marketing territoriale: Il turismo attratto da una offerta mucca viola oltre le tradizioni

Dal sito truenumbers.it estraggo questi interessanti dati e visto che siamo in piena stagione estiva dove il marketing territoriale dovrebbe farla da padrone e proviamo a offrire alcune proposte.

Il titolo dell’articolo è questo:

Meno del 10% degli italiani lavora nel turismo.

E le stanze d’albergo sono vuote”

In Italia gli addetti al turismo sono relativamente pochi.

DATI EUROSTAT clicca qui

Guardando l’Italia, si osserva che gli addetti al turismo sono più del 10% solo in Valle d’Aosta e Alto Adige, che condivide le stesse alte percentuali dell’Austria.

La media europea è del 4,8%

delle persone occupate nel settore turistico.

In Italia siamo quasi al 6%.

L’articolo del sito porta interessante esempio:

Salta all’occhio il contrasto tra Corsica e Sardegna: l’isola francese ha una percentuale di addetti al turismo nettamente superiore (>10%) a quella della vicina isola italiana (5%-7%).

Inoltre si noti la enorme differenza per regioni italiane:

La maggior parte delle Regioni italiane è nella fascia (5%- 7%), superiore alle media europea del 4,8%, con l’eccezione della Basilicata (3%-5%), che pure, tra coste, natura incontaminata e monumenti un buon potenziale turistico lo avrebbe.

 Nella fascia 7%-10% ci sono solo Liguria e Provincia Autonoma di  Bolzano.

Poi viene il bello  o il brutto se volete :

In media, il 60% dei posti letto        

            negli hotel italiani

 Rimane Vuoto

La regione che ha il tasso d’occupazione dei letti più alto è l’Alto Adige (58,4%) seguito dal Lazio (53,7%), che nel 2014 ha beneficiato anche dell’afflusso record di pellegrini da Papa Francesco (+6,7% rispetto al 2013). Terzo il Veneto 51,6% e quarta la Sardegna (44,3%) battuta anche in questo dalla vicina Corsica (51,5%).

La maggior parte delle regioni del Sud si trova nella parte bassa della classifica.

Ultima la Sicilia:

più di due terzi dei letti disponibili sono rimasti vuoti.

l’ARTICOLO conclude così la breve e parziale disamina dei soli numeri :

“Ovviamente, si tratta di medie annuali, che non tengono conto della stagionalità di alcuni tipi di turismo, come quello balneare. Ma, come si vede, le regioni di maggiore successo sono quelle che al turismo stagionale (per esempio lo sci in Alto Adige) hanno saputo affiancare altri tipi di offerta sportiva, naturalistica o culturale.”

p.s. : I dati si riferiscono al 2013 per gli addetti al turismo e al 2014 per l’occupazione delle strutture alberghiere Fonte: Eurostat

Bene cosa dobbiamo pensare dopo aver letto questi dati?

Direi Male,

Molto Male.

Siamo uno dei Paesi più belli del mondo, tutti  ci invidiano lo stile di vita, il paesaggio , la cultura, ecc. ecc. e solo il 6% delle persone trova lavoro nel settore turistico?

come un qualsiasi land della germania.

PERCHE’?

Spazio ENORME PER CRESCERE E DARE LAVORO A MILIONI DI PERSONE

MA A PATTO

DI REALIZZARE UNA OFFERTA PANDEMICA E NON BANALE.

 

il motivo principale che frena il turismo italico è

l’assoluta BANALITÀ’ DELL’OFFERTA TURISTIC

  • Banali Gli Hotel per non dire peggio (colazioni vomitevoli)
  • Banali i Bar tutti uguali ed in genere pessimi leggi qui
  • Banali e mal gestiti i ristoranti tutti con i soliti menù sempre uguali e locali bruttissimi.
  • Banali le offerte extra stagionali o extra spiaggia o sci
  • Banali i negozi stessi che dovrebbero esprimere al meglio il nostro saper fare ma…. quasi sempre non è così.
  • Banali le comunicazioni molto poco pandemiche esempio da guerrilla

Certo che ci sono e ci saranno per sempre le  solite carenze strutturali dei trasporti, degli scioperi, della sicurezza, della fiducia trasmessa, voi andreste a passare le vacanze nelle zone dove si ci sono tipo da Gomorra? IO con la mia famiglia manco morto!!!!

MA I LIMITI

Non SONO MAI UNA GIUSTIFICAZIONE

PER NON FARE IMPRESA con iL MARKETING PANDEMICO.

Se una cosa mi attrae fortemente e solletica il mio desiderio ci arrivo anche scalando montagne. leggi qui

Concentriamoci invece sull’aspetto principale che secondo me è la banalità dell’offerta turistica ed in più  offriamo le stesse cose, sempre le stesse cose. Ci aggrappiamo alla tradizione, che spesso ci inventiamo noi tipo le sagre di ogni cosa o le sfilate di moda medioevale assolutamente banali e anti-storiche, ma vi pare secondo voi che nel medioevo per ammazzare il tempo  i nobili sfilavano come degli imbecilli in piazza per farsi veder ? ma come si può pensare minimante na cosa simile. Non ci ho mai creduto e mai ci crederò, non  credo che nel medio evo fossero deficienti come li dipinge alcuni osannati medievalisti italici e francesi.

Avete letto del successo della opera mostruosa di Christo?  Milioni di persone hanno rivitalizzato il lago d’Iseo. Potete dire tutto, criticarla, sputtanarla, costata troppo, (anche a me NON è piaciuta) ma ha funzionato, eccome se ha funzionato per il turismo del lago!! o NO?

Insomma un successo clamoroso da un punto di vista di Marketing Territoriale!!!! leggi qui

Allora cari governanti, imprenditori associazioni che si occupano di marketing territoriale se  avete capito, la lezione occorre mettere da parte  le banalità, le tradizioni e farsi venire idee imprenditoriali per tipi STRAMBI sotto con i Prodotti Stra-ordinari e date spazio alle   MUCCHE VIOLA leggi qui .

 

l’ offerta Turistica è PANDEMICA

SOLO grazie al prodotto Stra-ordinario

ed trasmessa da  una comunicazione pandemica e NON banale  

 sappia colpire le persone giuste

le quali attirano sempre il grosso delle persone. 

 

 

Occorre riuscire a stimolare gli imprenditori e i governanti a cambiare il SEMPRE  E COSTAMENTE L’OFFERTA TURISTICA

Come dice Darwin : 

Ecco l’ITALIA è stata per SECOLI il Paese del cambiamento riuscendo sempre a sorprender con nuovi artisti, geni, folli che a forza imponevano i loro CAPOLAVORI, poi ad un certo punto ci siamo beati di quanto fatto e stiamo lì a rimirare il PASSATO.

MA LA TRADIZIONE VERA

E’ QUELLA DEL CAMBIAMENTO COSTANTE

IN RICERCA DI NUOVI PRODOTTI STRA-ORDINARI

che OFFRANO ESPERIENZE UNICHE ALLE PERSONE GIUSTE SEMPRE INNOVATIVE  CHE GUARDINO AL FUTURO NON AL PASSATO STORICO

 

Start-Up è Fare Impresa e creare una offerta straordinaria che possa attirare un domanda straordinaria con il Marketing Pandemico

Un caro amico, Marco Cardinaletti  Owner & CEO at Eurocube srl /profilo Linkedin   mi ha inviato un link di un articolo di giornale che mi ha molto incuriosito  e penso debba essere diffuso e letto approfonditamente  per poter rifletterci sopra.

Ecco il Link;

 Molti professionisti per le Start-up e poche “Exit”. L’anomalia Italiana

Da IlSole24 Ore scritto da Alberto Magnai, laureato in Filosofia ecco il suo profilo ufficiale clicca qui;

Riporto  ampi stralci e li commento per tentare di capire come migliorare in Italia la possibilità delle Start-up di aprire il loro mercato e diventare vere e proprie imprese profittevoli.

Ecco il testo ed i miei commenti in colore VIOLA.

I DATI

  • Oltre 5.800 startup
  • 41 incubatori certificati
  •  almeno 100 concorrenti che si qualificano come tali.

Ma

pochi investimenti e

meno di 10 exit sulle quasi 600 contate in Europa l’anno scorso,

con un’incidenza pari a neppure un caso su 60.

Traduciamo, per quanto possa capire io, si vuole sottolineare il fatto che le Start-up NON trovano il loro “finanziatore” o capitali per poter finanziare lo sviluppo del business, in pratica NESSUNO O POCHI credono al fatto che si possa fare Profitto con tali start-up e non le finanziano, prelevandole dalle mani degli Incubatori. 

L’anomalia dell’innovazione italiana è descritta dal gap tra

  • il mondo dei “professionisti delle startup”

e

  • le startup effettive, cioè le aziende con reali prospettive di crescita sul mercato.
  • I primi aumentano con un ritmo simile alla media internazionale.
  • Le seconde restano al palo, con pochi risultati degni di nota per fatturato e finanziamenti.

Chiaro NO!!  Tante Start-up, ma poche in grado di aprire un mercato, per lo più premiate anche da incubatori nazional-popolari, MOLTISSIMI CONSULENTI ma Poche aperture di mercato vere proprie. 

Insomma,

«ci sono più incubatori ed acceleratori che startup con reali prospettive di successo in Italia. E a qualcuno potrebbe venire il sospetto che

nella corsa all’oro,

chi guadagna è

chi vende pale»

spiega Francesco Inguscio, fondatore e Ceo di Nuvolab, venture accelerator e società di advisory per l’innovazione.

BATTUTA fantastica e Condivisbile!! NON può Essere che il Business sia sfruttare le START-UP. I giovani e le persone tutte che intendono aprire una impresa o sono in grado di fare da soli a realizzare un prodotto straordinario (esempio)  che possa attirare un offerta che nel tempo risulti ampia da realizzar un profitto oppure  è una ciofeca e non vale la pena di starle dietro. 

Il primo fattore di debolezza indicato da Inguscio è la scarsità di exit, la vendita di quote delle startup allevate dai nostri incubatori. Gli ultimi dati di Tech.eu dicono che il mercato italiano ha sfornato appena 9 operazioni su 594 archiviate in Europa, contro le 119 messe a segno nella sola Germania.

Una quota che fa sprofondare l’Italia in 15esima posizione su scala europea per numero di deal, con un valore pari a un terzo della Svizzera, un quinto della Svezia e un settimo di Israele.

Il bottino è talmente magro che la fonte di reddito degli incubatori ha finito per ricalibrarsi dal cuore delle exit a servizi un tempo complementari, come la consulenza o l’organizzazione di programmi ad hoc per Pmi e gruppi corporate:

=Le fonti di reddito solo marginalmente, soprattutto nel breve periodo, sono i proventi delle exit, bensì primariamente sponsorship da parte delle aziende del territorio, consulenze di vario tipo (spesso finalizzate alla formazione e al supporto di programmi di corporate innovation), eventi, affitto spazi e, solo eventualmente, qualche exit» fa notare Inguscio.

…….aggravato sia dalla carenza di investimenti sia

dai limiti dei soggetti che

dovrebbero fare da abilitatori di business.

  • Da un lato languono i capitali, con appena 74 milioni di euro di finanziamenti venture capital in startup nel 2015, contro i 2,4 miliardi di euro raccolti a Berlino e i 2 miliardi di euro a Londra.
  • Dall’altro si ritorna al circolo vizioso tra assenza di exit e modello di business sposato dagli incubatori:

le startup sono più un’occasione

di business

che

un business in sé.

Chiarissimo e aggiungo, LO avevo Intuito. 

«Da questo punto di vista le infrastrutture a disposizione

sono molto più interessate a fare business “sulle” startup invece

che

“con” le startup,

visto che il business prevalente degli incubatori non è quello

di sviluppare startup ma erogare consulenze ad altri soggetti,

come già visto» spiega Inguscio.

Ecco questo l’aspetto sul quale vogliamo differenziarci noi di ITALIAN BUSINESS DESIGNaiutare le start-up e le imprese ad aprire il loro mercato, realizzando un prodotto stra-ordinario grazie all’antropologo di Impresa (leggi qui)

Se riusciamo nell’impresa allora guadagneremo,

se l’impresa fallisce

allora

falliremo insieme

In totale simbiosi di Rischio.

Non ci interessa fare una BELLA CONSULENZA  interessa

APRIRE UN MERCATO E DONARE ALL’ITALIA

UNA IMPRESA PROFITTEVOLE

CHE AIUTI LE PERSONE

SODDISFARE I PROPRI DESIDERI

SIA COME CLIENTI SIA COME LAVORATORI

CAMBIARE IL MONDO

anche se in piccolo.

Invito tutti coloro che hanno una idea stramba leggi qui 

o un prodotto che pensa possa essere una mucca viola 

e intendono FARE IMPRESA

a scriverci per ideare una strategia di marketing pandemico.

Decideremo insieme poi come poterla sfruttare per il bene di tutti. 

la mia MAIL:

porlandi05@gmail.com