l’innova-attore maker dallo spirito jugaad

 

 

La scorsa settimana ho partecipato a un interessante convegno dal titolo  INNOVATTORI A Civitanova Marche. Organizzato dall’assessore Sara Giannini della  regione Marche in collaborazione con la SVIM,  una azienda che tanti anni fa fui chiamato a fondare insieme al mitico Catervo Cangiotti e al rettore del politecnico di Ancona Prof. Pacetti, con la collaborazione dell’allora Segretario Pietro Marcolini.

Una convention sulla carta interessante, specie quando si parlava di come le istituzioni possano stimolare e sostenere le persone e le imprese che intendono fare innovazione.  Una spinta alla speranza per  sviluppare una nascita di nuove realtà imprenditoriali innovative.  ( Interessante che sempre ieri a fermo la camera di commercio con il suo studio annuale curato dai due miei amici ex compagni di strada nello scoutismo M. Colombi e M. Marcatili abbiano evidenziato come molti giovani, quasi la metà, hanno interesse a metter su una propria attività)

Tralascio il mio perfettismo che  spingerebbe a fare polemica sulla organizzazione, ne ho già discusso con mia moglie che lavorava in Svim e che riferirà ai suoi colleghi.

Quello che mi preme sottolineare sono le cose essenziali che alla fine penso siano emerse anche se in forma velata e che invece ritengo  debbano essere messe in evidenza.

L’INNOVAZIONE TANTO PER FARE INNOVAZIONE NON PRODUCE START-UP DI SUCCESSO O IMPRESE COMPETITIVE.

Faccio un paio di esempi: le imprese automobilistiche americane SOLO nel 2007 spesero 16 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, risultati?…. sono sotto gli occhi di tutti, le loro quote di mercato sono crollate!!!!! a favore anche di chi spedendo molto ma molto in ricerca e sviluppo ma semplicemente creando mercati di nicchia nuovi, si sono accapparati fette di mercato.

Altro esempio nel farmaceutico: la Big Pharma investe il triplo in ricerca in sviluppo rispetto a 20 anni fa, eppure il numero di medicinali immessi sul mercato è meno della metà del 1997. Certo qualche economista parlerà di curva decrescente, marginalità, ecc. ecc. ma allora perché continua a gettare soldi inutili se ha raggiunto il picco di convenienza?

Ultimo clamoroso esempio :Ricordo che la KODAK con il suo reparto di ricercatori, per prima arrivò a sperimentare il digitale della fotografia. Ma non si sa per quale motivo, portò avanti il suo prodotto stra-ordinario, la sua mucca viola, la quale però come tutte le mucche, primo o poi muore. E loro pur avendo una altra mucca viola sotto mano, la scartarono, risultato FALLIMENTO.

Alcuni banali esempi di come in sè la innovazione non porta da nessuna parte, a dispetto di quello che si pensa. Quello che invece aiuta a sviluppare l’economia è la capacità adattiva e innovativa che proviene dal basso, ovvero dalle persone che si ingegnano in modo frugale, cercando di soddisfare desideri in modo frugale. Una innovazione dal basso verso l’alto.

Secondo numerosi studi universitari esiste una debole correlazione tra la spesa effettuata per il reparto R&D e la sua prestazione in termini di sviluppo e marketing del prodotto, tale da generare un ritorno significativo finanziario. In pratica non è che con più finanziamenti alla ricerca innovativa, come detto dal simpatico spagnolo nel suo studio da Bruxells in un inglese maccheronico, patapam noi si ha innovazione di prodotto e sviluppo. Molte mega azienda sono nate da innovatori frugali tipo:

– Ferrero

-Heinz

– Illy

– Smith & Swesson

Confronta: https://pandemiapolitica.com/prodotti-stra-ordinari-pandemic/

Occorre stimolare le innovazioni provenienti dal BASSO, con lo spirito che in in INDIA si chiama:

JUGAAD. TErmine hindi che indica l’arrangiarsi innovativo; una soluzione che nasce dalla ingegnosità e dall’intelligenza; un pieno di risorse.

la JUGAAD è una strategia di crescita RIVOLUZIONARIA. 

  • e’ UNA ARTE CORAGGIOSA DI IMPROVVISARE SOLUZIONI GENIALI.
  • Un modo stra-ordinario, come una mucca viola di godiana memoria,
  • Il  pensare e il risolvere problemi, con creatività e ingegno, specie nelle difficoltà.
  • Come individuare audacemente le opportunità per anche nelle condizioni più avverse per trovare soluzioni efficaci ed efficienti.
  • Superare le  situazioni di carenza di risorse di tutti i tipi.
  • Pensare in modo semplice e frugale
  • Seguire l’istinto
  • Capire i desideri delle persone e stimolarli a venir fuori
  • Infine è  FARE DI PIU’ CON MENO.
leggi il mio post: https://pandemiapolitica.com/2014/05/18/il-marketing-pandemico-sposo-della-jugaad-innovation/

Ecco è lo spirito JUGAAD  che deve essere sostenuto e moltiplicato (mi sto scervellando per trovare un termine adatto in italiano).

Uno spirito che parte dal fatto che le innovazioni sono il risulTato di come si apronoi mercati nuovi , non su quelli già esistenti.  Il presidente Obama allo scopo di incentivare la innovazione dal basso ha lanciato nel 2007 la IPSC, in Francia il Sustem-D, anche in inghileterra dal 2010 ci sono progetti per agevolare iniziative innovative dal basso.

Non programmi mega top down, ma aiuti e servizi SOLO A QUELLE INNOVAZIONI DAL BASSO CHE STANNO EMERGENDO E STANNO AVENDO I PRIMI POSITIVI RISCONTRI. Aiutandoli a crescere nella direzione più ampia possibile.

Non attraverso uno screening ante, ove alcuni sapientoni si ergono a filtri, ma uno screening post evento. Una volta che l’innovatore Jugaad ha reso possibile i primi successi a quel punto lo si incentiva pe moltiplicare la pandemia politica.

ECCO LA COSA PRINCIPALE SAREBBE CREARE SPAZI DI CO-WORKING ove gli imprenditori innovatori dallo spirito JUGAAD possano almeno realizzare le loro idee, poi provarle cercando che ci sia UN MERCATO ( come la coclusione dell’assessore, se non si vende non si va da nessuna parte…). Poi  si incentiva la esplosione della innovazione JUGAAD. Un lab-co-coworkin ove condividere le pazze creatività .

Se a questo si aggiunge che sta esplodendo nel mondo la voglia del fare grazie alle attuali tecnologie, infatti stanno nascendo molto LAb di MAker in tutta  Italia, possiamo dire che la direzione intrapresa è quella giusta, ma  manca sempre una cosa. https://pandemiapolitica.com/2013/09/03/makers-dalla-passione-alla-visione-di-una-mission-per-un-prodotto-stra-ordinario/

Occorre tanto coraggio   e tanta passione e saper realizzare un MARKETING PANDEMICO DALLO SPIRITO JUGAAD .

Il momento attuale è ASSOLUTAMENTE favorevole,  dominato dalla Long Tail, coda lunga, come direbbe Anderson, citato dal Sig. Manfredi della CNA senza però approfondire le sue tematiche,  permette oggi di far emergere la vision JUGAAD.

https://pandemiapolitica.com/2013/12/09/audio-del-mio-intervento-la-coda-lunga-del-marketing/

SAPER FARE MERCATO, essere frugali e Flessibili
SAPER RISCHIARE  E RIPROVARE E SPERIMENTARE E RIPROVARE.

Questo dipende dallo spirito JUGAAD delle persone, essere flessibili, pensare in modo frugale e innovativo, con mezzi NON STRUTTURATI e rigidi.

Penso anche  si possa ideare una formazione  INNOVATIVA e UNICA che  trasmetta il pensiero JUGAAD in modo da far emergere lo SPIRITO IMPRENDITORIALE CREATIVO INNOVATIVO DEI MARCHIGIANI E PERCHE’ NO, ITALIANI.

L’innovazione fine a se stessa non è detto che si trasformi in impresa vincente, anzi nel 99% dei casi proprio l’innovazione pianificata è quella che non funziona.

Occorre formare le persone in modo che siano pronti alle sfide del mercato, da ciò può nascere una innovazione, che magari sappiano affrontare  le mille avversità, tuttavia solo dalle avversità si potranno cogliere le oppurtinità, in pratica una scuola che parta dalle persone pronte ad affrontare i rischi CON SPIRITO JUGAAD , NON ELIMINANDO I RISCHI MA OFFRENDO LORO LE ARMI PER AFFRONTARLI.

 

 

La coda lunga della Birra in Italia

In Italia negli ultimi anni si assiste a un fenomeno molto interessante nel settore del Beverage. Una esplosione di micro aziende che producono birra. L’associazione Birrifici italiani ne conta ben 450.

Approfitto di questo interessante fenomeno per spiegare il concetto della Long-tail ovvero la coda lunga.

  • I leader del settore birra in Italia detengono poco più del 65% del mercato, pari a quasi 4 milioni di ettolitri di birra venduti per un miliardo di euro di controvalore. Eineken, Peroni, Inber e Carslberg.
  • Altre quote percentuali importanti appartengono a birrifici medio grandi, che detengono oltre il 30% del mercato con quasi 400 milioni di euro di controvalore. Sono Forst/Menabrea, Castello/Pedavena.
  • Ma il fenomeno interessante sono gli utlimi arrivati, ovvero quei 450 birrifici che detengono a malapena il 2,5%, 25 milioni di ettolitri, del mercato per un valore però doppio rispetto alle quantità, ovvero il 4% del totale pari a 40 milioni di euro circa.

Stiamo dunque parlando di un fenomeno di Nicchia rispetto ai giganti, ma anche rispetto ai medi. Un fenomeno però interessante da un punto di vista di marketing e da segnalare per diversi aspetti.

  • In primis emerge la volontà e la capacità di essere “makers” e realizzare una birra in proprio risulta oggi essere assai agevolata dalla tecnologia e dalle sostanze che si riescono ad ottonere per fare la birra. (esistono anche birrifici che producono birra per conto terzi in quantità limitata, ognuno può  andare là e farsi la propria birra a piacere per uso personale o … di pub). Micro birrifici che producono solo pochi ettolitri a un massimo di 25 mila ettolitri di birra.
  • In secundis. Il fenomeno è in espansione, fino a poco tempo fa le Big del settore detenevano ben oltre il 75% del mercato, che ora vedono lentamente da una parte rosicchiare, dall’altra però c’è da  sottolineare il costante aumento di chi si avvicina alla birra e pertanto la fetta si allarga, e se la quota di mercato scende, il valore rimane invariato o in aumento. Ma molto lentamente, … per ora !!!
  • In Tertius (sarà giusto in latino?): anche la GDO ha compreso bene il fenomeno e ha iniziato a mostrare moltissime  marche nei supermercati mediamente se ne contano 33 referenze. Fino a pochi anni fa il reparto birra in pratica non c’era. Oggi invece signoreggia in genere vicino al reparto vini.
  • In tertius bis: aumento dei momenti per bere birra, come aperitivo ad es. e aumento immigrati che consumano generalmente più birra (nonostante maometto).
  • In quartus: sui 450 micro birrifici solo 30 di loro, meno dell’8%, riesce a vendere il prodotto che realizzano in un supermercato o nella GDO.  Dunque “Makers” si ma come al solito, con evidenti problemi di marketing.   Si realizza magari un prodotto stra-ordinario ma non lo si sa vendere, promuovere divulgare ecc. ecc. in pratica tutti gli aspetti del marketing dal packaging, alla comunicazione, al Brand Awarenes, al prezzo, sono completamente ignorati dai nostri amici “makers” birrai.
  • In quintus: l’eccezione tra i micro birrifici è il sig. Teo Musso, che si pensa sia stato il primo a craere dal nulla la coda della birra, in quel di cuneo nel lontano 1996. Oggi la ditta Baladin penso detenga una ampia fetta della nicchia birra artigianale. Ha aperto anche osterie in italia e nel mondo , e non svende sicuramente la sua birra anzi, il prezzo è decisamente alto, ma il prodotto stra-ordinario e il marketing pandemico del Sig. Musso funziona eccome.

Per concludere il fenomeno a cui assistiamo si espanderà ancora e di molto, c’è spazio per chi sa essere un ottimo “makers” e al contempo capire il modo di creare una domanda attorno al proprio prodotto, con tutti i modi creativi consentiti dal  marketing pandemico, collaborativo, culturale e spirituale.

Sono sicuro che lo stesso fenomeno della cosa lunga stia avvenendo in tantissimi altri settori. Si aprono enormi opportunità di fare mercato, grazie ai tre aspetti segnalati nel miei articoli precedenti sulla coda lunga, tuttavia per sfruttarla non è sufficiente un prodotto stra-ordinario occorre anche mettere in pratica tutte le azioni tali per cui il prodotto si venda da se. That’s Marketing ….

Occorre avere : FIDUCIA, CORAGGIO, INTRAPRENDENZA, SPIRITUALITà VISIONARIA e ….magari uno Stato meno opprressivo.  Ma ogni ostacolo apre nuove opportunità.