranno la base dei successi futuri.

il brand pandemico con il passaparola

Una impresa ha un tesoro da custodire e da diffondere  al tempo stesso. Se lo perde si può dire “game over”.

Tale tesoro è il suo Brand.

Si può dire che il Brand è di importanza capitale, quasi quanto se non di più del prodotto stra-ordinario che si realizza, per il fatto che il prodotto prima o poi perderà la sua straordinarietà mentre il Brand rimarrà e avrà sempre un suo valore in memoria del passato glorioso. (pensate ai brand con un forte heritage che valgono ancora nonostante i loro prodotti sono tramontati: es. Pucci, Kodak, ecc. ecc.)

Possiamo definire un Brand come una serie di simboli materiali e immateriali ai quali associare valori compresi e condivisi con le persone che acquistano il prodotto stra-ordinario e rafforzare la fiducia e l’aspettativa nel tempo.

Possiamo aggiungere che il Brand è parte integrante del prodotto stra-ordinario, poichè è il mezzo attraverso il quale infettiamo i nostri potenziali clienti, in modo che la conversazione si trasformi in passaparola.

Data la sua importanza, occorre massimizzare la sua potenzialità e porre in evidenza la sua forza, ovviamente minimizzando i lati negativi.  Sarebbe interessante se sempre più aziende assumessero giovani manager capaci  solo di dare valore al Brand aziendale. Ricordiamo che a livello strategico la Brand Equity fa parte del posizionamento, e ciò che conta è cosa pensano del Brand i nostri clienti, non la direzione generale nè gli azionisti. Alle persone che ci danno fiducia importa che il Brand sia di valore, e su di loro occorre porre attenzione.

Tre sono gli aspetti da considerare della marca:

  1. Identità di marca:  come il brand è posizionato nella mente del consumatore.
  2. Integrità di marca:  mantenere ciò il Brand afferma attravers il posizionamnto e la differenzazione. Integrità sostanziale e immateriale.
  3. Immagine di marca: acquisizione dei desideri delle persone attraverso l’uso dei simboli immateriali del Brand.

Il Simbolo in greco è una pietra con sopra scritto un contratto, si spezza e le due parte si tengono la propria. Per verificare quanto concordato si usa il Simbolo di riunirle. Ecco allora che un Brand  è la massima espressione del Simbolo, in quanto lega in modo a volte indissolubile i nostri più profondi desideri al prodotto stra-ordinario.

Ovvio che scatenando una simbologia così pervasiva otteniamo un potere contrattuale nei confronti delle persone devastante, che scatena il  fattore presa e il passaparola.

Pertanto scatenare un contagio con Il Brand è FONDAMENTALE.  Solo se il Brand infetta le persone giuste per il prodotto stra-ordinario potremo ottenere una ampia diffusione del nostro prodotto.

il SEGRETO DEL BRANDING:

 

promuovere la marca con un prodotto o con un servizio

 che vale oro

Oppure

Migliorare un prodotto o un servizio  fino a quando diventa oro