La coda lunga è l’offerta che crea la propria domanda: nascono le nicchie di mercato

In questi giorni sto rileggendo il best seller di Anderson, ” la coda Lunga”.
Il suddetto autore ha creato e sviluppato la rivista di Culto in America
WIRED.
Una sorta di bibbia per chi è nel futuro.
Anderson nel suo libro definisce l’onda lunga come una sorta di prolungamento
della domanda dominata dai picchi del mainstream.

rappresentazione grafica della coda lunga

Mi spiego.
Il mercato si compone di domanda ed offerta, spesso una o poco più di offerte
dominano la domanda, si pensi al mercato smartphone o a quello del caffè in Italia dominato
dalla Lavazza, o da quello della pasta dominato dalla Barilla.
Tuttavia mentre nel passato i dominatori ottenevano una significativa fetta di tutta la domanda,
ora questa fetta si è notevolmente ed inesorabilmente ridotta.
Comandano sempre una buona parte della domanda, tuttavia sempre
più emergono in ogni settore dei micro mercati creati dal nulla
che soddisfano determinati desideri e piegano la volontà di chi
desidera cose specifiche adatte a s, quasi sempre latenti, vengono
a galla una volta che si incontra una prodotto più specifico o particolare.
Nascono centinaia di NICCHIE, come dal nulla per ogni genere di desiderio.
Così oggi abbiamo per esempio centinaia di nuove etichette, non ancora Brand,
delle birre, nonostante il dominio italiano della Peroni.
Ognuna per un gusto particolare, e con le sue specificità.
L’onda che parte dall’offerta dominante si propaga fino alle infinitesime parti
e si ALLUNGA e di molto, andando a incontrare i gusti e i desideri di altre persone.
A volte incrementando l’intero mercato con nuovi acquirenti, a volte
rubando acquirenti alle marche già esistenti ed erodendo loro la domanda.
In pratica Anderson non fa altro che scoprire l’acqua calda in economia con gli economisti
di secoli addietro che affermavano con forza come sia sempre l’OFFERTA che CREA LA propria DOMANDA,
la famosa SUPPLY SIDE ECONOMY, e difatti Anderson cita più volte il grande George Gilder
allievo del prof. Laffer (uno degli economisti più vituperati in Italia), il quale affermò nei suoi scritti,
a differenza di inutili prof. economia italiani che non scrivono, che
per potenziare l’imprenditorialità occorrono tasse a non oltre il 30%, figurarsi
in Italia siamo al 70%.
Poi ci sono gli HEGELIANI economisti per i quali è la Domanda la protagonista indiscussa,
colei che induce le imprese soddisfare i bisogni, pertanto va pompata coi soldi pubblici in modo
da stimolare l’offerta!!!
Ricordate i piani quinquiennali dell’URSS, si basavano su tali sciocchezze, tutta la domanda
sotto controllo e l’offerta che si adegua a un dato che è la domanda.
Ancora oggi esiste qualcuno che vorrebbe piani industriali, invece
di lasciar scorrere l’imprenditorialità a creare le proprie NICCHIE
non quelle imposte da qualcuno.
Come a dire comprimere i desideri e le volontà, e non capire la differenza coi bisogni.
L’economia avanza sui desideri, non sui bisogni, la dea Ananke battuta dalla VOLONTA’ di ognuno di noi.
Scusate ma, prima che qualcuno inventasse il telefono portatile, c’era qualcuno che andasse in giro
a chiederlo per negozi? e si rammaricava che nessuno lo avesse inventato?
Sfido tutti voi a trovare un libro di fantascienza di anni passati che riporti
la realtà odierna con computer touch screen di piccole dimensioni e telefoni portatili,
anche un film se volete. Sono sicuro che non li troverete.
L’offerta crea la sua domanda, stimola il desiderio della volontà e allunga la coda.
Per noi italiani se ritrovassimo la vena imprenditoriale che ci
contraddistingue è una ottima occasione per farci valere in tutto il mondo.
Curando le nicchie, facendo esplodere il fattore presa attraverso il raggiungimento del
punto critico, individuando nella legge dei pochi il punto cardine del mercato da creare.
Sprono tutti noi a cercare di sfruttare la coda lunga,
tuttavia lasciate perdere società di “marketing” che sono semplici
società pubblicitarie.
Marketing e pubblicità non sono sinomini.
Cercate consulenti MARKETING che sappiano sviluppare
le leggi dei pochi e dei diffusori.
E che siano GIOVANI, E GIOVANI !!!
Questo un momento storico da non farsi sfuggire.
Se poi la nostra start-up non incontra un numero sufficiente di persone
per reggere i costi, pazienza, il fallimento
fa parte a pieno titolo del successo futuro.

p.s. piccola lamentala. In italia da circa 3 anni è sbarcato WIRED. Io mi sono subito abbonato,
tuttavia con orripilanza me ne sono fuggito, poichè invece di seguire il solco di ANDERSON praticava
la solita strada decrepita con personaggi finti prof. tipo la napoleoni, esaltava il vecchio pres. della repubblica,
oppure la Montalcini e la Hack. Non un articolo italiano in linea con il pensiero del fondatore.
Dopo 3 anni di abbonamento ho disdetto. Leggo solo wired Usa.
Almeno questo desiderio della mia volontà di rispondere a una offerta migliore mi è rimasta.

il packaging e i 5 sensi: la sinestesia

Prosieguo il tema dell’ultimo post proprio per affermare con forza
l’importanza del packaging per la diffusione viral pandemica di un prodotto.
Importanza che però non travalica giammai il prodotto stesso,
il packaging non può supplire alle carenze qualitative e quantitative
del nostro prodotto, spesso derivanti da una mission pandemica poco
sviluppata se non miope.
Pertante il re è il prodotto, ma il packaging è il vicario,
e tutti sanno quanto conti la figura storica del vicario.
Molti esperimenti sensoriali confermano che i 5 sensi sono investiti insieme
nelle scelte che ogni giorno facciamo.
L’udito, la vista, l’olfatto, il tatto e il gusto.
Il packaging a loro deve tutto e non solo.
Si è scoperto che i 5 sensi si attivano in modo diverso a seconda dei contesti in cui
si trovano.
Pertanto in un certo ambiente il nostro udito percepisce gradevole un suono
che risulterebbe sgradevole in altro.
Questa scoperta, abbastanza recente, ha di fatto messo fine alle innumerevoli
prove test da laboratorio, poichè ciò che risultava estremamente gradito in un ambiente
asettico, quale è un laboratorio, non lo era quando lo stesso prodotto veniva poi venduto
in un contesto competitivo come un supermercato.
Ricordo al riguardo il famoso esempio FALLIMENTARE della Coca-cola che
per respingere l’avanzata della Pepsi spese milioni di euro in test di laboratorio
pur di avvicinarsi alla qualità percepita dal consumatore della pepsi.
Risultato dei test fece cambiare la formula storica, la New coke fu immessa sul mercato
e BOOM , FALLIMENTO ASSOLUTO.
I grandi capi della Coca non avevano considerato che la Pepsi aveva un gusto diverso si,
ma anche un modo di vendere e una mission coerente con quel gusto.
Lo stesso gusto non poteva valere per la coca cola,
della pepsi che rendeva coerente il gusto pepsi, mentre non lo era con il mondo coca -cola.
La Coca Cola tornò su sui passi, valorizzò il Brand con azioni coerenti con la sua mission,
a dire il vero attualizzò la mission,
difendendo la sua coca e al contempo respinse attaccando diversamente l’assalto pepsi.

I Sensi rimandano tutti a una memoria che può essere positiva o negativa.
Un enorme serbatoio nel quale incameriamo tutte le nostre esperienze sensoriali che elaboriamo
per costruirci il mondo in cui viviamo.
Dalla memoria si generano i fenomeni di brandig, per cui l’errore della coca cola
fu prorpio quello di non tenere in considerazione questa memoria sensoriale
tanto preziosa quanto difficile da creare e ricreare.
(si capisce ora la corsa ad acquisire brand vecchi ma con una memoria,
tipo pucci, roger vivier).

La memoria si crea con l’esperienza sensoriale di tutti e cinque i sensi che
lavorano in modo completare, si ottiene così la SINESTESIA.
La SINESTESIA è una parola che indica come due o più sensi COMPLETANO le sensazioni
ricevute e interpolano le sensazioni.
Un colore che richiama un sapore, un gusto che richiama un tatto, un odore che richiama un suono.
Molto usata in poesia tipo: il colore del suono, urlo nero, odorino amaro ecc. ecc.
Gli studiosi ancora non lo conoscono a fondo, ma di sicuro sappiamo che
i 5 sensi lavorano in sinestesia.
Il packaging moderno deve pertanto fare tesoro di questo nuovo concetto,
e coniugare :
– vista con la grafica
– udito con i suoni (ad es. in un negozio o in web) ma anche il tono al telefono
– olfatto con giusti odori, quando si apre un pacco che odore ha??
– tatto la confezione dovrebbe essere gradevole al tatto e rilasciare sensazioni coerenti col prodotto
– gusto il gusto forse se il prodotto è no-food potrebbe non rientrare, ma avete mai mangiato un biscotto
o bevuto una coppa di champagne prima di comperare uno smoking? io si e vi assicuro cambia tutto.

Per il packaging moderno la sinestesia è la nuova fronteria,
e chissà forse nasceranno esperti in sinestesia per la vendita dei prodotto,
o window planner sinsestetici.