Start-Up è Fare Impresa e creare una offerta straordinaria che possa attirare un domanda straordinaria con il Marketing Pandemico

Un caro amico, Marco Cardinaletti  Owner & CEO at Eurocube srl /profilo Linkedin   mi ha inviato un link di un articolo di giornale che mi ha molto incuriosito  e penso debba essere diffuso e letto approfonditamente  per poter rifletterci sopra.

Ecco il Link;

 Molti professionisti per le Start-up e poche “Exit”. L’anomalia Italiana

Da IlSole24 Ore scritto da Alberto Magnai, laureato in Filosofia ecco il suo profilo ufficiale clicca qui;

Riporto  ampi stralci e li commento per tentare di capire come migliorare in Italia la possibilità delle Start-up di aprire il loro mercato e diventare vere e proprie imprese profittevoli.

Ecco il testo ed i miei commenti in colore VIOLA.

I DATI

  • Oltre 5.800 startup
  • 41 incubatori certificati
  •  almeno 100 concorrenti che si qualificano come tali.

Ma

pochi investimenti e

meno di 10 exit sulle quasi 600 contate in Europa l’anno scorso,

con un’incidenza pari a neppure un caso su 60.

Traduciamo, per quanto possa capire io, si vuole sottolineare il fatto che le Start-up NON trovano il loro “finanziatore” o capitali per poter finanziare lo sviluppo del business, in pratica NESSUNO O POCHI credono al fatto che si possa fare Profitto con tali start-up e non le finanziano, prelevandole dalle mani degli Incubatori. 

L’anomalia dell’innovazione italiana è descritta dal gap tra

  • il mondo dei “professionisti delle startup”

e

  • le startup effettive, cioè le aziende con reali prospettive di crescita sul mercato.
  • I primi aumentano con un ritmo simile alla media internazionale.
  • Le seconde restano al palo, con pochi risultati degni di nota per fatturato e finanziamenti.

Chiaro NO!!  Tante Start-up, ma poche in grado di aprire un mercato, per lo più premiate anche da incubatori nazional-popolari, MOLTISSIMI CONSULENTI ma Poche aperture di mercato vere proprie. 

Insomma,

«ci sono più incubatori ed acceleratori che startup con reali prospettive di successo in Italia. E a qualcuno potrebbe venire il sospetto che

nella corsa all’oro,

chi guadagna è

chi vende pale»

spiega Francesco Inguscio, fondatore e Ceo di Nuvolab, venture accelerator e società di advisory per l’innovazione.

BATTUTA fantastica e Condivisbile!! NON può Essere che il Business sia sfruttare le START-UP. I giovani e le persone tutte che intendono aprire una impresa o sono in grado di fare da soli a realizzare un prodotto straordinario (esempio)  che possa attirare un offerta che nel tempo risulti ampia da realizzar un profitto oppure  è una ciofeca e non vale la pena di starle dietro. 

Il primo fattore di debolezza indicato da Inguscio è la scarsità di exit, la vendita di quote delle startup allevate dai nostri incubatori. Gli ultimi dati di Tech.eu dicono che il mercato italiano ha sfornato appena 9 operazioni su 594 archiviate in Europa, contro le 119 messe a segno nella sola Germania.

Una quota che fa sprofondare l’Italia in 15esima posizione su scala europea per numero di deal, con un valore pari a un terzo della Svizzera, un quinto della Svezia e un settimo di Israele.

Il bottino è talmente magro che la fonte di reddito degli incubatori ha finito per ricalibrarsi dal cuore delle exit a servizi un tempo complementari, come la consulenza o l’organizzazione di programmi ad hoc per Pmi e gruppi corporate:

=Le fonti di reddito solo marginalmente, soprattutto nel breve periodo, sono i proventi delle exit, bensì primariamente sponsorship da parte delle aziende del territorio, consulenze di vario tipo (spesso finalizzate alla formazione e al supporto di programmi di corporate innovation), eventi, affitto spazi e, solo eventualmente, qualche exit» fa notare Inguscio.

…….aggravato sia dalla carenza di investimenti sia

dai limiti dei soggetti che

dovrebbero fare da abilitatori di business.

  • Da un lato languono i capitali, con appena 74 milioni di euro di finanziamenti venture capital in startup nel 2015, contro i 2,4 miliardi di euro raccolti a Berlino e i 2 miliardi di euro a Londra.
  • Dall’altro si ritorna al circolo vizioso tra assenza di exit e modello di business sposato dagli incubatori:

le startup sono più un’occasione

di business

che

un business in sé.

Chiarissimo e aggiungo, LO avevo Intuito. 

«Da questo punto di vista le infrastrutture a disposizione

sono molto più interessate a fare business “sulle” startup invece

che

“con” le startup,

visto che il business prevalente degli incubatori non è quello

di sviluppare startup ma erogare consulenze ad altri soggetti,

come già visto» spiega Inguscio.

Ecco questo l’aspetto sul quale vogliamo differenziarci noi di ITALIAN BUSINESS DESIGNaiutare le start-up e le imprese ad aprire il loro mercato, realizzando un prodotto stra-ordinario grazie all’antropologo di Impresa (leggi qui)

Se riusciamo nell’impresa allora guadagneremo,

se l’impresa fallisce

allora

falliremo insieme

In totale simbiosi di Rischio.

Non ci interessa fare una BELLA CONSULENZA  interessa

APRIRE UN MERCATO E DONARE ALL’ITALIA

UNA IMPRESA PROFITTEVOLE

CHE AIUTI LE PERSONE

SODDISFARE I PROPRI DESIDERI

SIA COME CLIENTI SIA COME LAVORATORI

CAMBIARE IL MONDO

anche se in piccolo.

Invito tutti coloro che hanno una idea stramba leggi qui 

o un prodotto che pensa possa essere una mucca viola 

e intendono FARE IMPRESA

a scriverci per ideare una strategia di marketing pandemico.

Decideremo insieme poi come poterla sfruttare per il bene di tutti. 

la mia MAIL:

porlandi05@gmail.com

Il Marketing Pandemico per oceani blu pieni di mucche viola.

Di recente due miei amici, entrambi ingegneri, un dirigente di un importante azienda digitale ed un imprenditore nel campo delle energie rinnovabili, mi hanno consigliato, separatamente ma concordemente, la lettura di questo libro di Marketing che sto per presentarvi.

Si sono meravigliati che io non lo conoscessi, dato che risulta uno dei testi più diffusi al mondo sulla materia. A dire il vero, mi sono sorpreso anche io di non averlo letto né giammai incontrato nelle bibliografie dei miei autori preferiti di Marketing. Data la mia curiosità inappagata e la mia proverbiale tirchieria ho chiesto a uno di loro di prestarmelo. L’ho letto in un baleno e devo dire ho capito parecchie cose.

Innanzitutto è un bellissimo ed interessantissimo libro. I due autori, Chan Kim e R. Mauborgne, sono degli autorevoli professori di Business Management e  ricercati e pagati profumatamente per i loro Master. Inoltre il Libro è scritto più per esperti del settore economico tipo dirigenti, manager o  ingegneri, ecco spiegato perché piacque  tanto ai miei due amici ingegneri.

Pubblicato nel 2005, risulta essere contemporaneo al mio Libro preferito di Marketing: La Mucca Viola, di Seth Godin uscito circa nel 2004 che in questo Blog ha un assoluto e preminente posto d’onore leggi qui.

Strano che gli autori delle Strategie dell’oceano Blu non venga citato in bibliografia. Comunque sta di fatto che entrambi SOSTANZIALMENTE affermano la stessa cosa con due approcci diversi ed anche alcune peculiarità interessanti che possono e debbono  essere sfruttate in modo complementare.

Vediamo se riesco a mixare il tutto in modo semplice e comprensibile. Partiamo dal conoscere cosa significa realizzare una Strategia per ottenere un Oceano Blu.

  • OCEANO BLU  scovare e inventare mercati  che OGGI NON ESISTONO quindi CREARE una DOMANDA  NUOVA per una crescita REDDITIZIA.
  • OCEANO ROSSO : MERCATO con una  DOMANDA già CREATA e presente  ove si COMPETE IN MANIERA FORTE CERCANDO DI RUBARSI I CLIENTI A VICENDA CON LE SOLITE TECNICHE DI MARKETING.

Per chi segue le mie lezioni o i miei post è evidente l’assonanza tra l’OCEANO BLU e la creazione di un PRODOTTO STRA-ORDINARIO che solitamente chiamiamo un prodotto MUCCA VIOLA  Leggi QUI .

Il Marketing Pandemico  apre il MERCATO con il Motto L’OFFERTA CHE CREA LA TUA DOMANDA ,  grazie  due colonne PORTANTI :

  1. Creare un Prodotto Stra-ordinairio – Mucca Viola 

  2. Comunicare il Contagio Pandemico del Prodotto leggi qui

Abbiamo creato una pagina  con alcuni Esempi di imprenditori  che hanno realizzato prodotto Straordinari e Contagiato Pandemicamente aprendo così il loro Mercato e Scovato il loro Oceani Blu leggi la pagina apposita.

Personaggi come MICHELE FERRERO, ENRICO PIAGGIO qui, FIORUCCI qui, ( per rimanere ai soli italiani)  hanno cercato con il loro prodotto straordinario, una mucca viola appunto, e trovato un Oceano Blu in cui nuotare e far prosperare la loro impresa.

Pertanto di base direi che il Marketing Pandemico e la strategia Oceano Blu perseguono le stesse finalità. Tuttavia la Strategia OCEANO blu si basa su una  unica  GRANDE COLONNA PORTANTE:  INNOVAZIONE DI VALORE. 

VALUE INNOVATION

L'innovazione di valore pone la medesima  enfasi sul valore e sulla innovazione. La ricerca di valore , quando manca l'innovazione, tende a focalizzarsi sulla creazione di valore su scala incrementale, un'attività che accresce il valore, ma non è sufficiente a distinguere un'azienda dai concorrenti del mercato. La ricerca della innovazione, quando manca il valore, si risolve in uno sforzo unicamente tecnologico oppure in un approccio commerciale pionieristico, o anche solo futuristico..  pag. 14

Gli autori evidenziano il fatto che hanno accertato su casi di imprese degli ultimi  100 anni, che l’impresa ha successo nel trovare un loro Oceano Blu quando riesce ad UNIRE :

INNOVAZIONE  E UTILITA’

VOCI DI COSTO  E  PREZZO

=

VALUE INNOVATION 

"così facendo l'innovazione viene legata strettamente al valore. Altrimenti anche i più grandi innovatori tecnologici e i pionieri del mercato finiscono per seminare ciò che potrà essere raccolto da altri.......chi cerca di dar vita a un oceano blu persegue allo stesso tempo l'obiettivo della differenziazione e quello del contenimento dei costi. " pag. 15

Realizzare un prodotto   Stra-ordinario  non è sufficiente per scovare un oceano Blu, è anche necessario che si traduca in una seria innovazione di processo che permetta ai costi di abbattersi in modo che il prodotto possa essere attraente per le tasche di quanti più persone possibili il più presto possibile. Di sicura la Value Innovation aiuta il contagio nel suo aspetto di base del Valore Pratico leggi qui

In pratica i professori ci riportano con i piedi per terra dai meravigliosi voli pindarici di Godin e bisogna ammettere che effettivamente se il Prodotto Stra-ordinario non si traduce  in una innovazione di processo e di prodotto capace di accaparrarsi prima possibile quante più persone giuste possibili, il prodotto rimane una semplice innovazione fine a se stessa e non si scatena i primi contagi.

Un aspetto che abbiamo trattato anche nel nostro e-book quando si parla di prezzi e costi, qui in special modo quando parliamo dell’importante tattica di Marketing del prezzo leggi qui.

Grazie a questo libro ho compreso che alone le colonne portante del Marketing Pandemico sono aumentate da due a tre.  Occorre infatti considerare la VALUE INNOVATION come la terza colonna che concorre ad aprire un mercato e scovare un oceano Blu.

  1. Creare un Prodotto Mucca Viola

  2. Value Innovation
  3. Comunicare il Contagio Pandemico del Prodotto

Il Valore Pratico di un bene è spesso legato al prezzo.

Il Valore Pratico è uno dei principali agenti scatenanti il contagio pandemico del prodotto, capace così di aprire un MERCATO da Oceano BLU.

Dunque  occorre tenere in considerazione  le  strategie Oceano Blu che sappiano legare il ProdottO Stra-ordinario alla VALUE INNOVATION,  tramite struttura dei costi, al break event point ed anche alla elasticità della domanda in base al prezzo, alla utilità.

Da leggere i bellissimi esempi riportati  nel libro Strategia Oceano Blu nell’appendice A.

Secondo Me, per alcuni aspetti il libro appare datato, in particolare per quelli  legati ai recenti sviluppi del Marketing Pandemico nella Comunicazione Aziendale.  Inoltre a me sembra che sia stato scritto principalmente per chi lavora già in una impresa, piuttosto che per coloro che partono da “zero”.

Tuttavia la colonna portante della VALUE INNOVATION   va assolutamente tenuta da conto nel realizzare la Mission qui delle Imprese per scovare un MERCATO CHE SIA un OCEANO BLU. 

 

Il Mito dello Scooter Vespa grazie al Marketing Pandemico della Piaggio. Parte 1

Il 23 aprile 1946

la Piaggio & C. S.p.A. depositò il brevetto per : “motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica”

Vespa V98 la prima Vespa messa in Vendita

Poco dopo fu presentato in uno dei luoghi più esclusivi di Roma, il Circolo del Golf. Subito dopo alla fiera di Milano. E chissà se in altri luoghi. Sta di fatto che la prima vespa denominata  V98 .

Il 12 Settembre del 1946 Piaggio pensò bene di esporla alla Prima Fiera Campionaria di Milano, insieme a oltre 2500 espositori di tutti i generi. La Fiera fu visitata da oltre 1 milione di Persone.

Il  blog di Marketing Pandemico da me curato, intende iniziare una serie di Post dedicati ai pionieri del mercato della motorizzazione. Questo primo scritto è un omaggio al genio italico vista anche la recente ricorrenza della nascita di una icona dell’Italianità.  Ribadisco che NON sono un appassionato di Motori, e che quanto scrivo lo deduco da ricerche che effettuo costantemente in particolare grazie alla rivista   La Manovella organo ufficiale dell’ASI.   Una rivista che offre dei bellissimi articoli a carattere storico industriale molto ma molto interessanti per chi si occupa di MARKETING OPERATIVO.

Infatti quello che appare chiaro dalla lettura di questi articoli è che il successo delle imprese che inventano prodotti spesso MUCCA VIOLA non è detto che poi riesce ad aprire il mercato e ad essere profittevole specie nel lungo periodo. Ecco perché ho deciso di scrivere dei post dedicati a questi periodi pionieristici e  per certi versi eroici dei primi inventori della motorizzazione. 

Partiamo con la VESPA uno dei miti Italiani per eccellenza UN VERO E PROPRIO PRODOTTO STRA-ORDINARIO. LEGGI QUILo Scooter per eccellenza per tutto il mondo, ma……  All’epoca molte imprese in giro per il mondo  stavano pensando  di realizzare una mezzo di trasporto economico, facile da usare poco costoso nel mantenimento e nei consumi (la benzina era carissima).

Quindi non solo Piaggio ma Moltissimi inventori e industriali si cimentavano in questa impresa che all’epoca sembrava impossibile.

Breve Excursus Storico:

Made in England la Skotamoto
  • La prima “VESPA” non era italiana, bensì Inglese, si chiamava Skotamoto e da questo nome deriverà il termine oggi comune di Scooter:

 Da Wikipedia : 

L'esistenza della pedana che richiama il monopattino, originò il termine scooter, derivato dal verbo inglese "to scoot" che significa "pattinare".

La diffusione del termine Scooter si deve principalmente dal successo commerciale del modello prodotto dalla casa inglese ABC, denominato "Scootamota" con la chiara intenzione di richiamare per assonanza la locuzione "scooter motor", ovvero "monopattino a motore".

Nel 1919 fu prodotta in pochissimi esemplari e non fu un vero e proprio successo commerciale e la ABC lo ritirò dal mercato in un paio d’anni se non meno.

Per la storia dello scooter dal 1908 in poi cliccate  qui.

  • . Pochi anni dopo venne fuori una specie di Vespa Made in USA chiamato Moto SCOOT . Tuttavia anche essa NON ebbe fortuna. Nel frattempo gli
    americani realizzano una serie di mini veicoli a due ruote da avio trasportare per  la guerra.
Unibus del 1922 presente al museo dello scooter di S.Maria degli angeli
  • Altro scooter anni ’20 – ’30 l’UNIBUS  con una interessante pubblictà 

 

 

 

 

  • Autoglider 1920 :

 

  • Crocker del 1940.
  • Cushman : questo invece è uno scooter in dotazione alle forze americane durante la liberazione dell’ITALIA nel 1945
    cushman 1940 in dotazione aeronautica USA

    e il famosissimo e bellissimo e innovativo cushman salisbury 

cliccate qui  e divertitevi a vedere quanti scooter furono pensati ideati e realizzati, ma con scarsi successi commerciali prima del 1946. 

Questo per dire che la VESPA non fu in assoluto una idea primordiale.

Il primo tentativo della Piaggio chiamato MP5 era  poco …. bello chiamato scherzosamente Paperino, chissà se per antitesi alla famosa topolino della fiat. Sembra che tale prototipo era ispirato a un mezzo americano dell’aviazione.

MP5 detta PAPERINO

“Proprio a Biella, nel maggio del ’45, Enrico Piaggio presenzia alle prove su strada dell’MP5, il cosidetto “Paperino”, un motociclo disegnato dall’ing. Spolti, si dice, con caratteristiche simili  a quello della Simat chiamato VELTA dell’ing. Belmondo.

il velta scooter del 1939

Parallelamente l’azienda si cimenta con la fabbricazione di un prodotto che nulla aveva a che fare con le precedenti esperienze : pentole in alluminio fuse e tornite e infatti ben presto la produzione fallisce e i reparti interessati chiudono.

Quindi si può dire che i primi anni della Piaggio post guerra furono FALLIMENTARI. E come speso accade grazie ai primi errori si sviluppano con la tenacia i successi futuri. leggi qui

 Abbandonata il progetto   della Paperino, Il sig. Piaggio affida il progetto a un genio del design e della ingegneria italiana : CORRADINO D’ASCANIO.

 Fu un Personaggio  formidabile, leggete qui , di cui oggi l’Italia avrebbe un gran bisogno e che è praticamente e ingiustamente poco o nulla ricordato a favore di politicanti e mezze tacche. Chissà se egli avesse avuto modo di vedere quando lavorò in america mezzi che lo hanno sfidato. Fatto sta che realizzò un mezzo che tecnicamente risolveva in modo pratico e bello un mezzo che consumava anche poco, si dice che con un litro si potesse fare anche oltre 50 km.

Questi geniale ed eclettico ingegnere nei  primi mesi del ’46 costruisce  il prototipo detto MP6,

 il brevetto è registrato a Firenze e si racconta che il sig. Enrico Piaggio nel vederla commentasse:

“questo veicolo è l’ideale per donne e preti ma come farà a reggere due persone con quel… vitino di vespa?” e Vespa è stata!”

Chissà se egli avesse avuto modo di vedere quando lavorò in america mezzi che lo hanno sfidato. Fatto sta che realizzò un mezzo che tecnicamente risolveva in modo pratico e bello un mezzo che consumava anche poco, si dice che con un litro si potesse fare anche oltre 50 km.

L’avventura della VESPA inizia con i primi 2500 prototipi messi in vendita a fine 46 inizio 47. Con commenti assai sarcastici dei moto-fili puri, data la assoluta novità del prodotto, per lo meno in Italia.

Ma NON era solo la PIAGGIO a iniziare la vendita di mezzi di trasporti economici per gli italiani dell’epoca.

Ecco un elenco NON esaustivo dei primi concorrenti. Vogliamo evidenziare quanto la PIAGGIO sia stata fenomenale a conquistare, difendere, espandere  il proprio mercato grazie a tutta a una serie di iniziative di MARKETING OPERATIVO leggi qui MIX DI TECNICHE

ELENCO CONCORRENTI DEL 1943-1946 negli anni iniziali:

  •  Il ciclomotore detto MOTOMIC DEL 1947 
  • Il Garelli Mosquito è un propulsore ausiliario per biciclette prodotto dalla casa motociclistica milanese Garelli dal 1946 al 1960. Costruito in circa 2 milioni di esemplari, è stato il più diffuso, di questo tipo, in Europa.
  • La Moto Parilla (o, semplicemente, Parilla) è stata una casa motociclistica italiana con sede a Milano, nata nel 1946. Il nome dell’azienda deriva da quello del suo fondatore, leggermente modificato perché fosse più accattivante.[1] Il simbolo dell’azienda era un levriero in cor
    sa.
  • Il primo costruttore in serie di scooter in Italia non è una grande azienda bensì un piccolo artigiano torinese: Vittorio Belmondo.Questo grande genio italiano progetta nel 1939 presso la Volugrafo (azienda specializzata nei misuratori di serbatoi) un piccolo scooter dalle forme innovative e originali. In un primo tempo viene chiamato semplicemente Volugrafo, poi l’Inng. Belmondo si mette in proprio e realizza il Simat (su licenza Volugrafo) e, infine, produce il Velta, dotato di vari progetti depositati. Prodotto in poche decine di unità /circa 70-80) sarà l’ispiratore del progetto Vespa della Piaggio.
  • ALPINO : Nel 1944 progetta e realizza un prototipo di micromotore ausiliario da applicare alle biciclette che battezza “Alpino” e il 24 febbraio 1945, con alcuni amici, fonda la società Motobici, avviandone la produzione.
    La “Alpino” diviene presto un marchio di fama internazionale con vendite in crescita esponenziale, anno dopo anno.
  • Aermacchi lo scooter a ruote alte Macchi 125 N.    Una originalità di questo modello era la presenza di un finto serbatoio (in realtà un portaoggetti) che poteva essere disposto davanti al sellino, trasformando la posizione di guida in quella per motoveicoli classici, oppure essere asportato e rendere la due ruote uno scooter classico sulla falsariga della Vespa. Lo sviluppo di questo veicolo, il bellissimo e futuristico “Dama”, rimase allo stato di prototipo.
  • MV AGUSTA: da Wikipedia ” Nel 1945 vide la luce la prima MV Agusta, la “98” in versione “Turismo” i cui progetti esecutivi e stampi di fusione erano stati approntati alla fine del 1943 e il motore girava sul banco di prova già nel 1944. Curioso il fatto che questa moto fu presentata come “Vespa 98”.
    MV AGUSTA 1945 detta VESPA 98

    la denominazione era stata personalmente scelta dal conte Domenico Agusta, ispirato dal sottile e acuto ronzio prodotto dal piccolo propulsore a due tempi. Dopo le prime notizie della stampa, la MV Agusta ricevette la formale diffida all’uso della denominazione “Vespa”, da parte dei fratelli Balsamo che l’avevano depositata per il loro modello Miller Vespa del 1934. Un tempo conclusa la vertenza legale, i fratelli Balsamo alienarono la denominazione “Vespa” alla Piaggio che la utilizzo per il suo nuovo scooter, destinato a diventare particolarmente noto a livello mondiale.”

  • Moto Guzzi del conte Parodi : Dopo il conflitto, nel 1946, la società diventa Moto Guzzi S.p.A. e al fine di conquistare nuove tipologie di clienti, la ditta costruisce il suo primo motore a 2 tempi, il Guzzino 65 , progettato da Antonio Micucci e di cui, solo nei primi tre anni vengono costruiti 50.000 esemplari.  Famoso l’episodio che vide il conte Parodi rifiutare la proposta di enrico piaggio di commercializzare la vespa.
  • Il Cucciolo Ducati. Nel settembre 1946, alla Fiera di Milano, compare il Cucciolo: il piccolo motore ausiliario per biciclette destinato a diventare il più famoso nel mondo. Venduto prima in scatola di montaggio da applicare alla bicicletta, ha ben presto un proprio telaio costruito dalla Caproni di Trento (altro marchio famoso in campo aeronautico) su brevetto di Capellino. In breve tempo il Cucciolo diventa una vera e propria motocicletta in miniatura. Grazie al successo del Cucciolo e dei suoi derivati, Ducati diventa un marchio affermato anche nel settore meccanico.

QUESTI SONO SOLO ALCUNI dei concorrenti INIZIALI

 che hanno pensato di creare un

proprio mercato nella motorizzazione degli italiani.

 leggi qui

Esiste un MUSEO, ideato dal sig. Sciarpetti  che spero di visitare prestissimo in Umbria a SANTA MARIA DEGLI ANGELI ai piedi di ASSISI, dello Scooter ecco il link del sito  

Da un bellissimo articolo de la Manovella dell’ottobre 2014  dedicato a questo museo riporto:

Oltre ai costruttori storici e grandi come MV Agusta, Moto Guzzi, Parilla, Aermacchi, anche molti altri artigiani si cimentarono con lo scooter.                                                                     Esercizi tecnici talvolta interessanti, ma spesso con costi produttivi così alti da non consentire di arrivare alla produzione di serie.”

Questa era la situazione concorrenziale TREMENDA nella quale Piaggio si andò a infilare. Quasi da Ultima, in quanto non aveva mai prodotto moto, a differenza di competitori già presenti sul mercato. Non solo riuscì a sbaragliare la concorrenza ma ancora oggi è sul mercato con un discreto successo.

Nel prossimo post vedremo quali sono secondo il MARKETING PANDEMICO le varie e innovative azioni che hanno permesso questo incredibile successo imprenditoriale.

ChiamEremo questo filone il MARKETING DELLA MANOVELLA 

Marketing pandemico per la comunicazione di impresa di impresa grafica specializzata: il caso della gicherstampa

 

Giovedì sono stato a consegnare dei lavori grafici  di alcuni ragazzi delle  classi  dell’IIS V. Bonifazi di Civitanova Marche ove insegno Religione. Un favore fatto ai ragazzi in quanto erano in ritardo per partecipare al concorso e per il fatto che l’azienda che aveva lanciato il concorso era nel Comune di Fermo, ove risiedo.

La ditta è la GICHERSTAMPA, produttrice di etichette adesive per vini. La storia dell’Azienda la potete leggere QUIRiassumendo brevemente, l’azienda nasce come semplice impresa di grafica per poi specializzarsi nel corso del tempo scovando una nicchia remunerativa nel settore etichette adesive per i vini, dove ormai da anni in alcune zone d’Italia risulta Leader di mercato. 

Ha lanciato questo concorso di grafica per la realizzazione di una etichetta da vino innovativa e creativa. Con un bel premio in denaro. I nostri ragazzi ci si sono naturalmente buttati a capofitto.

Ho avuto modo di parlare con il Sig. Vittorio, titolare appassionato dell’azienda. Mi ha fatto vedere il processo produttivo, le sue macchine nuovissime per la realizzazione di etichette vino. Ho notato tutto il personale vestito con felpe rosse aziendali. All’apparenza mi è sembrato tutto in ordine e perfettamente efficiente.

Poi parlando con il titolare ho fatto alcune domande che mi interessavano sul marketing. Mi ha detto che il principale veicolo di comunicazione con il mercato sono gli agenti di commercio, “sennò come fai?”, i quali hanno consolidato la loro presenza sul mercato da anni. Mi ha detto, se non ricordo male, che la Gicherstampa è presente principalmente in 3-4 regioni, tipo Marche, Umbria, Puglia e …(nn ricordo).i

Inoltre che nel 90% dei casi il lavoro grafico viene direttamente dall’azienda vinicola, anche se loro hanno 4 ragazzi che lavorano sopra agli aspetti grafici. (sospetto solo per la messa a punto del prodotto).

Una frase del Sig. Vittorio mi ha colpito:  “Nel Mondo del Vino vige una massima: 

OTTIMO VINO PESSIMA ETICHETTA

BELLA ETICHETTA PESSIMO VINO.”

Penso e credo che sia una di quelle stroNzate assolute della tradizione  italiana, uno dei motti più cretini e limitanti il prodotto in assoluto.

UN PRODOTTO ECCELLENTE

DEVE AVERE UN 

Ecco spiegato perché la Francia rimane ancora inarrivabile. Se i nostri produttori di vino la pensano così, possono continuare a vivere sonni tranquilli.  Loro sono 70 anni che fanno marketing e curano in modo maniacale il Brand e il packaging.

Come sapete essendo affetto da grave malattia compulsiva, subito questa colpisce il mio cervello e mi fa elaborare mille strategie per migliorare il marketing di questa splendida impresa, come se fossi ingaggiato da ITALIAN BUSINESS DESIGN.

La mia prima riflessione è stata questa. Tipica impresa italiana, a conduzione familiare, con passato di crisi che nel tempo si è ricavata una nicchia di mercato, quella delle etichette da vino, che fino a quando riesce a stare sul mercato con tempi, prezzi e presenza sul territorio nulla può rovinare la festa. Tuttavia mi chiedo: non è proprio questo il momento del pericolo ? il momento di pensare a come aumentare le nicchie, allargare il mercato o meglio ancora INVENTARSI UN NUOVO MERCATO? LEGGI QUI

Seconda riflessione personale. Penso che il 90% delle imprese italiane sono come questa. Non sfruttano le innumerevoli opportunità proprio nel momento migliore delle loro attività, in questo caso confermate dalla confortanti parole del sig. Vittorio sull’azienda.

Sulla base di questo incontro mi sono venuti in mente alcuni AZZARDI di MARKETING  fedele al motto del grande SETH GODIN :

LA PRUDENZA E’ RISCHIOSA

  • PRIMO:  AMPLIARE IL il mercato delle etichette ad altri settori oggi in massima esplosione la Birra leggi QUI.  Magari ci hanno già pensato, non saprei, ma di sicuro è un settore nuovo ove poter imporre la loro professionalità e vantaggio competitivo, se lo hanno. Idem anche per il settore Confetture Bio, Marmellate Bio, settori che viaggiano a una crescita di oltre il 10% annuo, e che spesso mostrano etichette assai modeste. Insomma sfruttare tutte le CODA LUNGA DI TUTTI I SETTORI IN FORTE CRESCITA.
  • SECONDO: Ampliare offerta con  un servizio di grafica e comunicazione a tutto tondo. Se non si è in grado all’inizio con le sole forze interne, non so quanto siano bravi i ragazzi che lavorano alla grafica, realizzare una rete di OUT-SOURCING con importanti grafici di zona per collaborare in CO-WORKING.  In pratica le imprese che si affidano alla gicherstampa possono avere anche un servizio grafica completo, fino al packaging, purché sia di tipo innovativo.
  • TERZO: Migliorare e sfruttare il WEB per farsi conoscere e per dare VALORE AL BRAND. Iniziare una azione di LEAD GENERATION seria e professionale, indirizzata soprattutto all’estero, (se i costi di trasporto lo consentono), magari sfruttando il gusto del made in Italy della grafica. Il sito è realizzato in modo assai antiquato,
  • Quarto …….. Gratis non posso dire tutto….. ; ))) 

Faccio comunque i complimenti a questa bellissima realtà del Fermano, con la speranza che i miei ragazzi possano essere i vincitori del  concorso e poter di nuovo scambiare due chiacchiere con il Sig. Vittorio, con il quale a dire il vero per la maggior parte della chiacchierata abbiamo parlato di comuni visioni artistiche e religiose.

Grazie ancora della visita e pregherò per la vostra impresa.

a presto

Se non utilizzi un mix di tattiche di marketing pandemico operativo: DOVE VUOI ANDARE

Opera di Paolo del Signore dal Titolo “dove vuoi andare”.

Spesso mi capita di dover parlare con alcune persone che hanno una idea, un pensiero e una voglia di iniziare una nuova attività. Mi raccontano dei loro progetti, di cosa intendono realizzare, del loro prodotto, del loro servizio, della “qualità” dei componenti o dei lavori che intendono incarnare. A volte li trovo particolarmente appassionati, tanto da conoscere molto bene il settore e i concorrenti in cui intendono aprire un mercato.

Tanti discorsi, interessanti, tante storie, innumerevoli propositi, eppure parlano, parlano, ma manca sempre qualche cosa. Indovinate cosa?

IL MARKETING

Si lo so sono di parte, sono consulente di Marketing con i miei grandi colleghi di ITALIANA BUSINESS DESIGN, lo insegno con passione presso la LABA, così come insegno appassionatamente religione cattolica presso I.I.S. Virginio Bonifazi di Civitanova Marche. Ma  la verità è che se  non si riesce a  capire che se uno realizza un prodotto o un servizio e al contempo  non vi  affianca  altrettante idee valide per farlo conoscere , difficilmente potrà aprire un mercato, ovvero una domanda per la sua offerta. 

Proprio ieri ho partecipato alla presentazione di una bellissima linee di Borse disegnata dal mio amico artista Paolo del Signore a Marotta presso il negozio

   qui il  Modigliani Boutique   .

Devo dire che le borse mi  sono piaciute moltissimo specie con le stampe dei disegni pop-astratti di Paolo del Signore.   ecco il link del suo BLOG.

Mi sono intrattenuto a parlare alcuni minuti con il titolare del borsettificio , il sig. Daniele. Devo dire che con passione mi ha spiegato come sono state realizzate chi ha collaborato nel design  e nella cura nella produzione e nella scelta accurata dei materiali. Mi ha sempre però parlato del prodotto e non di come poterlo inserire sul mercato e soprattutto in quale mercato.

Dalla scelta del nome del Brand, un acronimo con i nomi di famiglia, alla comunicazione e ai canali di vendita tutto viene ora, in un secondo momento. Ad esempio assenza del sito internet e nulla sul sito del negozio che ha ospitato l’evento. Manco sui social sembra abbiano operato, chesso’ una pagina almeno per l’evento si poteva creare.

Insomma ora parte la vera e propria sfida, quella di farsi conoscere e aprire un mercato. L’evento a cui ho partecipato è stato il primo momento. Mi chiedo  ma ….. non era il caso di fare fin da subito l’uno e l’altro.

Io penso che nel momento in cui si ha una idea interessante e le capacità di implementarla  occorre prodigarsi di realizzarla ma al contempo fare qualche operazione di tattica di Marketing per farla conoscere, in modo che quando si è pronti già si è fatto qualcosa per farsi conoscere.

La comunicazione aziendale

FA PARTE DEL PRODOTTO STESSO, così

Il concetto di PRODOTTO ALLARGATO è proprio questo, non solo il prodotto ma tutto quello che lo identifica, dal logo, al prezzo, al contenitore, finanche al negozio che lo vende rende tale un prodotto.

In conclusione di questo breve post, se intendete lanciare una vostra idea, un vostro prodotto o servizio, dedicata almeno il 40% del vostro impegno e dei vostri soldi a tutto quanto rende vostro  prodotto allargato e sempre di più unico.

Scegliete con cura il PACKAGING adatto al vostro prodotto e cliente.

Scegliete con cura il PREZZO, in linea con il prodotto e canale di vendita

Scegliete il canale di vendita, ad es. il negozio dove venderlo, la nazione dove vendere, se direttamente vendete o attraverso intermediari tipo ingrossi, non vi fate guidare dalla brama di vendere ma indirizza tu la vendita.

Scegliete con il BRAND il LOGO e i colori e VALORIZZATELI, nel lunghissimo periodo questi conteranno molto di più del vostro prodotto.

Se non riuscite da soli, scegliete una impresa esterna che pensi per voi a questi aspetti, NON MENO IMPORTANTI DEL PRODOTTO STESSO.

E soprattutto: PARTITE PRIMA A COMUNICARE IL PRODOTTO CHE STATE LANCIANDO, PREPARATE IL TERRENO IN MODO POI DA SEMINARE E FAR CRESCERE IL VOSTRO PRODOTTO.

IL Tempo è fondamentale, meglio anticipare e far si che le persone aspettino i l vostro prodotto, piuttosto che inseguire poi. ricordiamoci del fattore PRESA, leggi qui QUINon è automatico, ma occorre tempo, allora fatelo prima che arrivi il vostro prodotto. 

NOI DI

ITALIAN BUSINESS DESIGN

QUESTO LO FACCIAMO

Se volete dei suggerimenti sono a disposizione.