Gino Girolomoni il pioniere cristiano del Bio in Italia.

Gino Girolomoni fu il visionario cristiano dell’agricoltura Biologica in Italia e nel Mondo.

 Un uomo Stra-ordinario, profondamente cristiano cattolico e religioso.

“Mangiare non è soltanto trasformare e cuocere il cibo: è dono, spiritualità, amicizia, fraternità, bellezza, calore, colore, sapienza, profumo, semplicità, compagnia.”

Si è messo al Servizio di tutti pensando di realizzare una impresa agricola che potesse aiutare le persone a vivere meglio attraverso la produzione del cibo sano e naturale, Bio appunto dal greco che significa Vita, ma non solo come affermano si suoi famosi motti: 

“Per noi mangiare non è soltanto trasformare e cuocere il cibo è molto di più. E’ anche amicizia, fraternità, bellezza, spiritualità, compagnia”.

Grazie alle sue intuizioni imprenditoriali agricole, che risalgono a  40 anni fa, è esplosa la “moda” del BIO in Italia. Oggi se  migialia di  imprese si dedicano al biologico lo devono a Gino Girolomoni, egli  è osannato più all’estero che in Italia. 

Ha creato una sorta di comunità che ancora oggi si riconosce nei suoi valori e di conseguenza nei suoi prodotti. Come dico sempre prima viene la Vision, poi si traduce in Mission infine in fatturato.  

Non si vende il prodotto Bio, ma la Vita che quel prodotto ci trasmette per il benessere di tutti. 

Egli si inventò il Brand  Alce Nero che nel 2002 dovette vendere, o svendere come dicono alcuni, a coloro che oggi ne hanno fatto un business profittevole, causa vicissitudine finanziarie economiche poco chiare.

Ma riuscì a salvare la Cooperativa che oggi si chiama con il suo nome: Cooperativa Gino Girolomoni, per approfondimenti clicca qui

Fin da subito ha saputo legare al prodotto il Brand, oggi nel logo richiama al monastero Montebello, oggi splendidamente restaurato, edificato dal beato Pietro Gambacorta da Pisa nel XIV secolo ed ora sede del museo della civiltà contadina

Ho avuto il piacere di conoscere meglio il mondo Girolimoni incontrando nella loro locanda Giovanni,  il figlio che amministra la Cooperativa Girolomoni con risultati STRABILIANTI. Ci ha detto che in azienda lavorano circa 40 persone, tra di loro non pochi sono impiegati nell’ambito grafico e marketing, componente fondamentale per vendere il prodotto. Fattura ormai oltre 12 milioni di euro ed esportano  l’85%. Leader del Bio in molte realtà europee, in particolare in Germania,  in  Giappone ed anche in Francia. Le imprese associate alla cooperative sono Oltre 130 aziende. (aggiornato al 2019)

 Lo Chef, Andrea Marzoli,  marito della figlia ultimogenita  di Gino Girolomoni,  per anni vice di Uliassi a Senigallia nonchè  collaboratore con la cooperativa ci ha sottolineato come   le imprese che seguono i  disciplinari BIO non è detto siano eccellenti.

Il solo fatto di essere Bio NON è una condizione di eccellenza, tutt’altro.  E’ solo il primo indispensabile passo, a cui devono far seguito molti altri, con impegno di lavoro energia e creatività non indifferenti. In primis un buon sistema di marketing strategico. 

La Pasta Girolomoni è riuscita a penetrare  mercati assai complessi e selettivi come quello tedesco, francese e giapponese proprio grazie alla indefessa ricerca di un prodotto Bio e Straordinario, noi diremmo mucca viola.  

Oggi la sfida è quella di  poter entrare anche nel mondo anglosassone nei famosi supermercati bi: whole Foods (sul mio libro trovate il caso Libro terza edizione .)

La Pasta della Cooperativa Girolomoni  invece è considerata una eccellenza che non ha nulla da invidiare a celeberrime marche nazionali.   Soprattutto ha saputo coltivare ed attirare le persone che oggi sono gli evangelizzatori del Brand, compreso il sottoscritto.  leggi qui

In conclusione un sentito grazie a GINO GIROLOMONI e ai suoi splendidi figli che continuano il suo sogno e che sono il VANTO delLA Nostra Regione e della nostra Nazione.

 Speriamo che possa ispirare nuovi visionari. 

 

 

 

Girolomoni nei suo campi naturali

La comunicazione d’impresa genera il passaparola grazie al Marketing Pandemico

 

Estratto da E-BOOK

 MARKETING PANDEMICO

in uscita 1 MARZO 2017 

La comunicazione d’impresa genera il passaparola

La comunicazione classica d’impresa è un utile strumento per alimentare il passaparola. Secondo il prof. Rosen,Emanuel che ha scritto il libro  Passaparola, (edito dal  Il Sole24ore e cui ci siamo più volte occupati leggi ; Buzz Pandemico 2/3: i nodi del passaparola),

che cita uno studio della Nielsen:

Un notevole sostegno dei media può essere un importante stimolo per il passaparola, tuttavia quest’ultimo, nell’ambito di una forte presenza dei mezzi di comunicazione, talvolta non è nient’altro che l’eco derivante dal grande clamore.

La formula per generare un passaparola significativo non consiste semplicemente nell’investire risorse economiche.

Secondo l’indagine, l’estensione della distribuzione dei prodotti è un altro elemento molto importante per il passaparola e questo evidenzia un semplice fatto: se i consumatori non vengono mai esposti a un prodotto, se esso non è disponibile nel negozio locale, avranno meno probabilità di sentirne parlare e quindi di scriverne sui blog”.1

In altre parole la comunicazione aziendale deve essere accompagnata alle altre tattiche del marketing pandemico quali: il canale di vendita, il packaging, il posizionamento e il prezzo. Tutto deve concorrere a rendere contagiosamente pandemico il tuo prodotto.

La comunicazione è un potentissimo mezzo per stimolare il passaparola, se colpisce le persone giuste, i c.d. agenti pandemici, e non tutti in modo indistinto.

La pubblicità è una strategia piuttosto efficace per entrare in contatto con i nodi di rete.

Gli opinion leader vengono maggiormente esposti ai messaggi sulla carta stampata rispetto alle persone “normali”: siccome sono affamati di informazioni, leggono di più.

Se scegliete una rivista di motori potete raggiungere quei nodi che consigliano altri utenti sugli acquisti riguardanti le auto e i prodotti affini. La conseguenza speculare di questo è che un annuncio può anche invogliare le persone a cercare maggiori informazioni sul prodotto rivolgendosi ai nodi stessi della rete.2

Tramite la tua comunicazione deve passare un messaggio corretto e preciso. Bisogna, però, evitare la sua distorsione. Potrebbe, infatti, accadere come nel gioco del telefono senza fili, ove “pesci in faccia” diventava “esci a caccia”.

Tieni a mente che il contenuto di una pubblicità e di una promozione emerge spesso nelle discussioni tra le persone.

Se si parla di un Brand,

(leggi qui )

una volta su 4

si parla della sua pubblicità o della sua promozione.

I consumatori sembrano utilizzarla per avvalorare i loro commenti, con frasi tipo (l’ha detto la pubblicità); segnalano anche altre fonti di Marketing: le esposizioni nei punti vendita (8%), le promozioni (7%) e il direct mailing o la posta elettronica (4%).

Ma la ricerca Nielsen ha individuato un elemento ancora più interessante riguardante la pubblicità:

ha scoperto che nelle conversazioni in cui viene menzionata la pubblicità, i consigli per acquistare o provare il prodotto aumentano dal 40%-47%3”.

Dunque, soprattutto, una comunicazione di tipo informativo è in grado di aumentare il passaparola tra gli agenti pandemici, i quali sono sempre alla ricerca di novità che possano soddisfare i loro desideri.

La pubblicità può inibire o vanificare il passaparola. Questo avviene quando l’annuncio è fatto in modo da essere indistinguibile da altri messaggi simili. A volte poi la comunicazione è meravigliosa, artistica tanto che fa parlare di sé, ma… non porta alcun risultato sulle vendite del prodotto.

Spot Evian: divertentissimi ma… fini a se stessi

L’esempio più clamoroso fu quello della Evian, l’acqua in bottiglia più famosa al mondo. L’azienda realizzò una serie di comunicazioni per pubblicizzare il prodotto, tramite video-spot sia per la tv che per il Web. Erano meravigliosi spot pubblicitari, ricchi di ironia e divertenti, riguardanti dei bambini di pochi mesi che ballavano. Furono dei video cliccatissimi. Tutti li ricordavano e ne parlavano.

Purtroppo, però non facevano riferimento per nulla al prodotto.   Pertanto, il passaparola si concentrava sullo spot e non sul prodotto.

In  conclusione possiamo affermare che la comunicazione aziendale tramite pubblicità è sicuramente in grado di stimolare il passaparola, ma bisogna saperla indirizzare in tal senso. E cosa più importante verificarne gli effetti.

Uno dei principali  compiti dell’Antropologo d’impresa è quello di

verificare che le azioni di  Marketing Pandemico risultino efficaci. 

Nel prossimo Post analizzeremo quali sono le principali regole da rispettare per fare in modo che la comunicazione aziendale possa far parlare le persone del prodotto in modo positivo e

PANDEMICO. 

paolo orlandi
paolo orlandi

 

 

 1Emanuel Rosen, Passaparola, Il Sole24ore, 2006 ,pag. 276

2Rosen, ibidem pag. 279

3Rosen. Idbiem, pag. 280

4Rosen, ibidem pag. 285