Omaggio a Michele Ferrero: un esempio di imprenditore da Marketing Pandemico

BUON  ANNO a tutti  CON l’ AUGURIO che possa essere un anno PIENO  di ispirazione per i tanti talenti imprenditoriali. L’Italia ne ha tanto ma tanto bisogno.

Proprio per questo  augurio desidero iniziare l’Anno esaltando un Grandissimo Imprenditore Cristiano Italiano scomparso nel corso del 2015  che tutti Noi conosciamo attraverso i suoi dolcissimi prodotti.

MICHELE FERRERO, fondatore e  proprietario della omonima azienda sviluppatasi a partire dalla  invenzione dellafamosissima e gustosissima crema: NUTELLA. (leggete  il mio  post dedicato all’anniversario Una dolce crema Pandemica.)

Il mio amico  Federico C. Gasparini, (qui il suo blog) cofondatore del  TEAM di  ITALIAN BUSINESS DESIGN  e  con il quale ho scritto il libro per chiarire quali sono i passi necessari per aprire un mercato secondo le più avanzate tecniche d Marketing  (Qui il link per acquistarlo) mi ha inviato il Link di una splendida intervista rilasciata dal Sig. Ferrero su La Stampa  (leggi QUIad opera di MARIO CALABRESI che lo apostrofa  giustamente come :IL GENIO DEL FARE. 

Consiglio di leggerla e Ri-leggerla in special modo a tutti coloro che intendono aprire un proprio mercato. Offre numerosi spunti di riflessioni, che ho pensato di metter in evidenza.

Il pensiero del sig. Michele sia MOLTO MA MOLTO ATTINENTE AL NOSTRO MODO DI INTENDERE IL Marketing Pandemico

Per me Il sig. Michele Ferrrero  è stato  in ASSOLUTO un maestro e una guida “spirituale ed imprenditoriale” per  come  si deve ragionare per aprire  un mercato. ( Leggete post a lui dedicato come imprenditore cristiano  ) 

Evidenzio i passaggi della intervista utili a illustrare come ragionava e cosa  ci insegna e ci lascia in eredità in termini di Marketing Operativo  il sig. Michele Ferrero.

  • «Ecco cosa significa fare diverso da tutti gli altri. Tutti facevano il cioccolato solido e io l’ho fatto cremoso ed è nata la Nutella; tutti facevano le scatole di cioccolatini e noi cominciammo a venderli uno per uno, ma incartati da festa; tutti pensavano che noi italiani non potessimo andare in Germania a vendere cioccolato e oggi quello è il nostro primo mercato; tutti facevano l’uovo di Pasqua e io ho pensato che si potesse fare un ovetto piccolo ma per tutti i giorni; tutti volevano il cioccolato scuro e io ho detto che c’era più latte e meno cacao; tutti pensavano che il tè potesse essere solo quello con la bustina e caldo e io l’ho fatto freddo e senza bustina.” Inizia  così in modo chiaro ed eloquente, ed in poche frasi riassume il concetto della MUCCA VIOLA (LEGGI QUI)  non  SEGUIRE IL BRANCO MA DIFFERENZIARE E RISCHIARE qui. 
  • ECCO IL MASSIMO SEGRETO DI MARKETIN PANDEMICO CHE IL SIG. FERRERO CI INSEGNA.Scrivetelo nel vostro cuore.

«Il mio segreto?

Fare sempre diverso dagli altri, avere fede, tenere duro”

  • Massima Attenzione alla Persona che acquista il prodotto, non trattata come cliente, ma con nome e cognome. Ma guarda un po’ non parla di TARGET, parola tanto amata, ma assai poco utile per aprire un mercato. Conta la PERSONA  che da fiducia al tuo prodotto, è lei che devi pensare e analizzare e sedurre nei desideri leggi qui :                      “ mettere ogni giorno al centro la Valeria». La Valeria? «La Valeria è la padrona di tutto, colei che può decidere del tuo successo o della tua fine, quella che devi rispettare, che non devi mai tradire ma capire fino in fondo».  Si comporta come se Il sig. Michele fosse un Architetto del benessere  LEGGI QUI. Si Si  immedesima, oserei dire che entra in contatto epatico con le persone che acquistano o acquisteranno i suoi prodotti.  «La Valeria è la mamma che fa la spesa, la nonna, la zia, è il consumatore che decide cosa si compra ogni giorno. È lei che decreta il successo di un’idea e di un prodotto e se un giorno cambia idea e non ti compra più, allora sei rovinato. Sei finito perché non ti manda una lettera dell’avvocato per avvisare che taglia il contratto, semplicemente ha deciso di andare da un’altra parte, di non comprarti più». «Pensi che ancora oggi noi ritiriamo tutto il nostro prodotto di cioccolato all’inizio dell’estate, per evitare che si sciolga, per evitare che la Valeria resti delusa e trovi qualcosa che non è all’altezza. Per evitare che ci associ con qualcosa di sciolto, di rovinato, con qualcosa che non vale la pena comprare».  Studiare il mercato, attenzione ai comportamenti delle persone, alla evoluzione dei comportamenti. TANTA MA TANTA RICERCA

 «La Valeria è sacra, devi studiarla a fondo, con attenzione e non improvvisare mai. Bisogna avere fiuto ma anche fare tante ricerche motivazionali».

  •   «Ma dicevo della Germania: quando siamo arrivati era il dopoguerra, un Paese ancora pieno di macerie con i segni del conflitto, triste, depresso, in cui gli italiani erano visti malissimo. Ci consideravano traditori, malfattori e infidi, convincerli a comprare qualcosa da noi era una missione quasi impossibile. Cominciai ad andare dai distributori con l’idea di vendere cioccolatini in pezzo singolo, con dentro il liquore e la ciliegia. Mi dicevano che bisognava fare delle scatole, non degli incarti singoli, perché solo quelle si potevano mettere sugli scaffali dei negozi e quelle si vendevano. Io rispondevo che stavano mesi sugli scaffali e le persone le compravano solo per le grandi occasioni, per fare regali. Io invece pensavo a qualcosa che risollevasse il morale, che addolcisse ogni giorno la vita dei tedeschi. Qualcosa che avesse una carta invogliante, elegante, lussuosa, di un rosso fiammante, che desse l’idea di una piccola festa ad un prezzo accessibile a tutti. Insistetti finché non trovai un uomo intelligente che si fece conquistare dalla mia idea. La Valeria tedesca aveva bisogno di essere confortata, di sentirsi bene ogni giorno, di potersi fare un piccolo regalo: poteva funzionare tra fidanzati, tra marito e moglie e non c’era bisogno di aspettare feste o ricorrenze. Poi in inverno feci mettere enormi cartelloni pubblicitari in ogni grande stazione della Germania, con un immenso mazzo di fiori che non sfioriva mai. Per Natale mi misi d’accordo con la Fiat e al centro di dieci stazioni piazzai in bella mostra una topolino rossa che avrebbe premiato i vincitori di un concorso legato al Mon Chéri. Fu un successo travolgente e l’anno dopo feci le cose ancora più in grande e misi in palio dei diamanti». Rischiare a dispetto di tanti “avvocati del Diavolo. Adattarsi e studiare il comportametno specifico dei diversi mercati. La “VALERIA ITALIANA” NON è uGUALE ALLA “VALERIA TEDESCA” massimo rispetto delle persone. Inoltre  Scelta delle persone giuste per far esplodere il Business. Inoltre massima attenzione alla comunicazione aziendale, sia come pubblicità, come promozione e agenti di vendita.  Ed anche un co-branding con la FIAT.
  • INNOVAZIONI continue anche contare al CORE BUSINESS e alle classiche tempistiche del business di base. Ad esempio si inventò la PASQUA TUTTO L’ANNO e  Nasce un altro prodotto Mucca VIOLA , gli ovetti Kinder. Ma anxor più importante nasce il MOTTO
    “più Latte Meno Cacao”, e proprio da loro che hanno fondato il successo sul CACAO. A pensarci bene è PAZZESCO. Ma ha funzionato eccome se ha funzionato e continua a funzionare. Naturalmente le obiezioni dei MANAGER, dirigenti, alti consulenti furono FORTISSIME. A conferma che se percorrete la strada della innovazione trovate solo oppositori, o quasi solo oppositori.  :  «È successo anni dopo, in Italia, quando pensai che l’uovo di cioccolato non poteva essere una cosa che si vendeva e si mangiava una volta all’anno, a Pasqua. Però ci voleva qualcosa di più piccolo, che si potesse comprare ogni giorno a poco prezzo, ma doveva ripetere quell’esperienza e allora ci voleva anche la sorpresa, ma in miniatura. Pensai alla Valeria mamma, che così poteva premiare il suo bambino perché aveva preso un bel voto a scuola, alla Valeria nonna che lo regalava per sentirsi dire: “Sei la più bella nonna del mondo” o alla Valeria zia che riusciva così a strappare al nipotino quel bacio e quell’abbraccio che faticavano sempre a conquistare. Ma così tanto cioccolato poteva preoccupare le mamme, allora pensai di rovesciare l’assunto tradizionale pubblicizzando che c’era “più latte e meno cacao”, quale miglior sensazione per una mamma di dare più latte al suo bambino? Così mi decisi e ordinai venti macchine per produrre ovetti, ma in azienda pensarono di aver capito male o che fossi diventato matto e non fecero partire l’ordine. Poi chiesero a mia moglie Maria Franca se la firma sull’ordine era davvero mia, lei confermò, ma per far partire la cosa dovetti intervenire di persona. Le obiezioni erano fortissime, dicevano che sarebbe stato un flop, che le uova si vendevano solo a Pasqua e allora io sbottai e dissi: “Da domani sarà Pasqua tutti i giorni”». Questo fu il 1968 di Michele Ferrero, la sua rivoluzione, quell’anno partì insieme all’ovetto la linea di prodotti per bambini che conosciamo come Kinder Ferrero.
  • «Ecco cosa significa fare diverso da tutti gli altri

  • Tutti conoscono la famosa bibita ’Estathè, ma forse non tutti sanno che fu una grande invenzione delle FERRERO. Anni prima di altre bibite simili, specie in europa. Ma secondo le parole del sig. Michele Ferrero ci impiegarono 10 anni, si avete capito bene, 10 ANNI PER IMPORLA IN ITALIA. Ora possiamo dire che è leader assoluta tra i giovani, ma pensate un po’ 10 anni di investimenti prima di farla apprezzare. Inoltre sembra che la volontà fosse quella di portarla all’estero ma furono impediti da molti studi contrari di famosi consulenti. Leggete cosa dice il grande imprenditore e il rammarico di non aver seguito il suo intuito.: Estathe  per dieci anni non è esploso ma non mi sono perso d’animo, ero convinto che ci volesse tempo, che l’intuizione fosse giusta: alla fine è stato un grande successo. Un unico rammarico: averlo lanciato solo in Italia, mi spaventavano con le indagini di mercato e non vollero portarlo in Francia e nel frattempo il mercato estero si è riempito di concorrenti. E poi ci inventammo uno scatolino morbido e leggerissimo che era una novità assoluta e misi la cannuccia…».

Questi sono i punti essenziali che possono aiutarci a riflettere. Riassumendo: Intuizione, Intraprendere strade diverse dagli altri, Ricerca, Metodo, Rispetto del Prossimo e per chi ha la grazia della FEDE  affidarsi completamente a Lei  la realizzazione dei propri talenti a favore degli altri. (per chi intende approfondire l’aspetto religioso del sig. Ferrero leggete qui il post  che pubblicherò domani su Marketing Pastorale)

IL MOTTO DELLA FERRERO E’:

“Lavorare, Creare, Donare”.

Mi sembra giusto iniziare l’anno augurando che nascano, crescano e si sviluppano tanti Michele Ferrero e che sappiano rinnovare e dare speranza a tante persone. Noi con il nostro talento abbiamo pensato di scrivere un LIBRO che sprona a realizzare Business Design che ricalca pienamente le considerazioni e le imprese del grande Imprenditore.

A lui dedichiamo  la nostra Preghiera e che  da dove si trova che possa aiutare tutte le persone di Buona Volontà a seguire le sue orme innovatrici ed imprenditoriali. QUI 

BUON ANNO A TUTTI.

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L’Insalata in busta una fantastica mucca viola

In questi giorni di EXPO milano dedicata al cibo mi è tornato sotto gli occhi la storia della Earthbound.

Azienda agricola americana creata da due laureati scappati dal loro elegante quartiere di Manhattan per vivere la loro vocazione imprenditoriale all’aria aperta creando prodotti organic e biologici. Entrambi appassionati dei prodotti naturali crearono una azienda nel 1984 circa in quella splendida valle vicino alla città di Carmel.

Come potete vedere un luogo fantastico per produrre una insalata biologicamente sana e apprezzata dai clienti. Solo che loro avevano un solo cliente che distribuiva la loro insalata. E come spesso succede di punto in bianco quel cliente sparì. Nel senso che non ha più acquistato da loro.

La situazione era assai tragica. Campi pieni coltivati ma nessuno che fosse interessato al prodotto.

Messi alle strette ebbero una intuizione. Dato che la loro insalata non trattata e fresca si prestava assai bene a mantenersi nel tempo rispetto alle altre insalate trattate pensarono che forse se si presentassero sul mercato con un prodotto PRONTO PER L’USO, ovvero insalata tagliata, lavata e confezionata forse potevano CREARE IL LORO MERCATO.

Myra la proprietaria e suo marito Drew idearono le buste, anch’esse bio, diedero un nome accattivante e in anni di duro lavoro crearao un vero e proprio nuovo mercato che oggi solo negli Stati Uniti conta un business di oltre 1,5 miliardi di Dollari.

La Earthbound gioca il suo ruolo con i suoi 250 milioni di dollaro di fatturato, leader di prodotti Biologici e controllati, amatissima soprattutto dai giovani, incredibile vero?  Dal loro primo ettaro ora ne coltivano 100 mila.

Potete visitare il loro sito per rendervene conto: http://www.ebfarm.com

il LORO MANTRA CLAIM 

BECAUSE HAPPY IS ORGANIC. ORGANIC IS HAPPY.

LA MISSION

At Earthbound Farm, happy is what defines us. We grow happy people with healthy bodies, nourished by our organic produce. We grow a happy planet by sustainably farming and keeping synthetic chemicals out of the environment. And we’ll continue to grow happy, from our happy place to yours.

Se navigate tra i prodotti offerti noterete una grandissima varietà e inventiva, come la insalata per i party in giardino, insalata Zen, quella che richiama il nostro mediterraneo.

Insomma pur avendo aperto un mercato e da subito aver subito la concorrenza si sono messi a differenziare i prodotti ad ampliare la gamma e la profondità e cosa ancora più importante hanno mantenuto un contatto diretto con i loro clienti, attivando tutti canali comunicativi aziendali: pubblicità, promozione, agenti di vendita nei luoghi di vendita. Insomma hanno creato una filosofia di vita attorno a una semplice e banalissima insalata, il bello poi che molti nomi di insalata richiamano l’Italia, come a dire nel mondo siamo visti come un paese Organic, almeno nel cibo.

Insomma UNA GRANDISSIMA LEZIONE IMPRENDITORIALE CHE SPERO SIA DI SPRONE AI NOSTRI IMPRENDITORI DEL FOOD and WINE.

Non basta solo scrivere BIO et oplà il mercato si apre. Occorre offrire il prodotto desiderato, vedere come reagiscono le persone, cambiare sempre di continuo, e mai soprattutto mai scoraggiarsi.

Pertanto cari amici imprenditori del food cercate di non fossilizzarvi sul vostro prodotto che ormai è assai maturo.  Sperimentate nuovi prodotti che siano delle mucche viola, con coraggio. E cosa non meno importante sappiate Comunicarla in modo accattivante e contagioso. Se vi fossilizzate a dire di continuo che il vostro prodotto è di qualità superiore e perciò si deve vendere, maledicendo chi non vi compra poiché non capisce nulla, beh allora avete poca speranza e  non sapete fare marketing.

Il Marketing è esattamente ciò che hanno realizzato MYra e Drew: creare un mercato e mantenere a lungo la leadership di una nicchia del totale maggiormente profittevole. Il grosso lasciate alle multinazionali che tanto prima o poi falliscono pure loro, statene certi.

In ogni settore esiste un prodotto maturo che magari necessita di essere trasformato in una mucca viola con poco. Non è facile ma io partirei dall’ascolto delle persone e captare i desideri loro e riuscire a esaudirli. Occorre tanta ricerca e coraggio ma sono fondamentali per ogni impresa mucca viola.

P.S. :Molto di questo articolo l’ho tratto dal libro  i dieci volti dell’innovazione di Tom Kelley che consiglio in modo spassionato, o almeno leggete i miei post che ho dedicati a questo libro.  Leggi Qui

 

 

 

 

 

 

Suggerimenti di marketing pandemico per commerciare un prodotto stra-ordinario.

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spacerUn mio amico ha aperto un innovativo locale per la vendita e la degustazione della birra.

Idea valida secondo me, visto il momento di massima popolarità delle birre artigianali a seguito della legge della Coda lunga di Andersonn.

Tuttavia si sa che una start-up, in questo caso di tipo commerciale ha pochissime possibilità di sopravvivere, è veramente difficile. Onore massimo al coraggio del mio amico imprenditore.

Volevo oggi ordinare e regalare un bellissimo libro che poteva essergli utile ma ho scoperto che è fuori catalogo.

il libro che  consiglio per chi intraprende è: “l’ARTE DI CHI PARTE (bene).” di Guy kawasky.

In attesa di trovare altro regalo, voglio dedicar a lui e a tutti quelli come lui che coraggiosamente si buttano in un progetto imprenditoriale questo post, con dei piccoli suggermenti magari utili allo scopo.

Seguo il consiglio di SOLONE: “nel dare consigli cerca di aiutare non di compiacere”. 

Allora premesso che siamo di fronte ad un bellissimo locale già realizzato, saltiamo le fasi pre-realizzative, in quanto si presume che siano già state affrontate.

Ora il problema è verificare se ciò che pensavamo si sia realizzato. Ovvero se messo in piedi il bellissimo locale questi risulta essere piano piano remunerativo o perlomeno si intravede il modo di attrarre i clienti e fare profitto.

Sono sicuro che molti come il mio amico, non abbiamo riflettuto a fondo prima della partenza e messo per iscritto quale tipo di mission o di obiettivi da raggiungere. Ma tant’è siete partiti ora occorre aprire un mercato.

In pratica diamo per scontato che l’idea messa in piedi sia una prodotto straordinario , una mucca viola e cerchiamo piccole idee per aumentare la vendita della birra stra-ordinaria.

(Se non fosse stra-ordinaria   ci sarebbe  ben poco da fare e occorre ricominciare con un’altra idea).

La DOMANDa FONDAMENTALE:

  • Chi sono i nostri possibili clienti
  • dove li troviamo?
  • Una volta trovati come li invitiamo a farci visita ed infine ad acquistare e tornare?

In termini di management è il problema principale di POSIZIONAMENTO. Occorre capire bene dove COLPIRE  le persone giuste per poter diffondere il virus del nostro prodotto stra-ordinario.

La COSA è DIFFICILISSIMA. Molto più facile capire HEGEL.

Il locale del mio amico sconta una pecca, si trova in un posto non molto frequentato in una via semi-chiusa di un paesino. Vantaggio che il locale è suo e risparmia sull’affitto, tuttavia ora il problema è fare in modo che le persone giuste vadano a trovarlo.

PICCOLI SUGGERIMENTI: 

  • – La nicchia da colpire è quella dei cultori della Birra, ed aggiungo io, dei patiti del cibo che si abbina  alla birra. Allora penso sia importante realizzare dei vernissage, tipo after-hours dato che il locale si presta perfettamente, e invogliare  a far venire gente giuste a degustare birra e cibo, magari a prezzi calmierati ma con cibo superlativo e non Banale insieme a birre particolari.  Occorre scatenare il Buzz, ovvero il Passaparola, in ogni modo e idea ci venga in mente. (leggi i miei post sul buzz marketing)

Si potrebbe ideare serate a tema oppure in collaborazione con i produttori di birre, che potrebbero essere interessate a incontrare i clienti giusti.

Si potrebbe unire anche qualche noto personaggio, magari sempre di nicchia. Dato che si dispone di un po di spazio esterno, un barbecue all’americana non guasterebbe.

(Mi raccomando però ZERO FAMILIARI al seguito per far numero).

  • –  Collaborazioni con i locali di tendenza dove poter scovar gli amanti della birra, magari ideando un menu birra per degustare le pietanze del locale, il quale per incentivare la collaborazione paga  a consumo le birre che immagazzina. Occorre naturalmente selezionare i locali giusti dove poter farsi conoscere. (ad es. a campiglione c’è un locale adatto, ma accetterà). Se la formula funziona ampliarla ovunque PERSONALIZZANDO IL MENù BIRRA per locali.  I
  • – Idem come sopra magari anche per i BAR, una birra Post Lavoro?
  • – Valorizzare il BRAND: affidarsi a professionisti che sappiano valorizzare il brand in termini di immagine ed inoltre non sarebbe male ideare una birra con il logo del locale, oppure far realizzare etichette da apporre sulle bottiglie con impresso il logo della rivendita, in modo che si sappia esattamente dove e a chi rivolgersi. Sopra ogni bottiglia una etichetta adesiva con il logo del brand.
  • – Lavorare e molto sul social media marketing per divulgare le varie iniziative. (se possibile ingaggiare professionisti, altrimenti far da soli va altrettanto bene, purché ci sia costanza nell’ampliare la platea social.
  • –  Realizzare una specie di Accademia della Birra, tipo i BIRRAFONDAI, ove poter incontrare i cultori  delle birra e magari chi la produce, con tessera e tanto di lezioni e perché no, di esami finali per essere iscritto, magari lezioni anche in streaming per divulgare in tutta italia. Organizzare anche gite presso i produttori di birra.
  • Un tentativo di guerrilla Marketing? Perché non pensarci? per approfondimenti rimando ai miei post scritti appositamente. (un minimo di ricerca non guasta).

Sono tutte piccole idee che mi vengono al momento. Non so se alcune di esse possano funzionare o meno, di certo vanno messe alla prova e verificate passo dopo passo. Occorre tempo e idee e pazienza per far decollare una impresa. Coraggio da parte mia molta preghiera e molto aiuto per quanto posso.

Auguri.

Il cambiamento totale: coraggio, follia e …. errori

 

Oggi voglio scrivere un post di semplice riflessione, senza alcun valore accademico, non che i miei post precedenti avessero tale pretesa, però meglio sottolinearlo.

Da tempo avevo in mente e per il quale ho prima dovuto accumulare informazioni utili su alcune imprese e i loro trascorsi decennali.

Parliamo infatti di cambiamento. Non di semplice aggiustamenti di prodotto, con innovazioni insite nel prodotto o nel processo, ma proprio di totale cambiamento del prodotto stesso. Spesso mantengo in piedi la Mission, altre volte invece rivolgendosi a tutt’altro.

Si perché a Roma si dice che : ” quando non c’è trippa per gatti, .. non se magna”. A dire se la nostra offerta trova scarsa o nulla domanda o a fatica, forse è meglio cambiare rotta completamente e inseguire il vento migliore, come farebbe un velista (oggi sono in vena di metafore, sarà il tempo).

Iniziamo con un caso clamoroso .

1- NINTENDO

Azienda che penso tutti conoscono, almeno attraverso il personaggio suo più famoso, Supermario Bros (non so se i nostri  giovani lo conoscono, indagherò ). Ebbene la storia di questa splendida società inizia alla fine del 1800. Nacque per produrre carte da gioco e fino al 1951 lo avena come denominazione della società. Stampava carte anche per la Disney. Poi però si trasforma in Nintendo co. e  leggete cosa scrive su Wikipedia ( a proposito offrite due euro per  la sua sopravvivenza io l’ho fatto)

“Nel 1963 Hiroshi Yamauchi, terzo presidente di Nintendo e nipote di Fusajiro Yamauchi, modifica la ragione sociale dell’impresa trasformando la compagnia in Nintendo Co., Ltd..[9] Negli anni sessanta Yamauchi avvia una compagnia di taxi, una catena di love hotel, una emittente televisiva ed inizia a commercializzare vari oggetti, compresi elettrodomestici (tra cui un aspirapolvere, il Chiritorie[10]). Quasi tutti i tentativi falliscono.

Gli unici successi si riscontrano nel mondo dei giocattoli, con la produzione dell’Ultra Hand, dell’Ultra Machine, del Love Tester e, nel 1973, della serie di pistole laser Laser Clay Shooting System.

A questo punto collabora con la MiTSUBISHI per la realizzazione di una console, dopo che fece il distributore per anni, e ne realizza una propria nel 1977. Da lì ai nostri giorni con il grande successo di Donkey Monk del 1981. Il resto è attualità fino ai giorni nostri. Pensate dei 20 titoli più famosi di videogiochi, 17 sono Nintendo. Partendo dalle carte per far divertire fino al divertimento attuale, secondo me la Mission non cambiata, il prodotto invece si. Grandissimi direi.

2- TIFFANY & co.

Chi non ricorda lo splendido film ?? ove un gentilissimo commesso per pochi cent accetta di far incidere alcune iniziali su un anello senza valore? Classe pura e rara al banco di vendita direi. Ebbene, il favoloso negozio di gioielli irraggiungibile ai più  ha iniziato come …. cancelleria e bazar. Ma dopo pochi anni divenne il re dei diamanti, grazie all’acquisto dei diamanti del re di francia. E da lì cavalcò l’onda del successo e divenne quello che ancora oggi è : un sogno sbrilluccicante  delle donne di tutto il mondo. Iniziò e viro’ quasi subito verso il mercato nuovo quello dei diamanti innovativi.

3-  NOKIA

La celebre azienda di telefoni finlandese nella sua centenaria storia ne ha fatte di tutti i colori. Iniziò come segheria, poi costruirono una centrale elettrica che attrasse una azienda di gomma leader per la produzione di stivali. Si unirono e da lì provarono nuove strade, all’inizio tubi e altro per la russia, contro il blocco dell’epoca. Poi però un presidente tentò la strada dell’elettronica e dell’informatica, e per poco non saltò in aria per debiti. Infine a metà anni 70 mentre riempiva di pali la finlandia e la russia per collegamenti telefonici, investì piano piano nei primi cellulari, che alla fine degli anni 80 divenne il principale core business dell’azienda. Tutto a partire da una segheria con necessità di energia elettrica fino a mettere in contatto le persone con i telefoni. Tuttavia la Nokia non comprese i cambiamenti dei primi anni 2000, si fece sfuggire il mondo digitale dalla Apple, ed iniziò il suo lento declino. Non ebbe il coraggio o la bravura di rischiare e così  oggi è messa molto male, gli ultimi bilanci parlano chiaro. Anche se sembra che stiano reagendo, tuttavia a me pare che debbano farsi venire una idea forse per un ulteriore cambiamento per poter sopravvivere.

Insomma tre esempi clamorosi di lungimiranza e prove per tentativi e accettazione del rischio. Chissà invece quante aziende tentando di cambiare invece sono poi fallite o viceversa rimanendo ancorate alle proprie realtà sono fallite o ancora rimanendo ancorate hanno alla lunga hanno  avuto ragione.

Difficile trovare una regola o dare un consiglio, certo è che occorre massima attenzione ai segnali deboli, coraggio, visione e pronti a virare appena si percepisce un rivolo di vento che magari alla lunga diventa sostenuto per poterlo sfruttare. Ma…… se così non fosse …. pronti a strambare (cambiare totalmente direzione in gergo marinaro). Insomma alla base ci deve sempre essere apertura al nuovo e al rischio, magari all’inizio anche solo in termini semplici e frugali per tastare il terreno, poi una volta comprovato immergersi dentro con tutta forza, altrimenti ritirarsi e tentare da un’altra parte.

Io penso che occorre sempre cambiare e accettare  minimi rischi, tanti, per tastare le varie possibilità. Le aziende solo così possono sfruttare le possibilità di mercati nuovi. Tutto parte dalla capacità di accettare il rischio e l’errore insito nel rischio, senza errori non si vince mai, e sono sicuro che queste aziende di cui sopra di errori ne hanno commessi tanti, ma sono state capaci di trovare alla fine la strada giusta.