Suggerimenti di marketing pandemico per commerciare un prodotto stra-ordinario.

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spacerUn mio amico ha aperto un innovativo locale per la vendita e la degustazione della birra.

Idea valida secondo me, visto il momento di massima popolarità delle birre artigianali a seguito della legge della Coda lunga di Andersonn.

Tuttavia si sa che una start-up, in questo caso di tipo commerciale ha pochissime possibilità di sopravvivere, è veramente difficile. Onore massimo al coraggio del mio amico imprenditore.

Volevo oggi ordinare e regalare un bellissimo libro che poteva essergli utile ma ho scoperto che è fuori catalogo.

il libro che  consiglio per chi intraprende è: “l’ARTE DI CHI PARTE (bene).” di Guy kawasky.

In attesa di trovare altro regalo, voglio dedicar a lui e a tutti quelli come lui che coraggiosamente si buttano in un progetto imprenditoriale questo post, con dei piccoli suggermenti magari utili allo scopo.

Seguo il consiglio di SOLONE: “nel dare consigli cerca di aiutare non di compiacere”. 

Allora premesso che siamo di fronte ad un bellissimo locale già realizzato, saltiamo le fasi pre-realizzative, in quanto si presume che siano già state affrontate.

Ora il problema è verificare se ciò che pensavamo si sia realizzato. Ovvero se messo in piedi il bellissimo locale questi risulta essere piano piano remunerativo o perlomeno si intravede il modo di attrarre i clienti e fare profitto.

Sono sicuro che molti come il mio amico, non abbiamo riflettuto a fondo prima della partenza e messo per iscritto quale tipo di mission o di obiettivi da raggiungere. Ma tant’è siete partiti ora occorre aprire un mercato.

In pratica diamo per scontato che l’idea messa in piedi sia una prodotto straordinario , una mucca viola e cerchiamo piccole idee per aumentare la vendita della birra stra-ordinaria.

(Se non fosse stra-ordinaria   ci sarebbe  ben poco da fare e occorre ricominciare con un’altra idea).

La DOMANDa FONDAMENTALE:

  • Chi sono i nostri possibili clienti
  • dove li troviamo?
  • Una volta trovati come li invitiamo a farci visita ed infine ad acquistare e tornare?

In termini di management è il problema principale di POSIZIONAMENTO. Occorre capire bene dove COLPIRE  le persone giuste per poter diffondere il virus del nostro prodotto stra-ordinario.

La COSA è DIFFICILISSIMA. Molto più facile capire HEGEL.

Il locale del mio amico sconta una pecca, si trova in un posto non molto frequentato in una via semi-chiusa di un paesino. Vantaggio che il locale è suo e risparmia sull’affitto, tuttavia ora il problema è fare in modo che le persone giuste vadano a trovarlo.

PICCOLI SUGGERIMENTI: 

  • – La nicchia da colpire è quella dei cultori della Birra, ed aggiungo io, dei patiti del cibo che si abbina  alla birra. Allora penso sia importante realizzare dei vernissage, tipo after-hours dato che il locale si presta perfettamente, e invogliare  a far venire gente giuste a degustare birra e cibo, magari a prezzi calmierati ma con cibo superlativo e non Banale insieme a birre particolari.  Occorre scatenare il Buzz, ovvero il Passaparola, in ogni modo e idea ci venga in mente. (leggi i miei post sul buzz marketing)

Si potrebbe ideare serate a tema oppure in collaborazione con i produttori di birre, che potrebbero essere interessate a incontrare i clienti giusti.

Si potrebbe unire anche qualche noto personaggio, magari sempre di nicchia. Dato che si dispone di un po di spazio esterno, un barbecue all’americana non guasterebbe.

(Mi raccomando però ZERO FAMILIARI al seguito per far numero).

  • –  Collaborazioni con i locali di tendenza dove poter scovar gli amanti della birra, magari ideando un menu birra per degustare le pietanze del locale, il quale per incentivare la collaborazione paga  a consumo le birre che immagazzina. Occorre naturalmente selezionare i locali giusti dove poter farsi conoscere. (ad es. a campiglione c’è un locale adatto, ma accetterà). Se la formula funziona ampliarla ovunque PERSONALIZZANDO IL MENù BIRRA per locali.  I
  • – Idem come sopra magari anche per i BAR, una birra Post Lavoro?
  • – Valorizzare il BRAND: affidarsi a professionisti che sappiano valorizzare il brand in termini di immagine ed inoltre non sarebbe male ideare una birra con il logo del locale, oppure far realizzare etichette da apporre sulle bottiglie con impresso il logo della rivendita, in modo che si sappia esattamente dove e a chi rivolgersi. Sopra ogni bottiglia una etichetta adesiva con il logo del brand.
  • – Lavorare e molto sul social media marketing per divulgare le varie iniziative. (se possibile ingaggiare professionisti, altrimenti far da soli va altrettanto bene, purché ci sia costanza nell’ampliare la platea social.
  • –  Realizzare una specie di Accademia della Birra, tipo i BIRRAFONDAI, ove poter incontrare i cultori  delle birra e magari chi la produce, con tessera e tanto di lezioni e perché no, di esami finali per essere iscritto, magari lezioni anche in streaming per divulgare in tutta italia. Organizzare anche gite presso i produttori di birra.
  • Un tentativo di guerrilla Marketing? Perché non pensarci? per approfondimenti rimando ai miei post scritti appositamente. (un minimo di ricerca non guasta).

Sono tutte piccole idee che mi vengono al momento. Non so se alcune di esse possano funzionare o meno, di certo vanno messe alla prova e verificate passo dopo passo. Occorre tempo e idee e pazienza per far decollare una impresa. Coraggio da parte mia molta preghiera e molto aiuto per quanto posso.

Auguri.

Il cambiamento totale: coraggio, follia e …. errori

 

Oggi voglio scrivere un post di semplice riflessione, senza alcun valore accademico, non che i miei post precedenti avessero tale pretesa, però meglio sottolinearlo.

Da tempo avevo in mente e per il quale ho prima dovuto accumulare informazioni utili su alcune imprese e i loro trascorsi decennali.

Parliamo infatti di cambiamento. Non di semplice aggiustamenti di prodotto, con innovazioni insite nel prodotto o nel processo, ma proprio di totale cambiamento del prodotto stesso. Spesso mantengo in piedi la Mission, altre volte invece rivolgendosi a tutt’altro.

Si perché a Roma si dice che : ” quando non c’è trippa per gatti, .. non se magna”. A dire se la nostra offerta trova scarsa o nulla domanda o a fatica, forse è meglio cambiare rotta completamente e inseguire il vento migliore, come farebbe un velista (oggi sono in vena di metafore, sarà il tempo).

Iniziamo con un caso clamoroso .

1- NINTENDO

Azienda che penso tutti conoscono, almeno attraverso il personaggio suo più famoso, Supermario Bros (non so se i nostri  giovani lo conoscono, indagherò ). Ebbene la storia di questa splendida società inizia alla fine del 1800. Nacque per produrre carte da gioco e fino al 1951 lo avena come denominazione della società. Stampava carte anche per la Disney. Poi però si trasforma in Nintendo co. e  leggete cosa scrive su Wikipedia ( a proposito offrite due euro per  la sua sopravvivenza io l’ho fatto)

“Nel 1963 Hiroshi Yamauchi, terzo presidente di Nintendo e nipote di Fusajiro Yamauchi, modifica la ragione sociale dell’impresa trasformando la compagnia in Nintendo Co., Ltd..[9] Negli anni sessanta Yamauchi avvia una compagnia di taxi, una catena di love hotel, una emittente televisiva ed inizia a commercializzare vari oggetti, compresi elettrodomestici (tra cui un aspirapolvere, il Chiritorie[10]). Quasi tutti i tentativi falliscono.

Gli unici successi si riscontrano nel mondo dei giocattoli, con la produzione dell’Ultra Hand, dell’Ultra Machine, del Love Tester e, nel 1973, della serie di pistole laser Laser Clay Shooting System.

A questo punto collabora con la MiTSUBISHI per la realizzazione di una console, dopo che fece il distributore per anni, e ne realizza una propria nel 1977. Da lì ai nostri giorni con il grande successo di Donkey Monk del 1981. Il resto è attualità fino ai giorni nostri. Pensate dei 20 titoli più famosi di videogiochi, 17 sono Nintendo. Partendo dalle carte per far divertire fino al divertimento attuale, secondo me la Mission non cambiata, il prodotto invece si. Grandissimi direi.

2- TIFFANY & co.

Chi non ricorda lo splendido film ?? ove un gentilissimo commesso per pochi cent accetta di far incidere alcune iniziali su un anello senza valore? Classe pura e rara al banco di vendita direi. Ebbene, il favoloso negozio di gioielli irraggiungibile ai più  ha iniziato come …. cancelleria e bazar. Ma dopo pochi anni divenne il re dei diamanti, grazie all’acquisto dei diamanti del re di francia. E da lì cavalcò l’onda del successo e divenne quello che ancora oggi è : un sogno sbrilluccicante  delle donne di tutto il mondo. Iniziò e viro’ quasi subito verso il mercato nuovo quello dei diamanti innovativi.

3-  NOKIA

La celebre azienda di telefoni finlandese nella sua centenaria storia ne ha fatte di tutti i colori. Iniziò come segheria, poi costruirono una centrale elettrica che attrasse una azienda di gomma leader per la produzione di stivali. Si unirono e da lì provarono nuove strade, all’inizio tubi e altro per la russia, contro il blocco dell’epoca. Poi però un presidente tentò la strada dell’elettronica e dell’informatica, e per poco non saltò in aria per debiti. Infine a metà anni 70 mentre riempiva di pali la finlandia e la russia per collegamenti telefonici, investì piano piano nei primi cellulari, che alla fine degli anni 80 divenne il principale core business dell’azienda. Tutto a partire da una segheria con necessità di energia elettrica fino a mettere in contatto le persone con i telefoni. Tuttavia la Nokia non comprese i cambiamenti dei primi anni 2000, si fece sfuggire il mondo digitale dalla Apple, ed iniziò il suo lento declino. Non ebbe il coraggio o la bravura di rischiare e così  oggi è messa molto male, gli ultimi bilanci parlano chiaro. Anche se sembra che stiano reagendo, tuttavia a me pare che debbano farsi venire una idea forse per un ulteriore cambiamento per poter sopravvivere.

Insomma tre esempi clamorosi di lungimiranza e prove per tentativi e accettazione del rischio. Chissà invece quante aziende tentando di cambiare invece sono poi fallite o viceversa rimanendo ancorate alle proprie realtà sono fallite o ancora rimanendo ancorate hanno alla lunga hanno  avuto ragione.

Difficile trovare una regola o dare un consiglio, certo è che occorre massima attenzione ai segnali deboli, coraggio, visione e pronti a virare appena si percepisce un rivolo di vento che magari alla lunga diventa sostenuto per poterlo sfruttare. Ma…… se così non fosse …. pronti a strambare (cambiare totalmente direzione in gergo marinaro). Insomma alla base ci deve sempre essere apertura al nuovo e al rischio, magari all’inizio anche solo in termini semplici e frugali per tastare il terreno, poi una volta comprovato immergersi dentro con tutta forza, altrimenti ritirarsi e tentare da un’altra parte.

Io penso che occorre sempre cambiare e accettare  minimi rischi, tanti, per tastare le varie possibilità. Le aziende solo così possono sfruttare le possibilità di mercati nuovi. Tutto parte dalla capacità di accettare il rischio e l’errore insito nel rischio, senza errori non si vince mai, e sono sicuro che queste aziende di cui sopra di errori ne hanno commessi tanti, ma sono state capaci di trovare alla fine la strada giusta.