Girolomoni, lo scopritore del Bio. Grande antropologo d’impresa

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La settimana scorsa abbiamo deciso, io e la mia famiglia,  di andare a cena nella nostra  Pizzeria Preferita: leggi

Pizza Pandemica Mucca Viola al ristorante Il Gatto e la Volpe. Lo Straordinario si diffonde.

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VISTA Chiesa del monastero di Montebello.

Dato che dista oltre 130 Km dalla nostra casa di Lido di Fermo, pensavamo di pernottare in zona. Il nostro amico grande pizzaiolo Gianluca Passetti ci ha consigliato di pernottare a Montebello presso la Locanda Girolomoni.

La Locanda dispone di 18 camera presso un antico Monastero restaurato chiamato Monastero di Montebello. All’interno c’è una meravigliosa chiesa con una Croce in Legno imponente e molto suggestiva.

A 1 km si trova la vera e proprio Locanda di Girolomoni, avevano costruito una specie di ristorante con alcune stanze, con piscina annessa.

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Vista dall’ALTO della LOCANDA GIROLOMINI

Il buon Gianluca ci consigliava di mangiare lì il giorno dopo e che non me ne sarei pentito, dato che cucinava Andrea Marzoli, uno Chef che ha fatto la gavetta da Uliassi.

Inoltre egli ci ha accennato alla grandezza del sig. Gino Girolomoni, scomparso nel 2012, che fu l’iniziatore della agricoltura Bio in Italia e nel Mondo.

Incuriosito dalle sue parole,  ho subito prenotato una stanza e mi sono precipitato a documentarmi sul Personaggio e sul mondo Bio. Devo ammettere la mia ignoranza in materia, non essendo minimamente attratto da queste tematiche ambientali.

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Consiglio di leggere la Biografia di Gino Girolomoni:

 Biografia dal sito Ufficiale della cooperativa Girolomoni

Un uomo Stra-ordinario, profondamente religioso e che ha voluto fortemente fare qualche cosa per mettere in pratica i precetti religiosi CRISTIANI.

Si è messo al Servizio di tutti pensando di realizzare una impresa che potesse aiutare le persone a vivere meglio attraverso il cibo. Il seguente motto riassume perfettamente il suo sogno imprenditoriale:

“Per noi mangiare non è soltanto trasformare e cuocere il cibo

– diceva Gino Girolomoni -,

è molto di più.

E’ anche amicizia, fraternità, bellezza, spiritualità, compagnia”.

Grazie alle sue intuizioni  che risalgono a  40 anni fa, è esplosa la “moda” del BIO in Italia. Oggi  55 mila imprese si dedicano al biologico, i ritmi di vendita del prodotto BIO nei negozi sono impressionanti. Gino è osannato più all’estero che in Italia, mi hanno detto a Montebello.

Egli è l’inventore del Brand Alce Nero che nel 2002 dovette vendere, o svendere dicono alcuni, a coloro che oggi ne hanno fatto un business profittevole. Ma ha salvato la Cooperativa che oggi si chiama con il suo nome: Cooperativa Gino Girolomoni, per approfondimenti clicca qui

Tirando le somme Gino Girolomoni fu un grandissimo Antropologo d’Impresa, come pochi abbiamo avuto in Italia negli ultimi anni.

img_lastminute_259256Il giorno dopo a pranzo abbiamo gustato un pranzo eccellente e creativo, se ci andate vi consiglio gli spaghettoni aglio olio e peperoncino  alla maniera di Andrea  che sono na roba
STRA-ORDINARIA.

Dopo pranzo abbiamo avuto il piacere di conoscere meglio il mondo Girolimoni, grazie ad Andrea, LO chEF, marito della figlia di Gino. Abbiamo poi avuto modo di parlare con Giovanni il figlio che amministra la Cooperativa Girolomoni con risultati STRABILIANTI.

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Giovanni Girolomoni, Ceo della Cooperativa Gino Girolomoni

In Sintesi: 12 milioni di Fatturato, di cui l’85% realizzato all’estero. Leader del Bio in molte realtà europee, in particolare in Germania, vendono con profitto perfino in  Giappone. Le imprese associate alla cooperative sono Oltre 130 aziende.

Insomma una realtà imprenditoriale INCREDIBILE E STRAORDINARIA che ha saputo  capire i desideri delle persone ed offrire loro il meglio della produzione agricola.

Lo Chef Andrea ci ha sinceramente detto che non tutti i prodotti, pur essendo Bio, sono eccellenti. Allo stesso tempo non molti sono veramente in grado di valutare la bontà di un prodotto in termini qualitativi.

leggi qua: Quando la “qualità” di un prodotto supera la capacità di comprensione del mercato: serve un antropologo d’impresa.

Anche se le imprese seguono i  disciplinari BIO, questo non significa che  prodotti siano eccellenti. Tuttavia la Pasta della Cooperativa Girolomoni  è in assoluto uno dei prodotti eccellenti, che non ha nulla da invidiare a celeberrime marche nazionali. Pasta da Gourmet. leggi qui

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Giovanni Girolomoni ci ha detto che in azienda lavorano circa 40 persone, che alcuni sono impiegati nell’ambito grafico e marketing.

girolomoni_logoIl logo scelto a me personalmente non dispiace, richiama la forma del monastero.

Anche la frase “OLTRE IL BIOLOGICO” mi sembra azzeccata così come il colore.

Da Antropologo d’impresa mi sento un tantino in imbarazzo ad offrire i miei consigli a questa realtà impressionante che sta volando sul mercato.

Eppure voglio provarci a dire la mia, nel mio piccolo, senza alcuna presunzione ma solo per restituire qualcosa di quanto abbiamo ricevuto in questa splendida visita.

COSA SUGGERIRE PER MIGLIORARE IL

BUSINESS DESIGN DELLA COOPERATIVA GIROLIMONI?

La Strategia di impresa mi sembra tutto sommato OTTIMA

  • Vision e Mission molto ma molto chiari e delineati. CLICCA QUI
  • Prodotto STRA-ORDINARIO acclamato dal successo internazionale. 
  • Comunicazione Pandemico ottima clicca qui

L’aspetto che mi sento di Suggerire è quello  di concentrarsi sulle

tattiche DI MARKETING PANDEmico  

che dovrebbero “scaricare” a terra tutto il potenziale.

  1.  Valorizzazione Massima del  BRAND PANDEMICO  GIROLoMONI.  Approntare tutte le azioni necessarie per dare valore al brand.
  2. Comunicazione Social da sfruttare in modo massimo anche per dare voce in modo “innovativo” al mondo Bio. Questo secondo me l’aspetto centrale e non ancora sfruttato al massimo. So che pubblicano un giornale trimestrale, molto apprezzato, forse sarebbe il caso di pensare di creare un canale digitale. Un Blog, oltre la solita Pagina Facebook. clicca Locanda Girolomoni . Il content Marketing in questa situazione sarebbe eccellente e immagino anche traducibile in tutto il mondo. 
  3. Packaging da perfezionare. Secondo me manca una packaging accattivante e innovativo, troppo simile ai competitor e soprattutto ai prodotti “scarsi”. LEGGI: Il Fattore Presa ti aiuta ad “acchiappare” le persone giuste per diffondere il tuo prodotto
  4. Canali distributivi: leggi : canali distributivi primi diffusori di prodotti pandemici: selezionali,seguili e forma il guardiano del canaleLa scelta della impresa è stata quella di evitare la GDO e concentrarsi in canali specializzati BIO. Secondo me ottima scelta. Tuttavia manca un coordinamento di esclusività di questa diffusione, rischiando di “svalutare” il prodotto. Sarebbe meglio SELEZIONARE i canali e magari attivare corsi di formazione per meglio far vender il prodotto. Azzardo anche l’IPOTESI di poter aprire Negozi Bandiera magari nelle principali CITTa’ Italiane ed internazionali.
  5. Prezzi. Secondo me i prezzi dei prodotti BIO sono troppo contenuti. Il sig. Giovanni mi ha detto che anche per una vendita equa e che arrivi a tutti. Personalmente ho molte rimostranze. Al limite si potrebbero trovare soluzioni di Prezzi-Promozioni specifiche magri differenziando il prodotto. Ma svendere il prodotto, sapendo l’enorme sforzo che c’è dietro a mio modo di vedere è una vera e propria perdita di credibilità. Prezzo e Valore non sono la stessa cosa, tuttavia la percezione umana tende ad associarli.
  6. Perché non lanciare il BIO CHIC? un prodotto BIO ma con CHIC, senza la patina troppo trasandata? Io penso che ci sia il desiderio di acquistare un Prodotto BIO e che sia di VALORE. Tipo il Cachemire del Cibo??? Potrebbe essere una idea per penetrare un mercato di sicura rimunerazione.

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In conclusione grazie a GINO GIROLOMONI e ai suoi splendidi figli che continuano il suo sogno e che sono il VANTO delLA Nostra Denigrata Nazione.

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La nostra più viva AMMIRAZIONE. Grazie

 

 

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La comunicazione d’impresa genera il passaparola grazie al Marketing Pandemico

 

Estratto da E-BOOK

 MARKETING PANDEMICO

in uscita 1 MARZO 2017 

La comunicazione d’impresa genera il passaparola

La comunicazione classica d’impresa è un utile strumento per alimentare il passaparola. Secondo il prof. Rosen,Emanuel che ha scritto il libro  Passaparola, (edito dal  Il Sole24ore e cui ci siamo più volte occupati leggi ; Buzz Pandemico 2/3: i nodi del passaparola),

che cita uno studio della Nielsen:

Un notevole sostegno dei media può essere un importante stimolo per il passaparola, tuttavia quest’ultimo, nell’ambito di una forte presenza dei mezzi di comunicazione, talvolta non è nient’altro che l’eco derivante dal grande clamore.

La formula per generare un passaparola significativo non consiste semplicemente nell’investire risorse economiche.

Secondo l’indagine, l’estensione della distribuzione dei prodotti è un altro elemento molto importante per il passaparola e questo evidenzia un semplice fatto: se i consumatori non vengono mai esposti a un prodotto, se esso non è disponibile nel negozio locale, avranno meno probabilità di sentirne parlare e quindi di scriverne sui blog”.1

In altre parole la comunicazione aziendale deve essere accompagnata alle altre tattiche del marketing pandemico quali: il canale di vendita, il packaging, il posizionamento e il prezzo. Tutto deve concorrere a rendere contagiosamente pandemico il tuo prodotto.

La comunicazione è un potentissimo mezzo per stimolare il passaparola, se colpisce le persone giuste, i c.d. agenti pandemici, e non tutti in modo indistinto.

La pubblicità è una strategia piuttosto efficace per entrare in contatto con i nodi di rete.

Gli opinion leader vengono maggiormente esposti ai messaggi sulla carta stampata rispetto alle persone “normali”: siccome sono affamati di informazioni, leggono di più.

Se scegliete una rivista di motori potete raggiungere quei nodi che consigliano altri utenti sugli acquisti riguardanti le auto e i prodotti affini. La conseguenza speculare di questo è che un annuncio può anche invogliare le persone a cercare maggiori informazioni sul prodotto rivolgendosi ai nodi stessi della rete.2

Tramite la tua comunicazione deve passare un messaggio corretto e preciso. Bisogna, però, evitare la sua distorsione. Potrebbe, infatti, accadere come nel gioco del telefono senza fili, ove “pesci in faccia” diventava “esci a caccia”.

Tieni a mente che il contenuto di una pubblicità e di una promozione emerge spesso nelle discussioni tra le persone.

Se si parla di un Brand,

(leggi qui )

una volta su 4

si parla della sua pubblicità o della sua promozione.

I consumatori sembrano utilizzarla per avvalorare i loro commenti, con frasi tipo (l’ha detto la pubblicità); segnalano anche altre fonti di Marketing: le esposizioni nei punti vendita (8%), le promozioni (7%) e il direct mailing o la posta elettronica (4%).

Ma la ricerca Nielsen ha individuato un elemento ancora più interessante riguardante la pubblicità:

ha scoperto che nelle conversazioni in cui viene menzionata la pubblicità, i consigli per acquistare o provare il prodotto aumentano dal 40%-47%3”.

Dunque, soprattutto, una comunicazione di tipo informativo è in grado di aumentare il passaparola tra gli agenti pandemici, i quali sono sempre alla ricerca di novità che possano soddisfare i loro desideri.

La pubblicità può inibire o vanificare il passaparola. Questo avviene quando l’annuncio è fatto in modo da essere indistinguibile da altri messaggi simili. A volte poi la comunicazione è meravigliosa, artistica tanto che fa parlare di sé, ma… non porta alcun risultato sulle vendite del prodotto.

Spot Evian: divertentissimi ma… fini a se stessi

L’esempio più clamoroso fu quello della Evian, l’acqua in bottiglia più famosa al mondo. L’azienda realizzò una serie di comunicazioni per pubblicizzare il prodotto, tramite video-spot sia per la tv che per il Web. Erano meravigliosi spot pubblicitari, ricchi di ironia e divertenti, riguardanti dei bambini di pochi mesi che ballavano. Furono dei video cliccatissimi. Tutti li ricordavano e ne parlavano.

Purtroppo, però non facevano riferimento per nulla al prodotto.   Pertanto, il passaparola si concentrava sullo spot e non sul prodotto.

In  conclusione possiamo affermare che la comunicazione aziendale tramite pubblicità è sicuramente in grado di stimolare il passaparola, ma bisogna saperla indirizzare in tal senso. E cosa più importante verificarne gli effetti.

Uno dei principali  compiti dell’Antropologo d’impresa è quello di

verificare che le azioni di  Marketing Pandemico risultino efficaci. 

Nel prossimo Post analizzeremo quali sono le principali regole da rispettare per fare in modo che la comunicazione aziendale possa far parlare le persone del prodotto in modo positivo e

PANDEMICO. 

paolo orlandi
paolo orlandi

 

 

 1Emanuel Rosen, Passaparola, Il Sole24ore, 2006 ,pag. 276

2Rosen, ibidem pag. 279

3Rosen. Idbiem, pag. 280

4Rosen, ibidem pag. 285

Il Marketing Pandemico nel corso della storia: il caso di Josiah Wedgewodd

Esempio Storico tratto dal libro in uscita di  Marketing Pandemico

la Storia della Impresa di Ceramica di Josiah Wedgewood

Iconic British brand

Da quando l’uomo produce e commercia si è ingegnato in ogni modo per vendere i suoi prodotti. Gli agricoltori, gli artigiani e gli artisti dovevano farsi un nome per poter fare in modo che le persone acquistassero i loro prodotti. In ogni epoca quindi il problema principale è fare in modo che le persone inizino a dare fiducia al venditore ed acquistino i prodotti.

Un esempio storico è quello della Wegdwood, una famosa azienda di ceramica inglese , ancora oggi in attività, tratto liberamente tratto dal libro di Seth Godin “Che pasticcio di Marketing2 e dalle informazioni storiche dell’azienda stessa.

Josiah Wedgwood proveniva da una famiglia di vasai. Nel 1759 poté mettersi in proprio e fondò la propria fabbrica nella Ivy House di Burslem nello Staffordshire, oggi un sobborgo di Stoke-on-Trent. 

“Josiah Wedgwood visse come noi in un periodo di grandi cambiamenti, ma in un'epoca in cui la vita era molto più dura di oggi. ….. Come molti membri della sua famiglia e della comunità locale, Wedgwood fu apprendista presso un vasaio, ma una serie di decisioni lo portò a diventare il ceramista di maggior successo di tutti i tempi. In primo luogo capì di poter fare crescere il suo business. L'idea che un'attività potesse svilupparsi oltre il livello del semplice artigiano aiutato da alcuni assistenti ed apprendisti fu una componente essenziale della prima rivoluzione industriale. ...In secondo luogo capì che la crescita del business sarebbe derivata da una visione del prodotto che superasse quella del minimo indispensabile per soddisfare la richiesta. E' rimasto celebre per l'abitudine di frantumare i prodotti non perfetti con il suo bastone, dichiarando: 
                             “ Questo non è all'altezza di Josiah Wedgwood!”. 

Aveva capito che il suo prodotto, non era  solo un prodotto,

ma anche un mezzo per veicolare il suo nome nel mondo. (leggi qui)

 “Non era un semplice oggetto d'uso, ma parte di un continuum che avrebbe fatto conoscere il suo nome a un numero più vasto di potenziali acquirenti. Ricordiamo che all'epoca era uso abituale consumare il pasto in un recipiente ricavato da una pagnotta di pane raffermo. Le ceramiche erano oggetti di lusso, molto preziosi. Il fatto di romperne una perché ritenuta imperfetta era una sorta di pura follia.” 

Nel 1765 donò alla regina Carlotta, moglie di Giorgio III, un servizio da Thè,  fatto con materiale nuovo creato da Wedgwood,

un prodotto stra-ordinario.

La regina ne rimase entusiasta e perciò diede il permesso di chiamare questo nuovo materiale Queen’s Ware.

Egli lo commercializzò con questo nome e lo vendette a moltissime persone anche non facoltose.

Quattro anni più tardi Wedgwood insieme al commerciante e letterato  e commerciante Thomas Bentley fondò nei dintorni di Stoke-on-Trent una grande manifattura. Bentley convinse Wedgwood a prendere a modello l’arte antica,
ad esempio gli oggetti che venivano scoperti in quegli anni ad Ercolano, secondo la moda del Neoclassicismo. Anche lo stabilimento ebbe un nome ispirato all’Antichità: “Etruria“. Si trattava di un insediamento industriale per l’epoca moderno: i laboratori formavano una sorta di villaggio che comprendeva anche le abitazioni di Wedgwood e degli operai.

Realizzò anche moltissime ceramiche per Caterina la Grande di Russia, ma prima di spedirle ottenne dalla regina la possibilità di esporle, con grande successo di pubblico. “La mostra delle ceramiche destinate a Caterina la Grande di Russia, fu un evento eccezionale, che suscitò un enorme interesse e richiamò nelle sue sale espositive di Londra (un’alttra innovazione) vaste schiere di persone, molte delle quali divennero suoi clienti.” Altra innovazione fu che Wedgwood pagava delle commissioni per la vendita dei prodotti. Chi più vendeva più guadagnava, non era usuale all’epoca. Lui fu uno dei primi a formalizzare la pratica.

Wedgwood, secondo gli storici dell’economia, fu forse il primo grande Brand nella storia del commercio, conosciuto in tutta Europa ed America, per la bellezza e l’unicità delle sue ceramiche.

Organizzando l'azienda attorno al Brand modificò la dinamica della crescita organizzativa. Non si limitò tuttavia a questo, ma sviluppò ben oltre la sua idea di Marketing. Fu lui a concepire l'idea di attrarre le masse dei nuovi benestanti vendendo prima il prodotto direttamente alle classi privilegiate. Nel 1771 mise a rischio la sopravvivenza della sua azienda investendo una cifra enorme per inviare campioni non richiesti della sua 
produzione a un migliaio di facoltosi cittadini tedeschi. Che ci crediate o no, dopo qualche tempo, oltre la metà di essi lo contattò per un ordinativo.” 

Tutto il sistema produttivo ideato da Wedgwood fu improntato a soddisfare
la domanda di ceramica, in modo da realizzare porcellane ineguagliabili. Per far fronte all’aumento dei clienti creò anche una specie di catena di montaggio.

La straordinarietà della sua impresa sta nel fatto che egli ridefinì l'intera idea del business a partire dalle fondamenta.
 Fu praticamente l'inventore dei concetti di controllo standardizzato di alta qualità, di design innovativo per oggetti d'uso, (la sua teiera a cavolfiore fece scalpore) e di rassicurazione per la sua salute (una qualche forma ) per la forza lavoro. Egli aveva capito che una nuova classe di clienti e un nuovo tipo di distribuzione avrebbe garantito la prosperità di un nuovo tipo di organizzazione.”

Assumeva persone in cui aveva fiducia e li formava internamente. 

La sua Value Innovation era sempre molto alta.

Vendeva almeno  4 volte il prezzo dei concorrenti. 

 

Tutti i prodotti che uscivano dai suoi Laboratori erano firmati, passaparola VISIVO 

Godin conclude così ed io mi accodo:

 “Wedgwood era un uomo di Marketing? Possiamo rispondere affermativamente solo se comprendiamo che il Marketing necessita di un tipo di organizzazione in sintonia con le proprie esigenze. Sfruttando positivamente i cambiamenti dello scenario esterno, egli riuscì a modificare di conseguenza l'organizzazione.....
	
	
Apprestandoci ad entrare in una nuova era, 

abbiamo bisogno di nuovi Josiah Wedgwood 

per reinventare le aziende e adeguarle al nuovo scenario”.

1http://www.wedgewood.com

2Seth Godin, “Che pasticcio di Marketing”, Sperling & Kupfer, 2007, pag. 27

 

 

Birkenstock e Miss Fraser: come aprire un mercato tramite il Passaparola

Siamo a fine anno. Il nuovo sta per arrivare e chissà qualche pazzo coraggioso ha il desiderio di iniziare una attività in proprio ed aprire un suo mercato.

Dedico questo e i miei futuri Post a tutti coloro che sognano di FARE IMPRESA.

Alcuni esempi di come alcune persone con un sogno sono riuscite a sfondare e oggi raccolgono i frutti. Ecco il primo

BIRKENSTOCK

la FORZA DEL PASSAPAROLA

Tra GLI OTAKU del biologico.

Quando ero a Venezia a studiare a Cà Foscari, ricordo come ci divertivamo ad individuare la nazionalità delle turiste straniere. Le più facili da scoprire erano quelle tedesche, poiché indossavano i loro tipici sandali Birkenstock con immancabili calzini bianchi.

All’epoca per gli italiani era considerato poco elegante indossare i sandali con i calzini. Come potete osservare oggi anche gli italiani li indossano e la Birkenstock fa affari d’oro, così come i suoi imitatori.

Ma dobbiamo risalire a molti anni fa per conoscere come la Birkenstock ha conquistato il suo mercato, l’azienda  vanta  oltre due secoli di storia e  la puoi leggere nel loro sito aziendale clicca qui

Il prodotto è stato veramente una

 Mucca Viola 

quella che leggiamo dal loro sito:

L'INVENTORE DEL PLANTARE 

Creiamo prodotti che migliorano e semplificano la vita dei nostri clienti. Il prodotto centrale è il nostro esclusivo plantare dalla forma anatomica. BIRKENSTOCK ha inventato il plantare e anche il significato che attribuiamo oggi a questa parola. Il plantare non è solo un'idea di prodotto esclusiva e rivoluzionaria, che ha aperto la strada a un mercato del tutto nuovo. È anche l'idea conduttrice e il punto di riferimento per tutto ciò che facciamo. Oggi e in futuro. Tutti devono avere accesso al nostro plantare.

Sembra che il Plantare così come lo conosciamo sia nato alla fine dell’800 e che per diffonderlo e farlo conoscere

"Konrad Birkenstock tiene per 15 anni conferenze specialistiche dinanzi a esperti del settore e corporazioni per illustrare la sua idea della scarpa plastica su misura e per stipulare contratti di licenza per produrre le sue scarpe con il plantare. Questo lo porta
Margo Fraser
a viaggiare in Germania e Austria."

Grazie a questo è riuscito, nel corso del tempo, ad innescare  il passaparola e così nel centro europa il successo del sandalo fu assicurato.

Ma facciamo un salto in America.

Qui le Birkenstock non erano conosciute fino alla fine anni ’60 quando iniziò l’avventura di

Margo Fraser

(leggi qui interessante articolo).

La simpatica Signora ha scoperto le Birkenstock quando viveva in Germania, per lavoro e vacanza. Indossare quei sandali le aveva risolto alcuni problemi dei piedi e le trovava estremamente comode. Nel 1965 ebbe l’idea di importarle in USA, dove non si trovavano ancora. Ne comprò alcune decine di paia, andò presso alcune rivendite di calzature, ma nessuno era interessato a quel prodotto.

Poi ebbe una intuizione, da brava ANTROPOLOGA D’IMPRESA capì che  era l’inizio di un certo ritorno alla natura, i giovani delle università riscoprivano il biologico e il buon cibo, pensò di affittare uno spazio in una fiera di prodotti biologici.

Iniziò così il PASSAPAROLA (leggi le basi del passaparola): dice la Fraser che si limitava a dire alle persone che passavano:

“” DOVREBBE PROVARE QUESTI SANDALI”

ecco come tutto è iniziato.”

L’ESPERIENZA DI UN PRODOTTO

è sicuramente il Più POTENTE INNESCO DEL      Buzz Marketing.

Ebbe coì terminato la scorta di sandali. Capì che quella dei negozi biologici era quella giusta. Coloro ai quali aveva venduto il sandalo hanno iniziato a indossarli a parlarne in giro a consigliarli. Facile quindi fu per lei vendere ai negozi di questo tipo i Birkenstock.

Erano i perfetti NEGOZI PANDEMICI per il suo prodotto.  L’innesco del Passaparola era partito alla grande.

Poi la Signora Fraser parlò direttamente con il sig. Birkenstock e lo convinse nel 1971 a darle l’esclusiva della distribuzione dei sandali negli USA.

Di fronte a cotanta passione l’imprenditore Tedesco lo concesse.

Oggi le Birkenstock stravedono in USA  e ci scommetto che proprio per questo hanno di conseguenza conquistato tutto il mondo, compreso il consumatore italiano che fino a 30 anni fa dileggiava il tedesco che le indossava.

Prediamo esempio da questa bravissima signora, i FONDAMENTALI sono:

  • Pensare da Antropologo d’impresa

  • Fare un Prodotto Stra-ordinario

  • AVERE la Passione per il tuo  prodotto

  • Ricerca del mercato giusto 

  • Comunicazione Pandemica tramite Passaparola

  • tempo e perseveranza infinita

  • e …… LA FORMAZIONE DEI COLLABORATORI!!!!

Il successo della diffusione dei sandali è stata possibile anche grazie alla bravura della Fraser nel circondarsi di persone con la passione delle Birkenstock e che Lei ha fortemente motivato e formato.

Pensate che oggi la Birkenstock Usa è totalmente in mano ai dipendenti al 100%.

Lei cura con particolare cura i rapporti con loro, li stimola a creare prodotti nuovi e li coinvolge.

 LEGGI Qui altro esempio di formazione del personale