Il cambiamento totale: coraggio, follia e …. errori

 

Oggi voglio scrivere un post di semplice riflessione, senza alcun valore accademico, non che i miei post precedenti avessero tale pretesa, però meglio sottolinearlo.

Da tempo avevo in mente e per il quale ho prima dovuto accumulare informazioni utili su alcune imprese e i loro trascorsi decennali.

Parliamo infatti di cambiamento. Non di semplice aggiustamenti di prodotto, con innovazioni insite nel prodotto o nel processo, ma proprio di totale cambiamento del prodotto stesso. Spesso mantengo in piedi la Mission, altre volte invece rivolgendosi a tutt’altro.

Si perché a Roma si dice che : ” quando non c’è trippa per gatti, .. non se magna”. A dire se la nostra offerta trova scarsa o nulla domanda o a fatica, forse è meglio cambiare rotta completamente e inseguire il vento migliore, come farebbe un velista (oggi sono in vena di metafore, sarà il tempo).

Iniziamo con un caso clamoroso .

1- NINTENDO

Azienda che penso tutti conoscono, almeno attraverso il personaggio suo più famoso, Supermario Bros (non so se i nostri  giovani lo conoscono, indagherò ). Ebbene la storia di questa splendida società inizia alla fine del 1800. Nacque per produrre carte da gioco e fino al 1951 lo avena come denominazione della società. Stampava carte anche per la Disney. Poi però si trasforma in Nintendo co. e  leggete cosa scrive su Wikipedia ( a proposito offrite due euro per  la sua sopravvivenza io l’ho fatto)

“Nel 1963 Hiroshi Yamauchi, terzo presidente di Nintendo e nipote di Fusajiro Yamauchi, modifica la ragione sociale dell’impresa trasformando la compagnia in Nintendo Co., Ltd..[9] Negli anni sessanta Yamauchi avvia una compagnia di taxi, una catena di love hotel, una emittente televisiva ed inizia a commercializzare vari oggetti, compresi elettrodomestici (tra cui un aspirapolvere, il Chiritorie[10]). Quasi tutti i tentativi falliscono.

Gli unici successi si riscontrano nel mondo dei giocattoli, con la produzione dell’Ultra Hand, dell’Ultra Machine, del Love Tester e, nel 1973, della serie di pistole laser Laser Clay Shooting System.

A questo punto collabora con la MiTSUBISHI per la realizzazione di una console, dopo che fece il distributore per anni, e ne realizza una propria nel 1977. Da lì ai nostri giorni con il grande successo di Donkey Monk del 1981. Il resto è attualità fino ai giorni nostri. Pensate dei 20 titoli più famosi di videogiochi, 17 sono Nintendo. Partendo dalle carte per far divertire fino al divertimento attuale, secondo me la Mission non cambiata, il prodotto invece si. Grandissimi direi.

2- TIFFANY & co.

Chi non ricorda lo splendido film ?? ove un gentilissimo commesso per pochi cent accetta di far incidere alcune iniziali su un anello senza valore? Classe pura e rara al banco di vendita direi. Ebbene, il favoloso negozio di gioielli irraggiungibile ai più  ha iniziato come …. cancelleria e bazar. Ma dopo pochi anni divenne il re dei diamanti, grazie all’acquisto dei diamanti del re di francia. E da lì cavalcò l’onda del successo e divenne quello che ancora oggi è : un sogno sbrilluccicante  delle donne di tutto il mondo. Iniziò e viro’ quasi subito verso il mercato nuovo quello dei diamanti innovativi.

3-  NOKIA

La celebre azienda di telefoni finlandese nella sua centenaria storia ne ha fatte di tutti i colori. Iniziò come segheria, poi costruirono una centrale elettrica che attrasse una azienda di gomma leader per la produzione di stivali. Si unirono e da lì provarono nuove strade, all’inizio tubi e altro per la russia, contro il blocco dell’epoca. Poi però un presidente tentò la strada dell’elettronica e dell’informatica, e per poco non saltò in aria per debiti. Infine a metà anni 70 mentre riempiva di pali la finlandia e la russia per collegamenti telefonici, investì piano piano nei primi cellulari, che alla fine degli anni 80 divenne il principale core business dell’azienda. Tutto a partire da una segheria con necessità di energia elettrica fino a mettere in contatto le persone con i telefoni. Tuttavia la Nokia non comprese i cambiamenti dei primi anni 2000, si fece sfuggire il mondo digitale dalla Apple, ed iniziò il suo lento declino. Non ebbe il coraggio o la bravura di rischiare e così  oggi è messa molto male, gli ultimi bilanci parlano chiaro. Anche se sembra che stiano reagendo, tuttavia a me pare che debbano farsi venire una idea forse per un ulteriore cambiamento per poter sopravvivere.

Insomma tre esempi clamorosi di lungimiranza e prove per tentativi e accettazione del rischio. Chissà invece quante aziende tentando di cambiare invece sono poi fallite o viceversa rimanendo ancorate alle proprie realtà sono fallite o ancora rimanendo ancorate hanno alla lunga hanno  avuto ragione.

Difficile trovare una regola o dare un consiglio, certo è che occorre massima attenzione ai segnali deboli, coraggio, visione e pronti a virare appena si percepisce un rivolo di vento che magari alla lunga diventa sostenuto per poterlo sfruttare. Ma…… se così non fosse …. pronti a strambare (cambiare totalmente direzione in gergo marinaro). Insomma alla base ci deve sempre essere apertura al nuovo e al rischio, magari all’inizio anche solo in termini semplici e frugali per tastare il terreno, poi una volta comprovato immergersi dentro con tutta forza, altrimenti ritirarsi e tentare da un’altra parte.

Io penso che occorre sempre cambiare e accettare  minimi rischi, tanti, per tastare le varie possibilità. Le aziende solo così possono sfruttare le possibilità di mercati nuovi. Tutto parte dalla capacità di accettare il rischio e l’errore insito nel rischio, senza errori non si vince mai, e sono sicuro che queste aziende di cui sopra di errori ne hanno commessi tanti, ma sono state capaci di trovare alla fine la strada giusta.

Il Marketing della coda lunga : traccia del mio intervento di sabato 7 dicembre

Sono stato invitato a parlare il prossimo sabato 7 dicembre in Ancona nell’ambito della conferenza inaugurale del Salone dell’eccellenza dall’artigianato artistico al design.

SABATO ORE  17  PRESSO LA MOLE VANVITELLIANA. 

Sotto la locandina, in fondo inserisco la brochure con tutto l’evento.

Provo a scrivere alcune riflessioni su questo mio blog di Marketing pandemico per schiarire le idee.

La coda lunga ormai è un aspetto assodato del presente mercato in molti settori e si pensa che lo sarà sempre più per il futuro. Chiariamo in poche parole cosa si intende per coda lunga dando merito a Chris  Anderson che nel suo articolo del 2004 su Wired Usa ha coniato e iniziato ad approfondire il concetto per poi meglio esplicitarlo nel suo libro del 2006.

L’assunto di base di Anderson è che oggi assistiamo a forze “democratizzanti” che tendono a far si che molti prodotti in molti settori possono essere prodotti e consegnati con spese assai inferiori che in passato. Questo permette a molti di cimentarsi a realizzare articoli che possono incontrare persone interessate e se sono sufficienti creano una nicchia del mercato totale. Con l’ultimo libro, infatti analizza come stiano nascendo milioni di MAKERS, di Facitori di prodotti di Nicchia, la quale   può essere sfruttata per realizzare un buon Business, ma non è detto. Non è automatico.

A fronte di tali forze occorre anche considerare che le persone oggi sono più informate, desiderano in molti ambiti a cui sono particolarmente legati prodotti personalizzati o con caratteristische uniche e meno di “massa”.  Il sottotitolo del libro infatti è:

Da un Mercato di Massa a una Massa di mercati.

La massa dei mercati sono appunto le Nicchie che si possono oggi creare o scoprire, fate voi, e in tal modo realizzare prodotti stra-ordinari  per le persone di  tali nicchie.

Anderson essendo di visione americana, e conoscendo il mercato afferma più e più volte che comunque il leader del mercato, quello che detiene la fetta maggiore del mercato rimante sempre leader, solo cala un pò la sua leadership a vantaggio appunto della coda lunga. Sempre meno persone si rivolgono alla massificante produzione e sempre più a quelle personalizzate. Ma badate bene, ognuno di noi lo farà nell’ambito dei settori ove maggiormente si sente coinvolto emotivamente.

NON IN TUTTI e NON PER TUTTI.

Ecco allora che a fronte di quanto detto, se la comprensione delle aperture di nicchia possono essere un enorme vantaggio per i produttori creativi e start-up innovativi, questi devono però per avere successo e sperare di aprire una Nicchia almeno un minimo di competenze di Marketing.

Anderson lo ripete molte volte nel libro, la nicchia deve essere REMUNERATIVA, ovvero il ricavo della vendita al netto dei costi deve essere tale per cui l’utile che se ne ricava permetta nuovi e migliori investimenti.. Tra i costi occorre considerare il tempo e la ricerca propri. ALtrimenti è solo un perdita di tempo e denaro, altrimenti aggiungo è un’opera d’arte non un prodotto da vendere.

Credo che l’aspetto di come impostare la vendita di un prodotto di nicchia, dalla mission alla strategia alla  implementazione delle tattiche specifiche tipo posizionamento del brand, prezzo, prodotto allargato, distribuzione e comunicazione aziendale  sono centrali anche per tutti coloro che intendono sfruttare la coda lunga.

Prendo esempio per meglio spiegare il fenomeno di come cavalcarlo dal settore Birra Artigianale.

Esistono i leader di mercato, tipo Peroni, Moretti, ecc. ecc. Le quali hanno mantenuto le loro altissime quote di mercato in virtù del prezzo, posizionamento, brand image che nel corso del tempo giustamente si sono guadagnati e meritatamente.

Tuttavia è sotto gli occhi di tutti l’esplosione delle innumerevoli birre artigianali che hanno invaso il mercato della birra. Offerte infinite direi, che hanno occupato e creato nicchie, pensiamo alla birra al tamarindo, allo zenzero, al caffè, bio, alcolica ecc. ecc.

Nel lontano 1996 Teo Musso fu il primo dall’altro della sua assoluta pazzia visionaria a realizzare la prima birra artigianale, che io sappia., e pensate un pò in paesino del cuneese regno assoluto del vino piemontese per eccellenza il BAROLO. Impiegò circa di 10 anni, dal 1986 al 1996 a pensare di realizzare qualche cosa di unico e stra-ordinario. Ovvero un Birra ad hoc per il suo locale innovativo e “strambo”, per tipi Strambi. Oggi ne produce oltre 30 la più famosa rimane la  ISAAC. Ha aperto da poco anche vari birrerie ultime a Milano e Dubai.

Ecco da  quel lontano 1996 altre centinaia di etichette di birra sono nate, ma non tutte trovano il loro sbocco sul mercato e hanno un profitto. Molte sono solo un dopolavoro divertente per i birrai. Molti dopo un pò chiudono, perchè comunque il MARKETING serve eccome a creare e mantenere il mercato. E il sig. Musso lo sa molto bene, sicuramente meglio dei prof. di Marketing.

In Italia il concetto della coda lunga sembra fatto apposta per essere sfruttato appieno. Siamo un popolo di gran lavoratori intraprendenti, con un sistema di valori per lo più sano, l’imprenditore che è in noi ce lo portiamo dietro dal medio-evo, non a caso il 90% dei distretti sono nati proprio là dove le botteghe artigiane avevano una storia.

Occorre solo saper innestare la cultura, la comprensione del Marketing ai Makers che siamo. Con una Vision, una Missione e una Strategia pensata per creare o scoprire una nicchia che sia in grado di remunerare con profitto la nostra impresa.

Forza Italia che ce la possiamo fare nonostante tutto e nonostante tutti.

Sotto la locandina dell’evento. Vi aspetto tutti.

Locandina del Salone