Girolomoni, lo scopritore del Bio. Grande antropologo d’impresa

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La settimana scorsa abbiamo deciso, io e la mia famiglia,  di andare a cena nella nostra  Pizzeria Preferita: leggi

Pizza Pandemica Mucca Viola al ristorante Il Gatto e la Volpe. Lo Straordinario si diffonde.

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VISTA Chiesa del monastero di Montebello.

Dato che dista oltre 130 Km dalla nostra casa di Lido di Fermo, pensavamo di pernottare in zona. Il nostro amico grande pizzaiolo Gianluca Passetti ci ha consigliato di pernottare a Montebello presso la Locanda Girolomoni.

La Locanda dispone di 18 camera presso un antico Monastero restaurato chiamato Monastero di Montebello. All’interno c’è una meravigliosa chiesa con una Croce in Legno imponente e molto suggestiva.

A 1 km si trova la vera e proprio Locanda di Girolomoni, avevano costruito una specie di ristorante con alcune stanze, con piscina annessa.

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Vista dall’ALTO della LOCANDA GIROLOMINI

Il buon Gianluca ci consigliava di mangiare lì il giorno dopo e che non me ne sarei pentito, dato che cucinava Andrea Marzoli, uno Chef che ha fatto la gavetta da Uliassi.

Inoltre egli ci ha accennato alla grandezza del sig. Gino Girolomoni, scomparso nel 2012, che fu l’iniziatore della agricoltura Bio in Italia e nel Mondo.

Incuriosito dalle sue parole,  ho subito prenotato una stanza e mi sono precipitato a documentarmi sul Personaggio e sul mondo Bio. Devo ammettere la mia ignoranza in materia, non essendo minimamente attratto da queste tematiche ambientali.

Consiglio di leggere la Biografia di Gino Girolomoni:

 Biografia dal sito Ufficiale della cooperativa Girolomoni

Un uomo Stra-ordinario, profondamente religioso e che ha voluto fortemente fare qualche cosa per mettere in pratica i precetti religiosi CRISTIANI.

Si è messo al Servizio di tutti pensando di realizzare una impresa che potesse aiutare le persone a vivere meglio attraverso il cibo. Il seguente motto riassume perfettamente il suo sogno imprenditoriale:

“Per noi mangiare non è soltanto trasformare e cuocere il cibo

– diceva Gino Girolomoni -,

è molto di più.

E’ anche amicizia, fraternità, bellezza, spiritualità, compagnia”.

Grazie alle sue intuizioni  che risalgono a  40 anni fa, è esplosa la “moda” del BIO in Italia. Oggi  55 mila imprese si dedicano al biologico, i ritmi di vendita del prodotto BIO nei negozi sono impressionanti. Gino è osannato più all’estero che in Italia, mi hanno detto a Montebello.

Egli è l’inventore del Brand Alce Nero che nel 2002 dovette vendere, o svendere dicono alcuni, a coloro che oggi ne hanno fatto un business profittevole. Ma ha salvato la Cooperativa che oggi si chiama con il suo nome: Cooperativa Gino Girolomoni, per approfondimenti clicca qui

Tirando le somme Gino Girolomoni fu un grandissimo Antropologo d’Impresa, come pochi abbiamo avuto in Italia negli ultimi anni.

img_lastminute_259256Il giorno dopo a pranzo abbiamo gustato un pranzo eccellente e creativo, se ci andate vi consiglio gli spaghettoni aglio olio e peperoncino  alla maniera di Andrea  che sono na roba
STRA-ORDINARIA.

Dopo pranzo abbiamo avuto il piacere di conoscere meglio il mondo Girolimoni, grazie ad Andrea, LO chEF, marito della figlia di Gino. Abbiamo poi avuto modo di parlare con Giovanni il figlio che amministra la Cooperativa Girolomoni con risultati STRABILIANTI.

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Giovanni Girolomoni, Ceo della Cooperativa Gino Girolomoni

In Sintesi: 12 milioni di Fatturato, di cui l’85% realizzato all’estero. Leader del Bio in molte realtà europee, in particolare in Germania, vendono con profitto perfino in  Giappone. Le imprese associate alla cooperative sono Oltre 130 aziende.

Insomma una realtà imprenditoriale INCREDIBILE E STRAORDINARIA che ha saputo  capire i desideri delle persone ed offrire loro il meglio della produzione agricola.

Lo Chef Andrea ci ha sinceramente detto che non tutti i prodotti, pur essendo Bio, sono eccellenti. Allo stesso tempo non molti sono veramente in grado di valutare la bontà di un prodotto in termini qualitativi.

leggi qua: Quando la “qualità” di un prodotto supera la capacità di comprensione del mercato: serve un antropologo d’impresa.

Anche se le imprese seguono i  disciplinari BIO, questo non significa che  prodotti siano eccellenti. Tuttavia la Pasta della Cooperativa Girolomoni  è in assoluto uno dei prodotti eccellenti, che non ha nulla da invidiare a celeberrime marche nazionali. Pasta da Gourmet. leggi qui

Giovanni Girolomoni ci ha detto che in azienda lavorano circa 40 persone, che alcuni sono impiegati nell’ambito grafico e marketing.

girolomoni_logoIl logo scelto a me personalmente non dispiace, richiama la forma del monastero.

Anche la frase “OLTRE IL BIOLOGICO” mi sembra azzeccata così come il colore.

Da Antropologo d’impresa mi sento un tantino in imbarazzo ad offrire i miei consigli a questa realtà impressionante che sta volando sul mercato.

Eppure voglio provarci a dire la mia, nel mio piccolo, senza alcuna presunzione ma solo per restituire qualcosa di quanto abbiamo ricevuto in questa splendida visita.

COSA SUGGERIRE PER MIGLIORARE IL

BUSINESS DESIGN DELLA COOPERATIVA GIROLIMONI?

La Strategia di impresa mi sembra tutto sommato OTTIMA

  • Vision e Mission molto ma molto chiari e delineati. CLICCA QUI
  • Prodotto STRA-ORDINARIO acclamato dal successo internazionale. 
  • Comunicazione Pandemico ottima clicca qui

L’aspetto che mi sento di Suggerire è quello  di concentrarsi sulle

tattiche DI MARKETING PANDEmico  

che dovrebbero “scaricare” a terra tutto il potenziale.

  1.  Valorizzazione Massima del  BRAND PANDEMICO  GIROLoMONI.  Approntare tutte le azioni necessarie per dare valore al brand.
  2. Comunicazione Social da sfruttare in modo massimo anche per dare voce in modo “innovativo” al mondo Bio. Questo secondo me l’aspetto centrale e non ancora sfruttato al massimo. So che pubblicano un giornale trimestrale, molto apprezzato, forse sarebbe il caso di pensare di creare un canale digitale. Un Blog, oltre la solita Pagina Facebook. clicca Locanda Girolomoni . Il content Marketing in questa situazione sarebbe eccellente e immagino anche traducibile in tutto il mondo. 
  3. Packaging da perfezionare. Secondo me manca una packaging accattivante e innovativo, troppo simile ai competitor e soprattutto ai prodotti “scarsi”. LEGGI: Il Fattore Presa ti aiuta ad “acchiappare” le persone giuste per diffondere il tuo prodotto
  4. Canali distributivi: leggi : canali distributivi primi diffusori di prodotti pandemici: selezionali,seguili e forma il guardiano del canaleLa scelta della impresa è stata quella di evitare la GDO e concentrarsi in canali specializzati BIO. Secondo me ottima scelta. Tuttavia manca un coordinamento di esclusività di questa diffusione, rischiando di “svalutare” il prodotto. Sarebbe meglio SELEZIONARE i canali e magari attivare corsi di formazione per meglio far vender il prodotto. Azzardo anche l’IPOTESI di poter aprire Negozi Bandiera magari nelle principali CITTa’ Italiane ed internazionali.
  5. Prezzi. Secondo me i prezzi dei prodotti BIO sono troppo contenuti. Il sig. Giovanni mi ha detto che anche per una vendita equa e che arrivi a tutti. Personalmente ho molte rimostranze. Al limite si potrebbero trovare soluzioni di Prezzi-Promozioni specifiche magri differenziando il prodotto. Ma svendere il prodotto, sapendo l’enorme sforzo che c’è dietro a mio modo di vedere è una vera e propria perdita di credibilità. Prezzo e Valore non sono la stessa cosa, tuttavia la percezione umana tende ad associarli.
  6. Perché non lanciare il BIO CHIC? un prodotto BIO ma con CHIC, senza la patina troppo trasandata? Io penso che ci sia il desiderio di acquistare un Prodotto BIO e che sia di VALORE. Tipo il Cachemire del Cibo??? Potrebbe essere una idea per penetrare un mercato di sicura rimunerazione.

 

In conclusione grazie a GINO GIROLOMONI e ai suoi splendidi figli che continuano il suo sogno e che sono il VANTO delLA Nostra Denigrata Nazione.

La nostra più viva AMMIRAZIONE. Grazie

 

 

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La Storia contagiosa contiene tutti i contagi 6/6

 

Un ultimo post dedicato alle 6 STTEPS del prof. Becker.

S.T.T.E.P.S.

Acronimo con iniziali in inglese dei seguenti strumenti contagioso :

  1. valuta SOCIALE
  2. STIMOLI
  3. REAZIONI EMOTIVE
  4. VISIBILITà PUBBLICA
  5. VALORE PRATICO
  6. STORIE

Lo scopo è  contagiare le persone con il nostro prodotto e le nostre Idee.

Ribadiamo sempre che la spinta principale  è data sempre dal prodotto stesso che NON DEVE ESSERE BANALE, spinta che può essere iniziale o durante il contagio. Un Prodotto Banale prima o poi agisce come anti-virus e blocca il processo di acquisizione da parte delle persone ed il mercato si chiude improvvisamente.

Cerchiamo ora di capire l’ultimo  strumento contagioso:  LA STORIA CHE  NARRA DEL PRODOTTO E DELLE ESPERIENZE.

Tuttavia per raccontare una STORIA occorre molto mestiere e anche molta attenzione alle persone. Base di tutto è sempre la continua ricerca dei desideri delle persone e la capacità di incanarle verso il contagio del nostro prodotto.

Inoltre la storia comprende al suo interno i primi 5 strumenti. Contiene la valuta sociale, sollecita lo stimolo, scontato che esalti la visibilità pubblica ed infine esalta il valore pratico rendendolo ancor di più funzionale.

Ecco dunque la massima importanza del riuscire a legare il nostro prodotto a una storia o meglio ancora ad una esperienza ultra positiva e stra-ordinaria.

Facciamo un esempio:

Se abbiamo problemi con un prodotto e il servizio clienti ci tratta in modo eccezionale, noi raccontiamo l’accaduto e lo abbelliamo di  tutto punto per far condividere le nostre emozioni con gli altri, sia prima  sia dopo l’intervento del servizio clienti. Ecco la Storia serve come un contenitore o meglio come un VEICOLO che trasporta la nostra MUCCA VIOLA.

Chi ascolta, se ascolta, potrebbe essere incuriosito e tentato di compiere una azione di adottare il prodotto o di rifiutarlo o solo di acquisire il nome e riconoscerlo come Brand. In ogni modo la Storia ascoltata svolge un importante veicolo per il nostro Prodotto Stra-ordinario o servizio.

Occorre sempre riuscire a coinvolgere le persone e veicolare il nostro prodotto con una storia. La quale dovrebbe a sua volta essere inserita nella Mission Pandemica, leggi post precedente, in modo che tutti coloro che lavorano nella impresa siano coinvolti nella storia.

Parliamo di una difficoltà enorme che deve essere affrontata passo dopo passo. Occorrono anche persone in grado di saper raccontare, e allora mi chiedo perché le imprese non sfruttano quei giovani appassionati di arte, cultura e letteratura che possano dare una anima al nostro prodotto e alla nostra impresa.

Dovrebbero essere in grado con la loro arte di rendere il prodotto facilmente identificabile attraverso le storie che lo trasportano.

Ovvio che parlo in modo idealistico, immagino la reazione degli imprenditori di fronte a stupidate come queste, tuttavia pensatici bene, dietro ad ogni brand di successo, che sia globale o locale c’è sempre una storia che emerge e ci colpisce e ci coinvolge.

Quando giro per acquistare prodotti eccellenti nelle varie campagne mi vengono raccontate le loro storie e vi assicuro sono assai “banali”  e coinvolgenti però. Ecco il prodotto che acquisto si lega a quella storia. Poi lo faccio assaggiare ai miei amici e ci lego quanto mi è stato raccontato oppure l’esperienza vissuta.  Fa sempre figo. no?

Insomma date spazio alla creatività e legate una storia al prodotto straordinario. Non ve ne pentirete.

 

“nudge”:il pungolo gentile per le decisioni

pungolare gentilmente le persone a scegliere in modo ottimale

  • Gli studi di economia comportamentale negli ultimi anni si sono soffermati su come e perché prendiamo determinate decisioni e se queste possono essere considerate razionali o irrazionali. Insomma se nelle nostra libertà di scelta, ammesso che ci sia, Riusciamo ad adottare le migliori scelte possibili.
    I risultati di tali studi mettono in evidenza come siamo molto “umani” ed in quanto tali prendiamo decisioni che spesso contrastano con le motivazioni razionali tanto care alle teorie economiche.
    Insomma sembra che siamo molto meno razionali di quanto potessimo pensare e che le decisioni che prendiamo sono spesso dettate da situazioni, momenti o semplicemente da come si pone la questione o da chi la pone, dai colori, dell’umore del momento ecc. ecc. Siamo perciò influenzati da tutta una serie di condizionamenti che ci sollecitano determinate scelte o ci impediscono di prendere le giuste decisioni per noi.
    Si è scoperto che questo accade perché in noi convivono due sistemi distinti che agiscono in modo complementare o in modo alternato, dei due il primo predomina nelle scelte il secondo si usa con molta fatica.

Il Sistema 1

 è incontrollato , spontaneo, associativo, veloce nel prendere le decisioni e inconsapevolmente intuitivo, sempre attivo senza sforzo da parte nostra.

Il Sistema 2

è riflessivo, controllato, meditato, deduttivo, lento, anzi molto lento, consapevole e ligio alle regole e soprattutto pigro e lo si attiva con un enorme sforzo.

Il problema quindi è che facciamo molto fatica a ragionare e a calcolare utilizzando i ragionamenti del sistema 2 mentre attiviamo di continuo per prendere le decisioni il sistema intuivo 1. Ovvia deduzione, le scelte non possono essere considerate sempre razionali, i due sistemi spesso non si completano, di conseguenza tra i due sistemi si frappongono vari ostacoli e distorsioni, ecco alcune di queste non esaustive:

  •  paura alle perdite e predilezione allo status quo.   Entrambi producono inerzia cambiamenti, infatti la paura di perdere ciò che si ha o si conosce produce l’effetto resistenza al cambiamento e alla novità . La paura di perdere ciò che abbiamo frena sempre a cercare nuove strade.
  •  regole pratiche di vita usuali e comprovate. Studiate in particolare da Kanhemann, premio Nobel per l’economia. Tali regoli sono innate in noi e ci aiutano a rispondere in modo pratico e veloce ai problemi che dobbiamo affrontare. Non sempre tali regole offrono soluzioni ottimali, in questo caso il sistema 1 come se andasse in automatico pertanto il rischio è che si sottovaluti i pericoli data la ripetitivita o al l’opposto si enfatizzano i problemi. Il sistema 2 non si attiva mai con le abitudini acquisite. A meno che…..
  •  eccesso di fiducia. è la distorsione che permette di affrontare il rischio anche contro ogni probabilità. Il sistema 1 si illude facilmente e mostra una fiducia sproposita verso ciò che conosce e vede. Difficile che in uno stato di massima fiducia si pensi a riflettere sulle decisioni, magari leggendo attentamente i dati e la statistica.
  • formulazione. molti studi certificano che il modo di formulare le domande influenza la decisione. Pertanto a seconda di cosa vogliamo sollecitare dobbiamo ideare una formulazione idonea. Se la decisione deve essere ragionata occorre formulare una domanda in modo da attivare il sistema 2. A seconda di come formuliamo le domande otteniamo risposte diverse.

Quindi a causa delle distorsioni tra i due sistemi e dato che attivare il sistema 2 costa molta fatica, si adotta la decisi.dettato dalle impulsività del sistema 1. Ecco perché capita spessissimo che le nostre decisioni risultano del tutto irrazionali, frutto delle emotività del momento ed influenzate da chi le pone o da come vengono poste.
Per supportare le persone a prendere le decisioni migliori per loro, il prof. Thaler nel suo libro “la spinta gentile” ritiene che si debbano ideare dei pungoli, detti nudge in inglese, come dei meccanismi o condizioni o metodi che possano offrire la possibilità di prendere le giuste decisioni in modo gentile e far si che il sistema1 supporti e aiuti il sistema 2 a intervenire specie nelle decisioni complesse.
Questi pungoli devono agire come complici della volontà e non devono mai essere o apparire come coercitivi, quello che il prof. Thaler definisce paternalismo libertario. Una Libertà di scelta dettata da una linea paterna che tenta di prendere giuste decisioni sapendo come funziona il sistema 1 e il sistema 2.
Un pungolo dovrebbe attivarsi come se fosse una spinta gentile allo scopo di guidarci alla giusta decisione. Una gentilezza che sa stimolare senza fare molta fatica a prendere la migliore decisione.
Pertanto secondo il prof. Thaler PROPONE

la regola aurea del nudge 

creare pungoli con massima probabilità di essere efficaci

e

la minima probabilità di essere dannosi.

Per fare un semplice esempio di pungolo che stimola decisioni possiamo indicare le scelte fatte con le “opzioni di default”, ovvero gli automatismi che scattano se non si interviene a interromperle, tipici sono i rinnovi automatici ad abbonamenti a riviste. In pratica se non si interviene per interrompere l’automatismo dell’abbonamento questo si rinnova senza che noi prendiamo alcuna decisione. Il pungolo in questo caso è stato accettato da noi al momento della sottoscrizione, può essere positivo se ci viene detto e ricordato in modo esplicito e chiaro e si offre facilmente la possibilità di interromperlo. Meno positivo se non ci viene detto o ricordato a tempo debito e lo scopriamo ogni qual volta ci ri-abboniamo leggendo il resoconto mensile della nostra carta di credito.
In conclusione possiamo dire che tutti noi siamo persone pungolabili e possiamo essere influenzati ed aiutati a prendere la migliore decisione in modo gentile con un uso sapiente dei pungoli. Ecco perché occorre farsi architetti delle scelte che sarà il tema del prossimo post.

I pungoli pandemici per stimolare l’imprenditorialità.

 

 

In questi giorni di fermento “leopoldiano” (i cui commenti personali lascio al mio blog di sfogo) provo anche io da studioso di marketing ed anche appassionato di soluzioni creative, a  formulare delle possibili linee di azioni per tentare di scatenare una pandemia positiva nel nostro paese che aiuti ad aumentare il lavoro attraverso una maggiore ed ampia imprenditorialità.

Mi baserò sui recenti sviluppi che sono stati studiati dai premi Nobel  dell’economia  comportamentale:Kanhemann e Vernon Smith. Ed altri professoroni come  Thaler e Sunstein, Tversky.

Il prof. Thaler in particolare ha elaborato un concetto a me molto caro, che si chiama  “paternalismo libertario”.  Partendo dal fatto che gli UMANI sono tali perché fanno scelte non sempre razionali e calcolate, egli invita a praticare politiche  che realizzino ambienti stimolanti in modo  indurre le persone a perseguire le migliori scelte per se e gli altri. Non usando metodo costrittivi, di tipo idealistico, ma facendo si che le persone stesse vengano stimolate a prendere la decisione giusta.  (cfr. mio post precedente: il comportamento e il priming).

Dato come siamo fatti, occorre che coloro che devono prendere delle decisioni sul futuro si facciano  architetti delle scelte delle persone  in modo che i comportamenti attuino soluzioni ottimali, senza che prevalgano stati emotivi o impulsivi o di paura che generano solo inerzia e staticità. Insomma bisogna sconfiggere le paure che sono i principali ostacoli al cambiamento.

Data questa breve premessa andiamo al pratico e cerchiamo di applicare le teorie dell’economia comportamentale al caso Italia ed alla carenza, specie in rapporto al passato di imprenditori ed investitori. Un dato su tutti è eclatante:  i depositi bancari degli italiani sono enormemente cresciuti. In pratica non investiamo  ma risparmiamo.

E fin qui, nulla di strano, l’Italia insieme al Giappone ha sempre avuto ampia disponibilità dei depositi. Ora però ci si accorge che tale enorme fonte  di denaro blocca gli investimenti, tanto più che le banche, altra nota dolente italica data la pochezza professionale di chi le dirige, non riescono e visti i loro problemi non vogliono  convogliare i soldi verso le imprese poiché le ritengono troppo rischiose.

Insomma il problema è:

Come fare per invogliare le persone a investire i propri soldi, anziché risparmiare e soprattutto come stimolare l’imprenditorialità. 

Problema Assai difficile da risolvere. i Punti dati sono:

  •  La ricchezza è praticamente in mano alle persone anziane, over 60. mentre  i giovani dai 20 ai 50 anni sono praticamente senza una lira, noi che siamo libertari ogni forma coercitiva, detta re-distribuzione della ricchezza, non appare corretta praticarla, anche se a favore di chi vuole fare impresa.
  •  Dato che il sistema burocratico, è inefficiente, e scoraggia ogni volontà imprenditoriale, qui c’è ben poco da sperare.
  • Dato che la tassazione risulta impossibile da sostenere, soprattutto dopo i primi anni di attività, ovvero finiti i tempi delle agevolazioni concesse.
  • I costi e i regolamenti burocratici per le assunzioni sono migliorati, ma sempre problematici per l’imprenditore.
  • Infine, la figura stessa dell’imprenditore nell’immaginario collettivo non è vista benissimo, ancora molta parte della popolazione la considera con il termine dispregiativo di Padrone, insomma anni e anni di mala considerazione hanno fruttato un bassa considerazione.
  • Infine data la crisi il freno principale risulta essere la paura che impedisce il cambiamento.

Insomma dato tutto questo,

COSA POSSIAMO SUGGERIRE PER PUNGOLARE LE PERSONE A FARE IMPRESA?

Provo a sparare qualche grossa …. BALLA  a salve o  stupidata giusto per vedere se magari stimolo commenti o creativi migliori di me.

OCCORRE SCONFIGGERE LA PAURA

o

LE PAURE  CHE ATTANAGLIANO CHI VUOLE FARE IMPRESA. 

Immaginiamo 3 scenari:

  1. Lavoratori dipendenti che desiderano mettersi in proprio, tuttavia pensano e  dicono che ora non sia il momento, e si domandano: e se poi andasse male? con un famiglia come si fa?
  2. Lavoratori disoccupati o part-time. Questi la paura la vivono tutti i giorni, e magari preferiscono il poco che possiedono al nulla. E poi se anche volessero chi li finanzierebbe? e se va male poi che fanno?
  3. Lavoratori pensionati, chi me lo fa fare? Meglio soldi in banca o posta, che tentare avventura, non si sa mai, il domani non ci appartiene perché rischiare?

Questi 3 scenari sono emblematici direi di come le paure tengono immobili molte persone che potrebbero  con un minimo di coraggio realizzare una piccola impresa.

Proviamo a formulare qualche proposta comportamentale:

  1. ANNI SABBATICI IMPRENDITORIALI

 Si potrebbe offrire un tempo di alcuni anni, diciamo 4, per tentare di fare impresa.  In pratica se l’impresa messa in piedi non decolla si ha la possibilità di avere un piano B di rientro ovvero ottenere di nuovo il proprio posto di lavoro.  Colui che ha fallito viene riassunto e , DEVE lavorare per altri 3-4 anni e poi   se lo desidera può RI-TENTARE l’impresa. Una sorta di anni SABBATICI IMPRENDITORIALI.

2. SALARIO IMPRESA

  Per coloro che non sono occupati o lavoratori part-time il problema secondo è ben più serio. Occorre perlomeno garantire loro un minimo di sussistenza finanziaria, e magari anche corsi specifici di MARKETING, non pubblicità, parlo di MARKETING ovvero come si apre un mercato. Non però con i prof. universitari, per favore, ma con gente in grado di stimolare la loro creatività. Necessario una base di stipendio fisso, che ne so sui 500 euro mese più 500 contributi, per la loro tranquillità per i 4 anni che fanno impresa.  Se impresa va bene fine del salario, se va male, almeno per 5 anni hanno 1000 euro lordi ma hanno provato  a fare impresa.

3 MENO TASSE Più IMPRESA:

I pensionati sono ricchi di loro, minimo con pensione e casa, pertanto la loro paura è legata ai figli ed ai nipoti ai quali magari desiderano offrire un futuro migliore. Allora penserei a forme di finanziamento di impresa da padre e figlio o nipote MOLTO agevolate esentasse. In pratica se il nonno da al nipote una ipoteca, o soldi liquidi gli stessi possono essere considerati esentasse per almeno 5 anni. Si può pensare che tali tassi vadano anche a estranei, purché si finanzi IMPRESE con capitale di rischio.

Insomma tre piccoli incentivi per stimolare l’imprenditorialità. Banali stupide, ma solo un mio personale contributo.

Personalmente io sono nella situazione 1, e se avessi una garanzia simile, state pur certi che una impresa entro il 2015…..

Ma avendo famiglia e…. debiti, difficile trovare coraggio.