Omaggio a H.G.Selfridges: impareggiabile venditore pandemico

Un post Omaggio a uno dei più bravi e grandi uomini di Marketing che la storia ricordi. Naturalmente non era un professore, anzi, ma un grandissimo venditore che ha realizzato il negozio per eccellenza nella Londra di inizio Secolo e che ancora oggi è un  imprescindibile luogo di attrazione per tutti i fashion victims londinesi e non solo.

H.G. Selfridges.H.G. Selfridges

Direttamente dagli Stati Uniti arrivò a Londra dopo aver ampliato il potenziale di uno storico negozio di Chicago il Marshall Field’s, oggi di proprietà di Macy’s.

Il grande H.G. Selfridges con le sue intuizioni sulla possibilità di scatenare i desideri delle persone rivoluzionò per sempre i Department Store. Anzi si può dire che li inventò lui così come oggi li conosciamo. Vi consiglio il bel libro, anche se prolisso, di Lindy Woodhead dal titolo Mr Selfridge. Dal quale la BBC, altro che Rai italica, ha tratto un bellissimo sceneggiato, in onda in questi giorni su Rai3 dalle 17 in poi i sabato pomeriggio.

Io invito tutti coloro hanno un negozio, o intendono aprirne uno a visitare Selfridges. Un luogo pensato solo ed esclusivamente a sedurre la persona, nei 5 sensi. Ecco voi direte, ma anche altri lo fanno oggi, è vero, ma ricordatevi, iniziò H.G. Selfridges per primo e ….. contro tutti all’invio.

Realizzò un palazzo con 24.000 mq espositivi, con quasi 2000 dipendenti. Ove l0 spazio espositivo si alternava a vari servizi, che molti pensavano fossero degli sprechi inutili, tipo: bagni con toletta e parrucchiera per signora, sala fumatori per signori, sala per animali da lasciare per fare shopping, ristorante con tanto di musica dal vivo ecc. ecc.

L’interno del negozio era pensato solo per le persone considerate ospiti,  una pianta del negozio unica nel suo genere all’epoca oggi fin troppo imitata male. Basti pensare a quanto siano scomodi alcuni negozi italiani.  Fu il primo a intuire la potenzialità della cosmesi, all’epoca vista solo per donne da malaffare, e pensate mise al pian terreno la vendita dei profumi, tra l’altro ne produsse uno tutto suo che andò a ruba. Utilizzò  da subito le innovative scale mobile ultima generazione, premiate all’expo di inizio secolo. 

Insomma tutto era pensato per il PIACERE DI ACQUISTARE. In pratica ribaltò il concetto aristocratico dell’acquisto, ove il venditore era deputato a scegliere il meglio per gli acquirenti. Qui ogni persona era coccolata e viziata allo scopo di realizzare i propri desiderati acquisti. Infatti Pensate che all’epoca il cliente doveva solo dire cosa voleva e poi gli si mostrava la merce, vi ricorda qualche negoziato italico vero?. Ebbene H.G.Sefreidges pretese che tutti gli articoli fossero esposti, per invogliare ogni tipo di persona e scatenar il desiderio.  Non solo ampliò la scelta a un numero enorme per l’epoca di prodotti, in pratica intuì il concetto della CODA LUNGA.

Inoltre all’epoca era normale la consegna a casa degli ordini, lui oltre a farlo, fece si che le persone fin da subito si portasse a casa con il packaging giusto quanto avevano comperato. Packaging pensato nella grafica e nella funzionalità in modo mirabile.

Per l’inaugurazione specie una cifra folle di inserzioni pubblicitarie su oltre 104 testate. Utilizzando tra l’altro i migliori grafici e artisti dell’epoca. Risultato, oltre 90.000 persone visitarono il negozio ma a dire il vero per pochi acquisti. Questi arriveranno copiosi molti anni dopo.Intuì che il negozio, specie se grande, doveva essere ospitale anche se nessuno comperava niente. All’epoca nel mondo, così come oggi in Italia, se entravi in un negozio dovevi comperare, invece H.G Selfridges invitava anche semplicemente a …. farsi un giro. Nel lungo periodo STRA-VINSE, naturalmente. 

Affermava spesso che lo scopo del suo lavoro non era semplicemente far soldi, ma regalare una nuova esperienza entusiasmante ai suoi clienti.

Inoltre potenziò come mai prima d’ora la visionarietà delle vetrine. Dovevano farvi immaginare, con delle storie, come utilizzare il prodotto e come sognare il prodotto. All’epoca invece le vetrine esponevano in modo raffazzonato ogni genere di articolo che poi si trovava in vendita all’interno ( vi ricorda ancora l’Italia questo arretratezza? maddai??  bevvero?).

Diede ampio spazio alla creatività e capacità meritocratica delle persone che servivano i clienti, premiando chi meglio faceva e dando ampio spazio di manovra anche per ricercar in giro per il mondo i prodotti da inserire nel negozio. Insomma delegava la ricerca e la controllava pure, ogni giorno dedicava almeno due ore in giro a parlare con i propri dipendenti per ogni reparto.

La formazione del personale era intensa e continua, con particolare intensità per le reclute e i minorenni. In una intervista disse a proposito :” Preferisco rendere coinvolti e soddisfatti coloro che lavorano con  me, si  devono rendere conto di far parte di un progetto . Spremere vita e anima da un povero schiavo bianco è una pessima strategia di business”. 

Aveva una maniacalità riguardo al modo con il quale i propri dipendenti dovevano essere vestiti e puliti. Si racconta che pagò personalmente un dentista a una signora per migliorar il sorriso.

Utilizzò in maniera innovativa la comunicazione aziendale dell’epoca, promosse la pubblicità su riviste come per l’inaugurazione  e  installò tra i primi a Londra  il telefono per ordinare e contattare i clienti. Sfruttò tutti gli avvenimenti dell’epoca. (il celebre aereo appeso di una trasvolata effettuata da una donna fu visto da 150 mila persone!!!!). Già a Chicago lanciò un reparto, sotterraneo ove le persone servendosi da sole potevano acquistare rimanenze di magazzino e prodotti difettati. Una promozione che replicò anche a Londra con un successo sempre crescente, tanto che alcuni poi negli anni intuì che si potevano aprire negozi interi solo con il metodo da lui inteso solo in senso promozionale, ovvero i moderni scaffali odierni.

Insomma se oggi i negozi pandemici

sono come li conosciamo

gran parte lo dobbiamo a H.G. Selfridges.

Il fatto poi che in Italia la sua lezione rimane pressoché inascoltata e sconosciuta fa tristezza. Quanti pochi bei negozi abbiamo in Italia  che possano essere presi da esempio e magari scatenanti il desiderio. Egli metteva al centro le persone che entravano ed anche valorizzava e molto le persone che lavorava per lui, specie quelle che erano a contatto con i clienti. In quanto erano o le uniche in grado di vendere al meglio i prodotti, assecondando i desideri delle persone. Egli selezionava personalmente i capi reparto dai quali pretendeva dettagliati resoconti sui molti articoli in esposizione.

Una lezione che oggi specie in Italia è completamente sconosciuta. Mi spiace dirlo ma raramente si incontrano negozi e negozianti che ti fanno sentire bene e ti sappiano coccolare. E credetemi NON è una questione di grandezza, ma di attenzione massima ed unica alle persone che entrano, se entrano.

Un invito ai negozianti: provate un po’ a fare voi la parte del cliente nei vostri negozi? Domandatevi: si compra bene? si vedono bene i prodotti? sono bravi o antipatici i commessi?

Esattamente come sembra spesso facesse H.G. Selfridges nei suoi reparti, anche truttacato. E lo faceva anche in altri negozi, celebre quando lo fece da Harrods e …fu scoperto.

Ma sono sicuro continuò a farlo…

 

la promozione nel marketing pandemico: suggerimenti

La promozione non è pubblicità anche se spesso si confondono.
Pro-muovere significa muovere qualcosa a favore di qualcuno,
in modo che questi ne tragga vantaggio.
Pubblicità è una comunicazione PAGATA per far conoscere
qualcosa a qualcuno in forma impersonale.
Entrambe rientrano nel campo delle tattiche aziendali
che dipendono strattamente dalla strategia intrapresa
e dalla MISSION PANDEMICA.

La promozione arriva copiosa ormai da anni nelle nostre cassette delle lettere.
Il basso costo di stampa e di consegna evidentemente ha avuto
l’effetto moltiplicatore.
Volantini di vario formato e colore di negozi alimentari, o elettronici
o abbigliamento arrivano ormai ogni giorno e spesso più volte al giorno.

Tuttavia penso sia utile fornire una serie di suggerimenti per far si che
si possa migliorare nell’infettare pandemicamente le persone
in modo che vengano nel negozio.
Colpire le persone giuste, mirararle in modo da sviluppare la pandemia.

SUGGERIMENTI PANDEMICI

RINNOVARE LA GRAFICA
La grafica è tutto, occorre rendere il prodotto accattivante
per coloro che vogliamo colpirre

– Less is more
Il troppo stroppia, dicono nelle Marche.
Meglio pochi mirati prodotti, indirizzati a qualcuno su cui fare presa
in modo da infettare il virus pandemico che migliaia di prodotti
che è come sparare con un bazzoka per colpire un piccione.

– Prodotto Stra-ordinario
ovvero un prodotto unico, da promuovere.
pUNTO essenziale questo occorre farsi riconoscere distinguersi,
NON SIATE BANALI, meglio
folli e presi in giro
che risultare indifferenti.

Tipo:_ Brand in esclusiva
Prodotto in esclusiva
Servizio particolare, tipo baby sitting


– Sapere chi aderisce alla promozione

Importante inserire qualche elemento che possa invoglaire la persona
giusta a rilasciarvi una mail. dovete familiarizzare con i vostri
clienti, e sapere quali promo considerano valide e anche perchè.

-Gadget FREE
Il Free funziona sempre eccome, inserito spesso,
ma deve essere sempre in linea con coloro che saranno infettati
dalla pandemia. Fondamentale poi Free e permission Marketing
ovvero ti dò il regalo ma fatevi rilasciare la mail convalidata.

– NON SIATE GENERICI Nè GENERALISTI
frasi sciocche tipo, venite da noi ampia scelta.
Ci mancherebbe il contrario, andiamo,
fa più effetto: venite da noi vi tratteremo di merda, Provate.
lINGUAGGIO IL PIù RICERCATO POSSIBILE,
dovete colpire le persone che facciano scattare la legge dei pochi,
ovvero i 3 agenti della pandemia !!
Rispettate le 10 P del parlare

– I prezzi NON SONO TUTTO
La promozione si basa sul prezzo quasi sempre
ma non solo, non fissatevi solo sul prezzo,
ci sarà sempre un suicida che offre meno di voi.
SCATENATE LA FANTASIA SIATE FOLLI E AFFAMATI
NON BANALI

– RIASSUMENDO : DIFFERENZIARE DIFFERENZIARE
non siate banali, non abbiate paura.
INNOVATE prendete giovani con idee e metteteli alla prova.

Insomma io che li leggo sempre e tutti vi dico che come strumento di Marketing
funziona, tuttavia potrebbe funzionare assai meglio se non lo lasciate fare
solo a coloro che stampano,
ma inserito in una logica aziendale passante da una Mission Pandemica
una strategia che intenda divulgare pandemicamente il vostro
prodotto stra-ordinario all’interno del vostro negozio stra-ordinario.

Mi offro gratuitamente per testare i volantini
Pandemici e criticarli, ovvero da crisis sciogliere i nodi.

Inviatemi le vostre locandine e vi dirò la mia.

La vetrina stimola il desiderio.

La vetrina è troppo IMPORTANTE,
direi FONDAMENTALE per stimolare il DESIDERIO.

Il Marketing Pandemico può esser ben ideato, realizzato otimamente
il prodotto stra-ordinario tuttavia se la vetrina non
stimola la volontà all’acquisto risulta tutto inutile.
Non avremo un fattore presa su un ambiente ubertoso.

Sbagliare vetrina pertanto risulta fatale.

Occorre porre molta ma molta attenzione.
Forse nei corsi questo aspetto viene spesso sotto stimato
e si rischia di renderlo un aspetto secondario,
ma non è assolutamente così.

Una vetrina seducente stimola la volontà all’acquisto,
solletica il desiderio e suscita una decisione spesso
anche emotiva del tipo : LO VOGLIO.

Ora provo ad elencare alcuni suggerimenti
da acquirente, cioè ciò che penso possa attirare
la mia attenzione e stimolare la volontà.
Non è esaustiva anzi tutt’altro, per ogni nuovo
offerta che crea domanda esisteranno altre soluzioni:

– Bellezza_
La vetrina deve risultare BELLA nel senso di armonico, poetico, realistico
insomma deve far parlare di sè.
Se risulta indifferente non è bella!!
o coerenza nel soggetto scelto,
ad es. io non amo il Punk, tuttavia una vetrina che si basa sul punk deve
essere tale e seguire il suo stile.
Sulla Bellezza possiamo discutere, mentre sulla bruttezza siamo tutti d’accordo.
Non tirate fuori la cagata, è bello ciò che piace, è bello
ciò che comunica qualche cosa a coloro ai quali è indirizzata per creare l’offerta.

– Varia e Cambiata spesso
la vetrina deve essere vivace, non smorta, e deve essere cambiata almeno 2 volte al mese,
poi dipende dal tipo di prodotto, se di macchine o di pasticcini o di abiti.
Importante è VARIARE sempre.
Il desiderio si stimola sulla continua novità non sulla banalità del solito.

– SINSESTESIA
Oltre alla vista la vetrina potrebbe anche stimolare gli altri sensi tipo il gusto,
il tatto e perchè no l’odorato oltre che l’udito.
Non si hanno limiti , se non quelli legali da rispettare.
Siate innovatori, solo così si può pensare di far scattare la legge dei pochi.
Immaginate una pasticceria che offre ogni giorno un micro pasticcino
nuovo e diverso per farlo provare, magari il lunedì che in genere
non ci sono clienti


– Chiari indicazioni Prezzi

Fondamentale è non prendere in giro le persone, in quanto spesso dalla vetrina non
si capisce quanto mi costa ciò che desidero, ciò è frustrante!!
Noi vogliamo sapere il costo del mio desiderio, magari ci penso,
faccio i conti, e poi supero la porta del negozio che spesso
risulta molto difficile da superare, come se fosse blindata.
Esporre i prezzi aiuta a indirizzare il desiderio.

– Indicate in vetrina se siete SOCIAL
Date tutte le indicazioni di come vi possono contattare per info sui prodotti,
e se possibili consegne casalinghe.
Insomma oltre alla bellezza la vetrina deve aiutare la volontà ad ottenere le info
per prendere una decisione ponderata, non vogliamo un acquisto pentito.

Luci STUDIATE
No le luci soffuse per risparmiare, risparmiate su tutto ma non sulle
luce sono estremamente importanti.

Questi sono solo alcune considerazioni sulle vetrine,
del tutto buttate giù di getto, proprio ora che giro
per acquisti invernali.
Io penso che una vetrina ben curata possa aumentare
la clientela di almeno un 25%,
tuttavia se non fosse forse è il prodotto stra-ordinario
che non abbiamo,
allora la stessa vetrina ci farà cambiare come cambiare.


Il marketing è sempre un fare e un ri-fare
sempre pronti a cogliere i segnali che ci arrivano
fino a riuscire a creare la nostra domanda.

La vetrina è fondamentale per il marketing pandemico: rischio e creatività

Giovedì ho passeggiato per le vie del centro di Rimini,
dopo aver terminato gli esami di recupero del corso di Marketing
presso la Libera Accademia Belle Arti.
Dopo un po’ che giravo a vuoto, un pensiero mi ha assale.
Perchè nulla mi ha attirato?
Normalmente vengo investito di emozioni, profumi e suoni
che attraggono la mia attenzione e mi inducono una reazione
emotiva o ragionata.
INVECE NULLA ASSOLUTAMENTE NULLA.
Mi sono imposto di rifare il tratto di strada appena conclusa all’inverso
per capire il perchè, se dipendesse dalla mia stanchezza post-esame o da altro.
Alla fine capii.
Nulla mi aveva attratto perchè nulla induceva ad attrarmi.
Tutte le vetrine erano uguali a loro stesse, esattamente come le ultime volte
che ero passato di là.
Non dico brutte o belle, armoniche o inguardibili,
il fatto è che erano UGUALI A SEMPRE.
Pertanto il mio cervello non le vedeva più,
aveva già registrato le forme , i colori non aveva bisogno
di rifarlo.
Allora ho pensato quanto sia fondamentale la VETRINA per la diffusione
di un prodotto stra-ordinario e la sua pandemia.
La vetrina di un negozio in particolare non è fondamentale,
E’ TUTTO, ASSOLUTAMENTE TUTTO
la cosa più importante subito dopo il prodotto stra-ordinario.
Deve essere curata, pensata, criticata, eccitante,
influente, vomitante, tutto fuorchè INDIFFERENTE.
Basta poco secondo me, anche solo ingaggiando ragazzi creativi
giovani, per poche lire, o anche con baratto,
per rendere la vetrina SEMPRE DIFFERENZIATA rispetto agli altri.
MAI E POI MAI UNIFORMARSI.
fondamentale per stimolare la volontà che a sua volta
fa scattare il desiderio.

Nell’assoluto rispetto ovviamente della MISSION PANDEMICA.
Un negozio per fare presa ha solo pochissime frazioni di secondo,
dico FRAZIONI DI SECONDO,
sufficienti a stimolare ma devono essere messi a frutto in modo assai proficuo.
Si può solo se entra in gioco la creatività la quale implica ovviamente il RISCHIO.
Creatività e rischio sono legati come gemelli, una qualsiasi opera creativa
deve essere rischiosa.
Rischio significa in greca un nodo da sciogliere,
il nodo in questo caso sono pochi frammenti di secondo che
separa l’attenzione all’indiffirenza.
Quindi consiglio a tutti i negozianti di rischiare a creare vetrina
INNOVATIVE E PANDEMICHE,
Ingaggiate giovani che ne hanno da vendere creatività
ve ne pentirete.
NON CI SONO FORMULE MAGICHE,
tuttavia alcune linee di fondo occorre sapere.
Le indicherò prossimamente.
grazie