Chi inventa un prodotto Stra-ordinario spesso lascia il posto a chi sa come renderlo Pandemico e il successo arriva.

Sapete Che cosa hanno in comune i seguenti cognomi?
  • O. Frederick Rohwedder
  • Richard and Maurice Mc-donald
  • S. J. Pembertons
  • Joseph Settinieri

Mi sono venuti in mente in questi giorni che sto lavorando a un e-book per Italian Business Design la cui uscita è prevista entro fine anno.

Mentre scrivevo il capitolo sul Prodotto Stra-ordinario, leggi  strategia da mucca viola, stavo riflettendo su quanti italiani hanno delle capacità non comuni nell’inventare prodotti POTENZIALMENTE straordinari ma che poi non sanno sfruttare fino in fondo. 

Il mio cervello ha cominciato a elaborare vecchie letture, a far combaciare diversi pezzi di storia d’impresa e mi ha ispirato questo post.

I 4 signori che avete in elenco solo hanno in comune il fatto che sono stati gli inventori di prodotti Mucca Viola Stra-ordinari come loro idea imprenditoriale , pur tuttavia non sono stati loro gli artefici del successo mondiale che gli stessi prodotti hanno conseguito.

1- O. Frederick Rohwedder è un ricco commerciante con la passione dell’inventore. Ideò una una macchina affetta pane e si inventò anche il  pane  adatto per essere affettato. Ne vendette alcune macchine a panetteria locali, ma il successo non gli arrise di sicuro.

Tuttavia solo quando un imprenditore legò al prodotto straordinario  un brand ( leggi , il brand da valorizzare nelle start-up)  vedi immagine sopra WONDER BREAD e sfruttò l’allora sistema nascente televisivo pubblicitario il pane in cassetta tagliato ebbe una esplosione pandemica superando di slancio il “TIPPING POINT” ( cfr: il punto critico e gli agenti) .

Il desiderio scatenante non fu solo praticità ma anchel’ atleticità,  in quanto fece passare il messaggio salutista legato al pane in cassetta. Funzionò a tal punto che ancor oggi è uno dei brand più amati dagli americani, purtroppo mai sbarcato in Italia, che io sappia, ma altri produttori di pane in cassetta lo imitarono da noi con ottimi risultati a tutt’oggi.

2- I fratelli Mc Donald: Nel 1937 i fratelli Richard e Maurice McDonald, aprirono ad Arcadia, in California, un chiosco di hot dog. Pochi anni dopo con la loro esperienza aprirono a San Bernardino, ironia della sorte uno dei santi miei preferiti che esaltava la iniziativa privata dei piccoli artigiani,   il primo Mc donald con il sistema di vendita che ormai noi tutti conosciamo e che definiamo FAST FOOD.

All’epoca intuirono che il desiderio delle persone era  NON PERDERE TEMPO PER IL PRANZO DI LAVORO E OVVIAMENTE pagare poco.

Studiarono il modo di rendere veloce e piacevole e con bassi prezzi il pranzo tipico americano, o meglio quello che divenne poi il pranzo tipico americano. Realizzarono un menù ad hoc un sistema di processo industriale perfetto, inventarono la prima macchina friggitrice di patatine, nuove per gli USA quelle fini dette French Fries e che cuocevano prima, et voilà, chi mangiava da loro impiegava un decimo del tempo di altre parti spendendo meno della metà.

Tuttavia pur avendo avuto un notevole successo NON FURONO LORO A RENDERE MONDIALE L’IMPRESA, BENSì Ray  Kroc, che in breve liquidò i primi proprietari e rese il Brand con le sue continue evoluzioni ed innovazioni un impero mondiale.

3-S. J. Pembertons  Beh immagino che molti non sappiano chi sia, eppure tutti noi ne abbiamo bevuto del suo prodotto. Si tratta dell’Inventore della Coca- Cola. Si proprio così. Inventò la Coca- Cola come quasi medicinale, a imitazione di un famoso intruglio francese che all’inizio del 900 era molto apprezzato si chiamava Vin Mariani 

Tuttavia la sua bevanda non ebbe fortuna e la vendette per ripianare i debiti accumulati a  Asa Candler. Un facoltoso uomo d’affari di Atlanta.

Questi intui le potenzialità e attivò tutta una serie di operazioni di Marketing che resero la COCA-COLA leggendaria.

Sottolineamo: il packaging delle Bottiglietta, il posizionamento nella mente dei consumatori  (leggi il posizionamento nel marketing pandemico)  e l’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione come il cinema, e perché no i primi fast-food, distribuzione, ecc. ecc. Insomma una serie di passi vincenti che resero la coca-cola una multinazionale. 

4-Joseph Settinieri ; spero che almeno di questo nostro compaesano emigrato da Genova qualcuno di voi abbia sentito parlare. Se non altro perché è venuto a mancare pochi mesi con risalto su molti giornali italiani e  internazionali.

Fu l’inventore della Pizza Surgelata!!! Lui e la sua famiglia producevano ravioli surgelati, e lui trovò il modo di surgelare la pizza. Nel lontano agosto 1947 si inventò la ROMAN PIZZA surgelata.

Successo INIMMAGINABILE!!! Nel 1953 ne vendevano oltre 7 milioni. Ebbero la voglia di monetizzare e vendettero a una MULTINAZIONALE. Credo la Kraft ma nn sono sicuro.Oggi il mercato della Pizza Vale Miliardi di Dollari e di Euro, ed è in costante crescita.

CONCLUSIONE 

Questi 4 esempi stanno a dimostrare che a volte creare una MUCCA VIOLA (leggi qui)

NON è SUFFICIENTE PER POI OTTENERE IL SUCCESSO SPERATO.

  • Occorre intuire come diffonderlo, Dove diffonderlo, ecc (fondamenti del passaparola)
  • Realizzare il Packaging Giusto qui 
  • la distribuzione giusta.
  • Posizionamento giusto qui 
  • Ecc. ECC.

Insomma non è sic et simpliciter una PASSEGGIATA avere successo inventando un prodotto.

Ecco perché in Italia molti sono gli inventori, ma sono pochi coloro che sanno renderlo un prodotto STRA-ORDINARIO di cui tutti ne parlano.

Abbiamo ancora oggi pochissime capacità di saper sfruttare a pieno il Video di Marketing Pandemico 

Pertanto abbiamo creato un TEAM di professionisti che possano aiutare i grandi inventori italiani ad aprire il proprio Mercato, che sé LA COSA Più DIFFICILE IN ASSOLUTO .

ITALIAN BUSINESS DESIGN aiuta a sviluppare il tuo Business ed aprire il tuo mercato. 

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Il marketing delle ciliegie

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Ieri sono iniziati gli esami presso la Libera Accademia Belle Arti di Rimini.  

Una mia allieva ha voluto realizzare uno studio serio e propositivo di una azienda del suo paese che ha un prodotto stra-ordinario: CILIEGE PARADISIACHE

Guardate la foto in alto  che ciliegia, quella sotto , mentre di lato  quella comune della zona.  Non vi dico la bontà POLPOSA , me ne sono sbafate un kilo da solo in 6 ore di esami.

Questa è l’azienda.

Azienda Agricola Nino e Marisa Quartieri

Posta tra le prime colline di Savignano ed il Panaro, la terra di Nino e Marisa Quartieri si segnala come una delle più produttive di tutti i tipi di frutta, con particolari eccellenze come le ciliege, che da anni ottengono premi e riconoscimenti.
L’azienda, che da alcuni anni è anche fattoria didattica, rappresenta un perfetto binomio di tradizione e tecnologia ed offre al visitatore anche particolarità come l’acetaia con il balsamico di mele e la possibilità di partecipare alle fasi di “smielatura” e assaggio del miele.Via L. Vecchiati 1335 Savignano sul Panaro e-mail: aaquartieri@tiscali.it

vincitrice di tanti premi per le ciliegie migliori d’Italia:

http://www.myfruit.it/it/canali/articolo/articolo/ciliegie-la-migliore-ditalia-e-in-provincia-di-modena.html

Segnalo anche il Sito della città della ciliegia ove trovare spunti notevoli per il settore. 

La bravissimi Eleonora ha scritto una Mission secondo le linee guida del marketing 3.0 di Kotler per questa azienda:
Continuare ­­con passione, tecnica e sperimentazione la tradizionale coltura delle ciliegie delle terre di Savignano sul Panaro . Le nostre varietà, protette dal marchio Vignola IGP, Staccata, Grace star e Sweet, sono uniche al mondo. Prodotte dal 1990 insieme all’Università Agraria di Bologna, vi faranno sognare la primavera. L’accattivante colore rosso e il gusto dolce e croccante seducono la vista, il palato e la mente. Servizio a chilometro zero: direttamente dal ramo al consumatore. Con noi la passione diventa scienza per produrre un sapore autentico. 


Inoltre ha pianificato alcune linee di marketing giusto per ampliare il mercato e valorizzare al meglio il prodotto. Ecco alcune sue conclusioni:

  • MOTTO
    Ho ragionato sul motto. Una tira l’altra mi sembrava troppo generico perché non si riferiva a nessun specifico aspetto delle ciliegie. Allora ho fatto un brain-storming sulle caratteristiche delle ciliegie. Mi sono interessata soprattutto al fatto che quando le mangi ti macchi i vestiti se sono chiari, le mani e anche la lingua. Facendo un po’ di prove sono arrivata al motto: Macchiati di gusto.
  • PERSONAGGIO
    Poi ho riflettuto su un modo per valorizzare il motto e il prodotto nello stesso tempo. Allora ho creato un personaggio che impersonasse il carattere Ribelle: così ribelle diventa sia il nome delle varietà di ciliegie offerte alle persone sia l’appellativo del personaggio.
  • PACKAGING
    Inoltre ho pensato al packaging. Il packaging non può essere banale e tradizionale: deve essere Ribelle, e quindi rispecchiare il prodotto e la sua personalità riassunta nel marchio Ribelle. Ho associato l’idea di ciliegie al gelato. Voglio che il packaging delle ciliegie si contamini con quello di altri prodotti. Inizialmente avevo pensato ai pop corn, che sgranocchi uno dopo l’altro al cinema. Poi ho scelto la confezione a cono propria dei gelati. Di solito questo tipo di confezione è tipica delle caldarroste, dei fritti…è molto pratica e per me sfiziosa. Ho fatto degli schizzi sulla probabile struttura della scatola che conterrà le ciliegie: all’interno contiene delle cavità circolari dove sono inseriti i coni di ciliegie. Le mando in allegato gli schizzi così potrà farsi meglio un’idea di quello che ho in mente. Ho pensato questi coni ovviamente colorati: una fascia verde che li avvolge e il cono rosso con dentro le ciliegie (i colori li devo ancora decidere in modo definitivo). Dentro il cono sui lati si vede il logo con la scritta ribelle e il personaggio: quest’immagine è visibile solo dopo che si sono mangiate tutte le ciliegie del cono. Pensavo che i coni dovrebbero essere abbastanza grandi e capienti….per meglio gustarsi il sapore delle ciliegie, altrimenti non avrebbero senso e sarebbe meglio mangiare con le mani senza contenitore a cono.
  • CARTELLONE PUBBLICITARIO “INTERATTIVO”
    Poi ho progettato un cartellone con su scritte le informazioni e i contatti dell’azienda, e soprattutto con un grande foro circa circolare che riprende la forma della ciliegia. Le persone possono mettere la faccia dentro e farsi una foto, diventando parte del cartellone e possibili promotori e testimonial dell’azienda. Pubblicando la foto su qualche social network si fa conoscere ulteriormente l’azienda agricola e si stimola il desiderio di recarvisi.

Si lo so sono idee molto semplici, ma di certo non banali e Di sicuro coraggiose. Ma ricordiamoci che parliamo di una ragazza che sta completando gli studi di grafica e che si esercita per la prima volta in un settore che non conosceva fino a 6 mesi fa. Per me è stata bravissima. La passione che ci ha messo, l’entusiasmo e la costanza con la quale ha portato avanti il suo piano di marketing per l’azienda. Tra l’altro di persone che lei conosce da tempo.

Spiace però al contempo constatare la poca attenzione dell’ azienda agricola alla valorizzazione di questo prodotto eccezionale, che secondo me potrebbe avere un potenziale ENORME :

  • Zero apertura a creare un BRAND  e relativa politica
  • Zero interesse a valorizzare il prodotto sia in termini di immagini che di prezzo, infatti vengono vendute poco sopra le altre al mercato locale o in sede e … basta
  • Zero interesse ad allargare il mercato, che secondo me NON AVREBBE CONFINI dovrebbe essere solo per gourmet
  • Zero interesse magari a realizzare prodotti di trasformazione tipo marmellate et alii.
  • Zero interesse a sviluppare una delle componenti importanti della ciliegia: l’ormone del buonumore .
  • ZERO paragone rispetto al post di alcuni giorni fa sulla insalata in busta che ha un business enorme. insalata in busta

Temo ahimè che questa sia la realtà degli imprenditori italiani. Spesso  hanno la mucca viola ma non la sanno VALORIZZARE al massimo e si accontentano..  Evidentemente si accontentano senza “rischiare” di render più felici tutto il mondo.

Mi chiedo quante di questi esempi ci saranno in Italia. Spreco assoluto per tutta l’economia italiana. Solita incomprensione delle potenzialità del marketing.

A me non rimane che ringraziare la bravissima Eleonora alla quale ho dato con piacere un MERITATISSIMO 30 E LODE.

Avanti così sempre con coraggio e determinazione contro i muri dell’inerzia italica.

l’architetto del benessere.

 

In ogni impresa  ci dovrebbe essere chi pensa al benessere delle persone che ci danno fiducia e comprano il nostro prodotto o servizio. Nel senso di rendere migliore e fruibile il prodotto e facilitarne l’adozione attraverso una esperienza memorabile.

Oggi più che mai conta l’esperienza che le persone vivono quando acquistano e adottano il nostro prodotto e servizio. Tale esperienza è soprattutto sensoriale e funzionale, determina in modo esclusivo se i clienti ci daranno fiducia in seguito oppure no. Pensate semplicemente a quando aprite un pacco di pasta. Ok magari sarà di Gragnano, ma a volte è una esperienza ….. snervante!!!

  • Sensoriale poiché sono i sensi quelli per primi sollecitati.  TUTTI E CINQUE I SENSI SONO COINVOLTI NELLA DECISIONE .

leggi  post  il packaging e la sinestesia

  • Funzionale perché anche nel più importante dei prodotto l’aspetto funzionale, anche se passa in secondo piano rimane sempre importante.  Nel senso che se acquistate un prodotto top di marca , tipo un borsa L. V. questa certamente ha un valore oltre la funzionalità, tuttavia la funzionalità della stessa, fare la borsa non può essere sminuita ed anche l’esperienza del negozio o della riparazione ecc. sono Fondamentali PER alimentare il Brand stesso.

Mi chiedo se un ristoratore sia mai stato egli stesso ospite del suo locale.  Magari in incognito. Si sta comodi? Il tavolo è ben apparecchiato ? Il rumore della sala, gli odori della cucina, la luce sufficiente?

Altro esempio : un produttore di oggetti da ferramenta sia mai andato a vedere come sono la maggior parte delle ferramenta e se i suoi prodotti possono essere meglio “fruibili”, con poco.

Le boutique di negozio, hanno mai provato a cambiarsi nei loro striminziti sgabuzzini? vi siete mai chiesti perché sono così scomodi? gli attaccapanni se ci sono, uno o due? per non parlare di una sediolina.

Insomma penso che le aziende dovrebbero ingaggiare una figura che Tom Kelley chiama: l’architetto del Benessere.

Un nome che a me non piace molto ma rende l’idea. Il suo compito è migliorare l’esperienza che vive la persona che ci da la fiducia .  Magari ribaltando le situazioni esperienzaiali si  trovano soluzioni che poi magari vengono condivise con lo sperimentatore per ottenere un vantaggio competitivo.

Inoltre da considerare che il Buzz Marketing parte spesso dalle esperienze. Si racconta ciò che si vive con un prodotto, piuttosto ciò che il prodotto è!!!

Categoria Buzz marketing

A me basterebbe ad esempio che le aziende di tutti i tipi sperimentassero il packaging, spesso considerato solo un involucro e non parte integrante del marketing pandemico di prodotto.  Possibile che siano così sciatti e poco …. pensati per il benessere esperienziale?

Packaging Pandemico

Insomma oggi più che mai, sapere quale è l’esperienza che vivono i nostri clienti nell’adottare il nostro prodotto deve essere una delle priorità dell’impresa per migliorare e innovare costantemente e rafforzare la loro immagine di marca nella mente del consumatore.

Un Architetto del Benessere riuscirebbe a rendere un Prodotto Ordinario e Banale in

Uno STRA-ORDINARIO DETTO ANCHE UNA MUCCA VIOLA.

 

Lo Sperimentatore: sbagliando si impara eccome se si.

Il lunedì spesso vedo una reality dal titolo “boss in incognito”. Sorprende spesso come i Boss che si calano nella realtà dei propri dipendenti non conoscano bene a fondo le dinamiche aziendali. In particolare l’ultimo Lunedì il boss in incognito era un armatore con un bel po’ di navi trasporto passeggeri. Egli annuncia al Cda di voler fare questa esperienza in incognito per capire e migliorare il prodotto che vendono. Disse loro che lui stesso erano anni che non saliva in una delle navi di cui era amministratore e dicasi lo stesso di tutti i componenti del Cda, circa una decina, compresi quelli del commerciale, deputati a vendere il prodotto.

In pratica nessuno di loro sapeva esattamente :

  • cosa facevano
  • come producevano,
  • se le persone fossero soddisfatte
  • se il personale fosse soddisfatto
  • se magari ci fossero possibilità di ampliare il business.

O per dirla meglio, non lo sapevano  direttamente, perché sono sicuro che si affidavano ai test compilati dai passeggeri, ma non è la stessa cosa

Domanda: voi vi fidereste di un imprenditore che produce un qualche cosa, di cui non sa nulla e di cui lui stesso diffida e utilizza altri prodotti?

Io personalmente NO.

E state sicuri se mi capiterà di partire, cercherò nei limiti del possibile di evitare di viaggiare con quelle navi, non mi fido. Poiché sfruttano una ventennale rendita di posizione, fin che rende, bene. Ma poi?

Discutendo la cosa con alcuni amici industriali sembra che il fatto sia consueto. Gli imprenditori non testano il loro prodotto, lo conoscono a mala pena. Leggono solo se frutta profitto e basta. Certo ottimo, per carità, ma non credete che forse si potrebbe fare meglio, di più e soprattuto magari alzare barriere contro i concorrenti, e magari scoprire nuove opportunità.

Lo stesso dicasi del caso della macchinetta LATTISSIMA DELLA DE LONGHI di cui ho scritto da SPERIMENTATORE: Lattissima ottimo caffè ma quanti difettucci

Insomma tirando le somme manca in azienda una figura che faccia lo Sperimentatore.

Che sbagli per effettuare poi migliorie. Che testi continuamente il prodotto.

Possibile, mi domando, non si accorgano in azienda che  il packaging è sbagliato?

Possibile che non si accorgono di quanto sia scomodo quel modo di pagare?

Avete mai provato il prodotto che vendete? leggete la mia critica positiva alle macchine Lattisssima per il caffè Nespresso. Mi domando: la avete provata?

Allo sperimentatore basta anche il prototipo ZERO, o MENO Uno, per testarlo e capire come migliorarlo.

Ma sono sicuro che nessuno ci pensa perché nessuno lo testa nelle condizioni ottimali per essere testato. Oggi per esempio ho aperto un pacco di pasta, OTTIMO Prodotto, tuttavia  il packaging mi ha fatto arrabbiare era completamente sbagliato. Apertura impossibile, per non parlare delle scritte mezzo cirillico e piccole. Minuti per la pasta non c’erano, o io non li ho visti.  Poi impossibile richiuderlo, poiché il contenitore si chiude male.

  • Ma che cavolo, lo avete mai aperto il vostro pacco di pasta a casa?
  • Lo avete riposto nella credenza?
  • Possibile che non vi accorgiate quanto il packaging sia stupido e inefficiente?
  • Possibile che non vi venga in mente una idea per miglioare il packaging?

Uno sperimentatore vi darebbe delle dritte giuste, magari non  corrette, ma proprio dai mille sbagli nascono le idee migliori pe innovare. Se non si sbaglia non si innova. Ecco allo sperimentatore va data licenza di sbagliare, come quella di 007 di uccidere, prima che muoia l’imprea.

Ed invece non ci si fanno caso. E invece dovrebbero. Eccome se  dovrebbero.

La figura dello sperimentatore risulta quanto mai necessaria oggi in impresa.

Se poi non l’avete o non avete intenzione per i costi di averla, almeno affidati a consulenti esterni che sperimentino per voi. All’inizio sarà più economico, poi sono sicuro che lo metterete internamente.

Io stesso offro consulenza da sperimentatore, in quanto per primo sono uno come tanti che acquista e … critica il prodotto per il bene dell’impresa, SE ASCOLTA.

Se pensate di voler sperimentare il vostro prodotto eccomi qua confattemi sono facilmente raggiungibile.