Cartelli dei ristoranti non è Marketing

 

cartello ristorante tipico

L’estate sta arrivando, o almeno si spera e cominciano a comparire, anche se timidamente i primi cartelli di svariati tipologie di ristoranti e servizi vari ad indicare la loro presenza e attività in offerta a chi volesse approfittarne.

Si bene, ma…… non chiamatelo Marketing!!!!

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Si tratta solo, il più delle volte, di maldestre comunicazioni di imprese, spesse fatte a casa, in economia, come si dice, giusto come a un gioco dell’oca, per marcare il territorio con una bandierina.

Cartelli molto semplici e banali posti un pò ovunque su marciapiede, cornicioni, lungo le carreggiate, in barba a qualsiasi legge, ma il punto non è questo.

Il punto è se sono utili oppure no. 

Di certo un cartello che segnala se un negozio è aperto o chiuso e gli orari di riferimento risulta utile come informazione in sè, ma

  • è sufficiente a invogliare ?
  • stuzzica il desiderio?
  •  stimola le papille gustative?

Io penso proprio di no!!!!

Capisco risparmiare,giusto che le imprese non sprechino risorse importanti, ma
la comunicazione aziendale
NON è  RISPARMIARE
MA è INVESTIRE!!!

Investimento che deve dare i suoi frutti se mirato, azzeccato, con una chiara strategia comunicativa e legata a un chiaro concetto di Marketing pandemico, ovvero con un prodotto stra-ordinario che attiri le persone giuste in modo che ne parlino,  così da scatenare un passaparola inarrestabile.

Certo detto in due parole sembra facile, specie da me che sono un consulente e parlo senza investire i propri capitali stando sempre seduto a caas.  Capisco e avete ragione,  E’ DIFFICILISSIMO, lo so, molto più semplice la teoria della relatività di einstein da capire.

TUTTAVIA 

Occorre provare, sbagliare e riprovare e sbagliare fino a quando con la testardaggine si azzecchi la giusta direzione (strategia ).

E’ l’unica cosa che può decretare un successo.

Un cartello all’esterno così buttato là dice poco o nulla. 

Provo a  formulare alcuni spunti utili per impostare una comunicazione non banale per i  RISTORATORI:

  • Esponete almeno delle immagini accattivanti dei prodotti  stra-ordinari che offrite
  • ingaggiate un buon fotografo magari giovane al quale offrite qualcosa e schiaffate i vostri prodotti in bella vista, specie se culinari. Pagatelo anche in cene o pranzi se accetta.
  • All’ora di pranzo un bel piatto di pesce,  MA NON IL SOLITO PIATTO DI PESCE , METTECI SOPRA QUALCOSA DI STRA-ORDINARIO, chessò coloratissimo di zafferano, o nero di seppia, o….. fatevi venire una idea golosissima.
  • A cena fate lo stesso e cambiate immagine.
  • Procuraretevi almeno una decina di foto per stagione da girare, e magari sempre nuove. 
  • Prendete esempio dai grandi, osservate come sono bene in evidenza il prodotto, e a lato il PREZZO.
  • Cartelli chiari e comprensibili POCHE PAROLE , MOLTE IMMAGINI E SIMBOLI DEL PREZZO
  • Pagate il dovuto minimo come tassa, non fate i tirchi, lo so rompe, ma l’onestà paga SEMPRE.

In conclusione siate coraggiosi nella comunicazione, nel marketing pandemico la comunicazione prudente  è rischiosissima, infatti si corre il rischio di non attirare i clienti.

Allora coraggio comunicate le vostre idee culinarie o il servizio che offrite, o lo spettacolo che si vede dal vostro ristorante, insomma stimolate stimolate sempre il desiderio dei vostri clienti, sono sicuro che prima o poi vi daranno la chance di dimostrare quanto siete bravi e se lo sarete veramente …. successo assicurato, altrimenti….. MIGLIORATE E RIPROVATE MAI ABBATTERSI.

Solo dai grandi insuccessi si ottengono i migliori successi.

Se desiderate una mano sono a vostra disposizione per qualsiasi consiglio, nel campo della ristorazione io resisto a tutto tranne che alle tentazioni!!

Un vino pandemico: il sagrantino

i vigneti del sagrantino

 

Di recente sono stato di nuovo a Montefalco, per assaporare il vino che negli ultimi venti anni ha avuto una esplosione di vendita enorme. Dato che ho girato 4-5 produttori dell’ormai famoso Sagrantino, sopra foto delle vigne di Arnaldo Caprai, mi sono fatto una idea precisa di come questo vino, ai più sconosciuto fino a pochi anni fa, sia esploso seguendo involontariamente le teorie della legge dei pochi  viral-pandemica e del prodotto stra-ordinario.

Ripercorriamo l’ascesa dirompente.

Il Sagrantino è una uva assai difficile da trattare con

 con un acino piccino e pieno di semini, con una buccia spessa e molto tanninca.

Fino alla fine degli anni ’70 era una uva che veniva usata SOLO per realizzare un passito, assai gradevole, usato per anche volentieri per le messe, da cui il nome da sacramento —- sagrantino. Ai tempi l’uva veniva raccolta verso agosto e poi lasciata appassire fino a dicembre e poi a gennaio imbottigliata. Un Passito molto interessate e profumatissimo, che ancora oggi è molto apprezzato, i migliori costano anche sopra i 50 euro al litro.  Il vino prodotto in questa zona era da sempre un MoNTEFALCO, con sangiovese almeno al 60% e altre uve. Oggi lo si trova sui 10 euro al litro, per me un tantino caro, ma comunque un buon vino da pasto.

Sembra che verso la fine degli anni 70, l’unica casa vinicola  degna di tal nome a quell’epoca , Scacciadiavoli, riuscì a vinificare il Sagrantino e a realizzare un vino molto pregiato con almeno 30 mesi di invecchiamento. Ma gli attuali proprietari della vigna no ce lo hanno confermato. Quindi non si sa .

scacciadiavoli

Non si sa chi ha vinificato al meglio questa particolare e difficilissima uva. Si sa però da chi è partita la viralità. Dalla azienda agricola Arnaldo Caprai, i cui proprietari imprenditori tessili molto rinomati, loro l’azienda dei braccialetti cruciani, hanno iniziato a credere nella stra-ordinarietà di questa uva e da più di 30 anni hanno iniziato a farla conoscere nel mondo.

In particolare Marco Caprai, uno dei figli che si è dedicato a realizzare questa assoluta pandemica vinifica e salutare per un intero territorio.

IMG_4109 az. vinicola Caprai

Durante il giro che abbiamo fatto in azienda ci hanno parlato di un forte sforzo compiuto da istituti di ricerca vinicola di Milano, con le università, per realizzare un prodotto altamente stra-ordinario. Da far maturare nelle Barricaie IMG_4115 IMG_4113 Barricaia

nelle Barrique francesi, per oltre 30 mesi.

Sono riusciti così a valorizzare l’uva in modo tale che dopo non molto hanno preso punteggi altissimi dalla più famosa rivista al mondo dei vini:

90-92 su 100 di WINE SPECTATOR ormai da anni.

Hanno poi lavorato sul Brand, dando sempre valore, partecipando a tutte le fiere del mondo per presentare il vino. Hanno curato il Packaging, la comunicazione aziendale, insomma hanno realizzato nel tempo un meticoloso e perfetto meccanismo di Marketing.

Oggi esportano circa il 40% delle loro 700 mila bottiglie e la loro impresa è stata unica, poichè grazie  al fatto di far conoscere il loro prodotto stra-ordinario hanno iniziato la pandemia virale  del SAGRANTINO.

La Legge dei Pochi qui ha funzionato in modo STRABILIANTE: gli esperti di mercato, i connettori e i venditori sono stati perfett.amente interessati dal prodotto stra-ordinario ed hanno potuto scatenare la loro pandemica viralità. Il fattore presa poi ha amplificato ancora di più.

Tutto questo è stato fatto nel corso del tempo, con sapienza sagacia, sicuramente errori e riprove, fino ad ottenere quello che è sotto gli occhi di tutti.

Questa infezione pandemica ha fatto sì che nella zona molti hanno iniziato a seguire la strada tracciata. Se 30 anni fa nella zona esistevano 8-9 produttori, oggi sono 108, dico 108!!! Da pochi centinaia di ettari  a sagrantino oggi migliaia. Sono sorte centinaia di ristoranti grazie all’azienda vinicola Arnaldo CAPRAI.

La quale continua ad essere la capofila indiscussa, sempre considerata tra le migliori cento cantine del nostro paese. (anche se nella zone altre imprese vinicole producono anche più di lei).

Ecco dunque un chiaro esempio di viralità che colpisce le persone giuste per divulgare un prodotto, purchè questi sia stra-ordinario e per fare ciò occorre passione, sperimentazione, ricerca e innovazione continua. A me è particolarmente piaciuto una ultima creazione che chiamano Nero-outsider con Pinot- nero, molto interessante.

Grazie sig. Caprai, preghiamo che possano esserci in Italia innovatori  che sappiano Creare Pandemie imprenditoriali come le vostre. Unico e vero e santo modo per uscire dalla crisi.

 

P.S. Grazie a Maurizio il mio amico enologo che ci ha guidati tramite sms alla scoperta del vino Umbro.