la coda lunga, le nicchie, le persone , il passaparola e il paradosso della scelta

 

In questi giorni sto affrontando in aula la tematica relativa al prodotto stra-ordinario leggi qui e alla sua naturale e futuristica evoluzione dovuta alla coda lunga.

Come ho scritto tempo addietro (leggi qui) la coda lunga  non è altro che la esplicitazione del motto del grande economista francese a cui noi di ITALIAN BUSINESS DESIGN ci ispiriamo:

L’OFFERTA CREA

SEMPRE

LA PROPRIA DOMANDA.

Corollario: poi però occorre verificare che la domanda possa essere sufficiente per realizzare un Business capace di generare profitto.

Il bellissimo Libro da cui tutto è partito scritto da Anderson    dal titolo: LA CODA LUNGA, afferma in sintesi due REGOLE DI BASE per la creazione della coda Lunga:

  1. Il mercato deve offrire qualsiasi cosa
  2. Aiutate le persone a trovare le cose che desiderano

Se nel mondo del digitale si è fatto particolarmente tesoro delle indicazioni strabilianti ed anticipatorie del libro, considerato che è stato scritto circa nel 2006 da un articolo pubblicato su WIRED del 2004, leggi qui articolo originale.  ( Non entro nel merito delle innumerevoli implicazioni di Web Marketing, potete trovare in rete migliaia di siti che ne parlano, vi consiglio però sempre di leggere e ri-leggere il libro, poiché spesso chi parla nel mondo del digitale ne travisa grandemente.)

Nel mondo reale invece penso che non si sia ancora potuto sfruttare al massimo. Oppure si è esagerato. Mi spiego.

Anderson afferma che il primo supermercato al mondo il King Kullen fu il primo esempio di attuazione sul piano reale della coda lunga. Uno spazio fisico limitato ben organizzato che offriva alle persone la possibilità di scegliere tra varie tipologie di prodotto e di marche. Con comodità e prezzi bassi.

Insomma la Coda Lunga inizia a manifestarsi con questo esempio. Altro esempio riportato da Anderson è stato il catalogo di SEARS,  ROEBUCK and Co.   La coda lunga di tantissimi oggetti su un catalogo consegnato a casa e dal quale si poteva scegliere i desiderata. Spediti con celerità e  garantiti nel rimborso se non graditi o rovinati.

Oggi possiamo verificare come la CODA LUNGA sia attuata  in tutti i negozi commerciali. Dal piccolo genere alimentari ai giganteschi centri commerciali, siamo sopraffatti dalle offerte di ogni genere. Eredità di un passato che si è dimostrato vincente, una offerta ampia di prodotti garantiva migliori introiti.

Tanto più oggi che  in tutti i settori si  sono moltiplicati i produttori, grazie alla  DEMOCRATIZZAZIONE  DELLA PRODUZIONE, i negozianti hanno aumentato a dismisura le offerte di prodotto sia di tipologie che di marche.

  • Tuttavia chiediamoci è proprio così profittevole ?
  • Vale sempre?
  • E alle persone che entrano in un negozio che effetto fa?

Premesso che scegliere fa sempre piacere,sembra però che di fronte a TROPPA VASTITA‘ di scelta ci blocchiamo e alla fine rinunciamo. Numerosi test dimostrano che esiste un limite per poter scegliere, superato il quale si ottiene l’effetto opposto. In dialetto marchigiano si direbbe:

LO TROPPO STROPPIA

Si chiama IL PARADOSSO DELLA SCELTA, l’effetto dato dalla incapacità di scegliere a fronte di troppi prodotti che ci vengono presentati. A me succede spessismo, quando entro in un negozio super affollato di roba, o lungo le corsie dell’IPER.

Troppa scelta, vado in confusione ho paura di prendere una fregatura. CONSEGUENZE TIPICHE:

  1. NON SCELGO ergo NON COMPRO
  2. SCELGO IL SOLITO CHE CONOSCO, se lo trovo facilmente sennò desisto
  3. SCELGO IN BASE A PROMOZIONI DI PREZZO O QUANTITA‘ , se ben visibili

Anderson sul suo libro affroNta la questione nel capitolo  Troppa scelta? a pag. 168-170. e racconta dell’esperimento fatto con offerta di marmellata. Una volta con 6 gusti, una seconda con 24 gusti. Risultato, si vendeva di più quando sul banco c’erano solo 6 gusti. Conclude l’autore:

I clienti sembravano confusi, persino oppressi, dall’abbondanza: perchè mai avrebbero dovuto diventare degli esperti di marmellata per scegliere con sicurezza? ….L’indecisione e il rimpianto degli acquirenti peggioravano le cose. All’improvviso sembrava tutto troppo complicato.”

Se la coda Lunga ha un effetto positivo sulle vendite, se troppo LUNGA e indirizza in MODO generico, ovvero a coloro che NON sono Esperti, annulla la sua spinta positiva, di conseguenza ottiene l’effetto opposto. Non apre un Mercato.

“Con l’aumento della scelta iniziano ad affiorare gli aspetti negativi derivanti da una moltitudine di opzioni. Se la scelta cresce ulteriormente i fattori negativi si intensificano, fino a farci sentire sovraccaricati. A quel punto, la scelta non è più liberatoria, ma SPOSSANTE, quasi tirannica”.

Come detto se per realizzare una coda lunga occorre offrire qualsiasi cosa come seconda regola però occorre far si che le persone siano aiutate a trovare ciò che desiderano.

Occorrono i “FILTRI” per agevolare la scelta e soprattutto stimolare il Passaparola, leggi  fondamenti del passaparola.   Il passaparola infatti risulta decisivo per creare il mercato e riunire tutta la domanda delle persone che desiderano prodotti particolari, diremmo di nicchia. Solo che il passaparola si scatena se AGEVOLIAMO LA SCELTA E INVOGLIAMO LE PERSONE GIUSTE NON IN MODO GENERICO. (leggi buzz marketing)

Se nel mondo del Web Marketing i filtri sono alla base di ogni strategia, nel mondo reale questi sono poco o nulla utilizzati.

Per FILTRO intendiamo un qualche cosa che aiuti a cercare meglio, a stimolare le persone giuste nella soddisfazione dei propri desideri, selezionare meglio. Filtrare non è altro che un’azione  di ELIMINAZIONE e SELEZIONE a fronte di una ENORME SCELTA.

Tempera in un qualche modo la CODA LUNGA. In questo modo si cerca di SCOVARE UNA DOMANDA specifica di appassionati desideranti, che possano essere si spera sufficienti per il nostro prodotto.

COME ATTUARLO?

Con assoluta CREATIVITA’!!!!

Torniamo all’esempio delle marmellate. Se Ci rivolgiamo a un pubblico generico, 6 tipi diversi di marmellate sono più che sufficienti per soddisfare il desiderio della scelta e che non risulti tirannica.

TUTTAVIA. Se intendiamo creare un mercato con le persone ADORANTI la marmellata, beh a queste persone 6 marmellate NON sarebbero sufficienti, e a dire il VERO non lo sarebbero nemmeno 24, ma di sicuro per loro sarebbe meglio. Immaginiamo che per gli amanti della marmellata una offerta di coda lunga con 200 marmellate sarebbe UNA GODURIA PAZZESCA. Una tale Negozio, se esistesse, scatenerebbe un PASSAPAROLA tra gli appassionati IMPRESSIONANTE. Poi bisogna vedere se produce Business. Ma di sicuro il mercato ci sarebbe.

Altri esempi. Per coloro che offrono troppi prodottti in maniera indistinta suggerisco di FILTRARE L’OFFERTA  IN modo da non opprimere le persone, magari in base a :

  1. Stagionalità: prodotti tipici del periodo e basta. o in enorme evidenza
  2. Regionalità: prodotti di una solo regione diviso per settimane
  3. Nazioni: prodotti da altre nazioni per alcuni giorni
  4. Dolce o Salato: in evidenza
  5. Colori: tutto bianco, tutto rosso, tutto marrone, ecc. ecc
  6. Piccante e Piccantissimo
  7. Rotondo o Quadrato
  8. Ecc. Ecc.

Insomma non buttate là in modo confuso tanta roba, offrite dei filtri che possano indirizzare le persone. Chissà magari individuate anche nicchie INASPETTATE da poter meglio servire e dominare. Scatta così il Business.

 

 

 

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Marketing pandemico per la comunicazione di impresa di impresa grafica specializzata: il caso della gicherstampa

 

Giovedì sono stato a consegnare dei lavori grafici  di alcuni ragazzi delle  classi  dell’IIS V. Bonifazi di Civitanova Marche ove insegno Religione. Un favore fatto ai ragazzi in quanto erano in ritardo per partecipare al concorso e per il fatto che l’azienda che aveva lanciato il concorso era nel Comune di Fermo, ove risiedo.

La ditta è la GICHERSTAMPA, produttrice di etichette adesive per vini. La storia dell’Azienda la potete leggere QUIRiassumendo brevemente, l’azienda nasce come semplice impresa di grafica per poi specializzarsi nel corso del tempo scovando una nicchia remunerativa nel settore etichette adesive per i vini, dove ormai da anni in alcune zone d’Italia risulta Leader di mercato. 

Ha lanciato questo concorso di grafica per la realizzazione di una etichetta da vino innovativa e creativa. Con un bel premio in denaro. I nostri ragazzi ci si sono naturalmente buttati a capofitto.

Ho avuto modo di parlare con il Sig. Vittorio, titolare appassionato dell’azienda. Mi ha fatto vedere il processo produttivo, le sue macchine nuovissime per la realizzazione di etichette vino. Ho notato tutto il personale vestito con felpe rosse aziendali. All’apparenza mi è sembrato tutto in ordine e perfettamente efficiente.

Poi parlando con il titolare ho fatto alcune domande che mi interessavano sul marketing. Mi ha detto che il principale veicolo di comunicazione con il mercato sono gli agenti di commercio, “sennò come fai?”, i quali hanno consolidato la loro presenza sul mercato da anni. Mi ha detto, se non ricordo male, che la Gicherstampa è presente principalmente in 3-4 regioni, tipo Marche, Umbria, Puglia e …(nn ricordo).i

Inoltre che nel 90% dei casi il lavoro grafico viene direttamente dall’azienda vinicola, anche se loro hanno 4 ragazzi che lavorano sopra agli aspetti grafici. (sospetto solo per la messa a punto del prodotto).

Una frase del Sig. Vittorio mi ha colpito:  “Nel Mondo del Vino vige una massima: 

OTTIMO VINO PESSIMA ETICHETTA

BELLA ETICHETTA PESSIMO VINO.”

Penso e credo che sia una di quelle stroNzate assolute della tradizione  italiana, uno dei motti più cretini e limitanti il prodotto in assoluto.

UN PRODOTTO ECCELLENTE

DEVE AVERE UN 

Ecco spiegato perché la Francia rimane ancora inarrivabile. Se i nostri produttori di vino la pensano così, possono continuare a vivere sonni tranquilli.  Loro sono 70 anni che fanno marketing e curano in modo maniacale il Brand e il packaging.

Come sapete essendo affetto da grave malattia compulsiva, subito questa colpisce il mio cervello e mi fa elaborare mille strategie per migliorare il marketing di questa splendida impresa, come se fossi ingaggiato da ITALIAN BUSINESS DESIGN.

La mia prima riflessione è stata questa. Tipica impresa italiana, a conduzione familiare, con passato di crisi che nel tempo si è ricavata una nicchia di mercato, quella delle etichette da vino, che fino a quando riesce a stare sul mercato con tempi, prezzi e presenza sul territorio nulla può rovinare la festa. Tuttavia mi chiedo: non è proprio questo il momento del pericolo ? il momento di pensare a come aumentare le nicchie, allargare il mercato o meglio ancora INVENTARSI UN NUOVO MERCATO? LEGGI QUI

Seconda riflessione personale. Penso che il 90% delle imprese italiane sono come questa. Non sfruttano le innumerevoli opportunità proprio nel momento migliore delle loro attività, in questo caso confermate dalla confortanti parole del sig. Vittorio sull’azienda.

Sulla base di questo incontro mi sono venuti in mente alcuni AZZARDI di MARKETING  fedele al motto del grande SETH GODIN :

LA PRUDENZA E’ RISCHIOSA

  • PRIMO:  AMPLIARE IL il mercato delle etichette ad altri settori oggi in massima esplosione la Birra leggi QUI.  Magari ci hanno già pensato, non saprei, ma di sicuro è un settore nuovo ove poter imporre la loro professionalità e vantaggio competitivo, se lo hanno. Idem anche per il settore Confetture Bio, Marmellate Bio, settori che viaggiano a una crescita di oltre il 10% annuo, e che spesso mostrano etichette assai modeste. Insomma sfruttare tutte le CODA LUNGA DI TUTTI I SETTORI IN FORTE CRESCITA.
  • SECONDO: Ampliare offerta con  un servizio di grafica e comunicazione a tutto tondo. Se non si è in grado all’inizio con le sole forze interne, non so quanto siano bravi i ragazzi che lavorano alla grafica, realizzare una rete di OUT-SOURCING con importanti grafici di zona per collaborare in CO-WORKING.  In pratica le imprese che si affidano alla gicherstampa possono avere anche un servizio grafica completo, fino al packaging, purché sia di tipo innovativo.
  • TERZO: Migliorare e sfruttare il WEB per farsi conoscere e per dare VALORE AL BRAND. Iniziare una azione di LEAD GENERATION seria e professionale, indirizzata soprattutto all’estero, (se i costi di trasporto lo consentono), magari sfruttando il gusto del made in Italy della grafica. Il sito è realizzato in modo assai antiquato,
  • Quarto …….. Gratis non posso dire tutto….. ; ))) 

Faccio comunque i complimenti a questa bellissima realtà del Fermano, con la speranza che i miei ragazzi possano essere i vincitori del  concorso e poter di nuovo scambiare due chiacchiere con il Sig. Vittorio, con il quale a dire il vero per la maggior parte della chiacchierata abbiamo parlato di comuni visioni artistiche e religiose.

Grazie ancora della visita e pregherò per la vostra impresa.

a presto

Il coraggio di vendere l’Idea imprenditoriale. Ce l’avete?

A volte chiedo cose banali, e ottengo risposte filosofiche. La cosa potrebbe andar bene per un esame di italiano o di storia o filosofia, ma nel campo della economia e specialmente del Marketing è deleterio. In questo mio blog di marketing pandemico proviamo a porci questa domanda semplice e banale : SI VENDE STO PRODOTTO O idea imprenditoriale?

La risposta spesso risulta fumosa, infarcita di numeri, soprattutto il prezzo, tendente al ribasso e di pie illusioni. Poi ci si immerge nella spiegazione tecnica del prodotto, di come è fatto, del tempo che vi vuole nel farlo  ecc. ecc. 

Cose di cui in genere a me personalmente e ad un eventuale cliente interessa POCO o NULLA.

INSOMMA pur essendo BASILARE VENDERE LA NOSTRA IDEA-IMPRENDIORIALE o 

prodotto stra-ordinario 

Ciò SPAVENTA ASSAI.

Perché ciò che spaventa maggiormente chi ha idee imprenditoriale e fa impresa    c è proprio 

la VENDITA.

MA

Se NON si vende significa totale fallimento della nostra Idea e pertanto della nostra “esistenza” e quella poca auto-stima che abbiamo se ne vola via.  (Chissà le risatine del coglione di turno che ci aspetta al varco a rimarcare quanto siamo fregnoni.).

Invece dovremmo avere la forza di dire a noi stessi ripetutamente questo MANTRA:

FALLISCE L’IDEA imprenditoriale 

NON FALLIAMO NOI

Le nostre idee imprenditoriali  possono essere banali all’inizio   e non riuscire ad aprire un mercato. In pratica Non attira sufficiente domanda è clienti. Ma ciò non toglie che il coraggio dimostrato per metterla in pratica e testarla da solo vale tantissimo per noi e per tutti. 

Nei paesi anglosassoni saremmo degli eroi veri e propri.

Mi fanno ridere i premi dati alle idee imprenditoriali da parte di camere di commercio, fondazioni bancarie e istituzioni varie. Tipo, premio alla seguente start-up per aver realizzato QUESTO e quell’altro oggetto.

DOMANDA capitale:   ma …… Si VENDE STO PRODOTTO? Apre un Mercato?  Oppure è solo una bella Idea imprenditoriale?

Il premio non lo da i cervelloni dall’alto della loro ideologia, il premio é aprire un mercato con  domanda e offerta, ovvero il Nostro Mercaato fatto con   le persone giuste che capiscono per prime la validità del prodotto e iniziano a diffonderlo. Poi spetta all’imprenditore alimentare questi primi successi pandemici, come una fiammella da proteggere in modo che sappia appiccare il fuoco.

Altro che Premi ridicoli, in genere pagati  con le nostre tasse o risparmi, specie dalle camere di commercio o banche. 

Aprire un Mercato di domanda e offerta  è DIFFICILISSIMO.

Spunti per chi inizia avventura imprenditoriale: 

Il solo Modo di sapere se riusciamo a farlo è creare una impresa. Partire dai primi prototipi e poco a poco  col tempo crescere, CERCATE LA VOSTRA  nicchia. Chiedete il Permesso di alle persone di poter offrire il prodotto: permissione marketing.

Occorre TEMPO per aprire un mercato. Dovete sempre migliorare e cercare di individuare le persone giuste e cosa desiderano (bisogni e desideri)

Se avete una IDEA IMPRENDITORIALE  realizzate subito UN PROTOTIPO  in modo concreto e TESTATELO. Provate a Venderlo SENZA PAURA.

SIATE VOI I PRIMI venditori del prodotto.

 Poi cercate chi possa sostituirvi ampliando il mercato. 

Solo così potete capire come migliorarlo per attirare le persone giuste e diffondere il PASSAPAROLA. (Cfle basi del buzz marketing ).

Tutto il mio blog di marketing vuole aiutarvi a cercare di realizzare un prodotto straordinario (come si realizza mucca viola e il buzz marketing)  

E poi verifichiamo  che sia in grado di attrarre le Persone che io chiamo agenti pandemici .

Da loro e solo da loro partono le infezioni di Marketing virale che sono in grado di scatenare una pandemia.

Occorre però il CORAGGIO DI SAPER VENDERE L’idea imprenditoriale. 

E magari accettare di fallire

A TESTA ALTA

DA EROI

battuti ma non SCONFITTI. 

Leggete anche : ELEGIA DEGLI ERRORI

Il fallimento Marketing della bibita One-o-One: ricordi giovanili

Sono appena tornato da un viaggio breve in Puglia e mi sono imbattuto in una “madaleine” dei mie anni giovanili.

Un supermercato aveva in vendita la mitica One-o-One della San Pellegrino. Ricordo che avevo circa 15-18 anni e bevevo regolarmente due bibite la Coca-cola, monopolista assoluto del settore cola e la Rc Cola d’estate che riuscivo a trovare all’epoca facilmente ora sparita in Italia. Quest’ultima è di gran lunga ritenuta la miglior cola del Mondo nata nel 1905, ma non è riuscita a scalfire la potenza della Coca-cola e della Pepsi in Usa e nel Mondo. Anche se continua a servire una Nicchia di appassionati irriducibili, ma non più in Italia ahimè.

Tornando alla mia memoria, ricordo che la One-o-One mi piaceva, era vicina al chinotto e sembrava più dolce rispetto alla monopolista. Usarono i migliori mezzi di comunicazione dell’epoca per lanciarla, dato che si prevedeva nel 1988 che le bibite gassate sarebbero cresciute del 10% annuo per molto tempo (ovvio che nessuno ancora prevedeva il boom dietistico della Gatorade).

Ecco uno spot famoso e che ricordo molto bene lo potete vedere su questo sito con gli spot famosi anni 80.

http://www.tecata.it/index.php/dettaglio-video/mediaitem/2276-sanpellegrino-one-o-one-cola-1988

All’Università poi ricordo il prof. di Marketing e di Strategia che analizzava il caso in modo assai dettagliato e con enfasi. Infatti si pensava che potesse scalfire il monopolista coca-cola. Ricordo che la San Pellegrino si dissanguò a livello pubblicitario. Inserì la bibita anche in una famosa serie tv all’epoca forse la più seguita si chiamava: la classe  Terza C.

Il loro Mantra- Claim, leggi importanza del mantra- claim ,  erano: “Cento bollicine e una stella”

“Nata in Italia, come tutti noi”.

Risultato Marketing:  dopo -3 2 anni di spese immani conquistarono appena il 2% del mercato. In particolare al sud arrivarono al 4-5% ma al centro-nord poco meno dell’1%.

Fecero anche causa alla Coca-cola per posizione dominante. La persero a quanto so. E ne subirono una da parte della concorrenza per imitazione di prodotto.

Certo che sti cervelloni della San Pellegrino potevano aspettarsi che il Leader di mercato le provasse tutte per fermarli, in primis gli sconti quantità. D’altronde la Coca fece lo stesso con la Pepsi ed in alcune parti del mondo vinse, ma ….. non negli Usa ove la Pepsi giocando sulla diversificazione di prodotto e immagine del Brand nella mente dei consumatori in pochi anni scavalcò la Coca.

Insomma cosa ci insegna questa storia?

  1. I soldi spesi a profusione per la comunicazione aziendale,  pur intrigante e ottime, non garantiscono da sole il successo. Meditate gente della pubblicità, fosse facile lanciare e vendere un prodotto.
  2. Ci vuole il prodotto. A quanto so fecero dei test, anzi molti test, per sapere il parere delle persone. Sembra che fu apprezzattisima rispetto alle concorrenti. Tuttavia trascurarono il fatto che i test sono alla cieca, mentre lo stesso Brand conta nel gusto. Non si beve solo con il palato, ma con tutti e cinque i sensi e la ragione e i sentimenti. Sembra strano ma è così. Godin direbbe : l’Ottimo è pessimo. la strategia di marketing pandemico per realizzare una mucca viola
  3. Penso inoltre  che il prodotto in se fosse troppo simile alla coca, non fu percepito come una novità rispetto alla coca. Ed in pratica non ebbe successo
  4. La San Pellegrino all’epoca partì con una politica Top Down, ovvero dall’alto verso il basso. Forse sarebbe stato il caso di fare il contrario, con politiche mirate alle persone giuste, come nello spot. Nei locali giusti di nicchia, dove magari si praticava la novità sportiva dell’epoca ovvero lo skate. Insomma una cosa simile alla Pepsi ma in chiave italiana. gli stimoli del passaparola
  5. Il loro Motto faceva leva sulla Italianità. Tuttavia non vi era traccia nel brand dei colori nazionali, ne mi sembra sponsorizzassero squadre nazionali altro. Insomma le parole non furono supportate dai loghi e dai colori. I colori infatti scimmiottavano quelli delle pepsi, ovvero quelli della bandiera americana. Perché mai? Almeno nei colori si poteva sfruttare meglio.
  6. Il tempo. Non è che l’epoca fosse poca incline ad accettare un prodotto alternativo nel settore Cola? Ovvero forse oggi con l’esplosione della la coda lunga nella birra potrebbe avere maggiore successo rispetto all’epoca ove il monopolio era la legge della massa, Chissà se la SaN Pellegrino la riproponesse forse oggi sarebbe meglio accettata magari con un profondo restyling.
  7. Errore grave secondo me è stato sottostimare il potere di fuoco del monopolista che puntualmente ha attaccato su tutti i fronti il nuovo entrante. start-up e concorrenza

Scusate la supponenza dell’articolo. Non sono un esperto del settore. Ho vissuto l’epoca e la memoria mi ha riportato a  quell’epoca e a quella dei mie studi ca foscarini. Magari qualcuno di voi potrebbe meglio illustrare quanto accaduto con dati e fatti meno noti. fallire e rinforzarsi

Comunque onore alla San Pellegrino, che ha provato ma ha fallito e poi intrapreso altre strade di successo. Di certo

I fallimenti sono linfa vitale per l’imprenditore anche se sono assai duri da digerire.