L’oceano Blu dei videogiochi grazie a Nolan Bushnell e l’innovazione di Valore della Atari

In questi giorni di afa estiva sto leggendo un interessante libro di Isaacson sulla storia degli innovatori che hanno permesso la creazione del mondo digitale in cui siamo immersi. 

Il libro si intitola “gli innovatori” e segue la tesi che grazie alla connessione di centinaia di menti creative si è arrivati ad avere il mondo digitale ed internet. Molte persone hanno contribuito a realizzare il nostro futuro.

Dan Edwards e Peter Samson giocano a Spacewar , nel 1962 al MITtribuito nel loro piccolo o grande a realizzare le innovazione più sorprendenti.  Consiglio vivamente la lettura.

Mi ha particolarmente colpito il capitolo dedicato ai Videogiochi. Qui si racconta come il primo videogioco di un certo successo fu SpaceWar . Il gioco frutto di moltissime menti, ebbe tra i “nerd” universitari un notevole successo.

Tra quesi un giovanissimo Nolan Bushnell studente di ing. che ci giocava praticamente sempre e anche di notte.

Lavorava nei parchi giochi per pagarsi la retta, e a contatto con le persone che andavano a divertirsi evidentemente assorbì i desideri esposti o latenti dei desideri delle persone che volevano giocare leggi qui.

Egli fu, è e sarà sempre un grandissimo

ANTROPOLGO D’IMPRESA,

studiava le persone e sé stesso

per capire come meglio poter soddisfare i loro desideri. 

Egli  aveva

Lotaku del gioco,

ed ancora oggi ce l’ha!!

Isaacson dice di lui che :

“Nolan Bushnell divenne uno degli  innovatori

capaci di trasformare

una invenzione in una industria di successo.”

SCOPRì

UN OCEANO BLU

SCONFINATO 

leggi qui

Come spesso accade il primo passo da imprenditore di Nolan Bushnell fu quella di migliorare e perfezionare ciò che aveva provato in modo che potesse essere profittevole. Allora ideò Computer Space, migliorando Spaceware in modo assai intelligente e pratico  e lo vendette ad una impresa che già aveva un mercato con un videogioco tipo quiz, si chiamava Cutting Associates.

Bushnell scopre in quel periodo, da subito di aver concorrenti, due pazzoidi con l’Otaku  di Spacewar  i quali avevano creato un gioco che si chiamava Galaxy Game, segno che se vai nella direzione giusta, devi aspettarti che ci siano o arrivino concorrenti, leggi qui.

Tuttavia in questo caso i due erano sì geniali, ma non imprenditori e quindi al costo di un quarto di dollaro il loro videogioco non si sarebbe mai ripagato, pertanto la loro VALUE INNOVATION era scarsa E ovviamente L’IMPRESA FALLì.

I due dissero ad Isaacson:” Io e Hug eravamo ingegneri e non prestammo attenzione attenzione all’aspetto economico” , 

( cosa che spesso vedo e leggo tra gli startupper odierni, in pratica grandi inventori ma …. il Business dov’è?).

Così commenta Isaacson; ” Scintilla della innovazione può scaturire dal talento ingegneristico, ma deve combinarsi con le competenze imprenditoriali per dare fuoco al mondo”.

Capito cari amici Startupper!!!!

Potete anche aver una Idea Imprenditoriale, una MUCCA VIOLA, ma poi occorre che gli si dia VALORE e che possa così diffondersi prima possibile a una platea sufficiente e profittevole con una comunicazione aziendale  e una distribuzione ottimale e il prezzo e….

INSOMMA UNA SINERGIA DI

TANTISSIMI FATTORI CHE SI DEVONO ARMONIZZARE

Bushnell fu in grado di essere imprenditore oltre che inventore e visionario.

Con 1000 dollari produsse Computer Space, ne vendette circa 1500 con un profitto di oltre il 20%. Tuttavia il videogioco interessava solo i bar studenteschi e non i più redditizi ritrovi delle persone comuni con un mercato più ampio. In pratica una nicchia troppo piccola per poter essere navigata con profitto.

Tuttavia egli comprese le potenzialità dei videogiochi da piazzare nei ritrovi giusti stimolando il desiderio delle persone. Capì che occorreva il videogioco giusto. E così   Lasciò la Nutting e fondò la sua società con il nome che diventerà poi MITICO per tutti noi .

ATARI

27 giugno 1972 atto di nascita di questa impresa. Inizio della navigazione in un oceano BLU.

Ma secondo voi perché la Nutting o altri competitori non riuscirono a fare ciò che fece Bushnell???

Considerate signori Startupper che  i finanziatori in particolare le Banche compresero fin da subito che si era aperto un Oceano Blu? 

ASSOLUTAMENTE NO!!!!

Voi avreste dato i soldi nel 1972 a
questi signori qui accanto  che stavano per lanciar una cosa mai vista prima?

Ebbene come sempre accade alle Start-up di ogni epoca e Nazione (Italia caso a peggiore del Mondo), la Atari ebbe fin da subito enormi problemi di credito.

Come ebbe a dire Nolan Bushnell:

” Progettare il gioco è stato Facile.

Far crescere l’azienda

SENZA SOLDI

è stata la vera impresa.”

pag. 217

Il grande primo videogioco che  inaugurò l’OCEANO BLU di un Mercato Nuovo e che fu una MUCCA VIOLA tra Mucche Grigie  dei Flipper fu il

PONG!!!

Chi della mia epoca non ci ha passato intere ore a giocarci???  Si dice che lo avesse copiato dalla Magnavox, la quale gli fece causa e poi si accordarono , ma solo dopo che il prodotto ebbe una diffusione eccezionale in quanto la Magnavox non era proprio riuscito a scovare l’Oceano Blu. Sta di fatto che il prodotto realizzato dalla Atari era ideato e risultò un grandissimo successo commerciale mentre il Magnavox in 3 anni vendette in tutto i paesi serviti 300 mila pezzi.

Esordio con Prova, come sempre suggerisco,  fu al Bar Andy Capp. Il giorno dopo che fu installato il proprietario chiama la Atari lamentandosi che il gioco si era inceppato, e che stava riscuotendo un discreto successo, molti ci volevano giocare  e quindi occorreva ripararlo con urgenza. Andarono subito e scoprirono che il gioco NON ERA ROTTO ma che si era inceppato a causa delle troppe monetine!!!

Rispetto ai Flipper, che all’epoca la facevano da padroni nei  pub  ce ne erano a Iosa, il pong incassava 4 volte tanto, per fare un esempio. Un buon flipper incassava 10 dollari al giorno, il PONG 40 DOLLARI al giorno.

All’inizio Bushnell offri il gioco a un distributore di Flipper, Che rifiutò!! Meglio così fu per Atari.

Decisero di costruire i primi PONG da soli. Costo 280 dollari a macchina per rivenderlo prima a 900 dollari, poi dato il successo a 1200 dollari.  E gli acquirenti MOLTO contenti in quanto la novità attirava le persone e incassavano 4 VOLTE tanto. (1200 dollari diviso 40 dollari, in poco tempo veniva ripagato).

Cari Startupper ecco la giusta proporzione, costo 1 vendita almeno 3 meglio ancora più di 4.

In pratica su 900 dollari tolti i costi di 280  la Atari incassava 620 dollari a macchina.

TAHT’S BUSINESS

Pensate che di fronte a questi dati trovò soldi facile.

MANCO PE GNENTE!! si dice dalle mie parti.

Una piccola banca gli diede quasi a strozzo 50 mila dollari, un decimo di quanto chiedeva per realizzare in serie le macchine e commercializzarle e pubblicizzarle. Riuscirono a realizzare in serie il PONG e vendettero MIGLIAIA E MIGLIAI DI PONG in tutta l’America.

STAVANO NAVIGANDO IN UN OCEANO BLU

CON IL VENTO IN POPPA.

Ma prima che si potesse trasformare in ROSSO con l’arrivo dei competitori nel 1975 introdussero la console per giochi da casa la mitica ATARI 2600. (ce l’ho avuta anche io circa nel 1979, ricordo con molta emozione la scatola). E la Atari divenne la ATARI ma…. questa è un’alta storia.

Voglio condividere un link con una bellissima intervista a questo Grande IMPRENDITORE VISIONARIO Bushnell. Realizzata nel 2013 da Wired leggi qui. 

Concludo con un estratto di una sua risposta che possa essere da stimolo agli startupper :

“Il fare ininterrottamente. Come diceva Winston Churchill,

l’innovazione è passare da un fallimento

all’altro senza perdere entusiasmo.

In altre parole,

l’unico modo per avere una grande idea è averne molte,

dedicarsi a progetti diversi senza paura di fallire.

Ho mancato più di una volta il bersaglio, in tre o quattro casi clamorosamente, ma le persone ricordano solo i miei successi. Il mondo non associa Jobs a Apple III, o Lisa, ma a iPhone e iMac. Il segreto è non stancarsi”.

Se avete bisogno di Un antropologo di impresa sono a vostra disposizione :

porlandi05@gmail.com

Il fallimento Marketing della bibita One-o-One: ricordi giovanili

Sono appena tornato da un viaggio breve in Puglia e mi sono imbattuto in una “madaleine” dei mie anni giovanili.

Un supermercato aveva in vendita la mitica One-o-One della San Pellegrino. Ricordo che avevo circa 15-18 anni e bevevo regolarmente due bibite la Coca-cola, monopolista assoluto del settore cola e la Rc Cola d’estate che riuscivo a trovare all’epoca facilmente ora sparita in Italia. Quest’ultima è di gran lunga ritenuta la miglior cola del Mondo nata nel 1905, ma non è riuscita a scalfire la potenza della Coca-cola e della Pepsi in Usa e nel Mondo. Anche se continua a servire una Nicchia di appassionati irriducibili, ma non più in Italia ahimè.

Tornando alla mia memoria, ricordo che la One-o-One mi piaceva, era vicina al chinotto e sembrava più dolce rispetto alla monopolista. Usarono i migliori mezzi di comunicazione dell’epoca per lanciarla, dato che si prevedeva nel 1988 che le bibite gassate sarebbero cresciute del 10% annuo per molto tempo (ovvio che nessuno ancora prevedeva il boom dietistico della Gatorade).

Ecco uno spot famoso e che ricordo molto bene lo potete vedere su questo sito con gli spot famosi anni 80.

http://www.tecata.it/index.php/dettaglio-video/mediaitem/2276-sanpellegrino-one-o-one-cola-1988

All’Università poi ricordo il prof. di Marketing e di Strategia che analizzava il caso in modo assai dettagliato e con enfasi. Infatti si pensava che potesse scalfire il monopolista coca-cola. Ricordo che la San Pellegrino si dissanguò a livello pubblicitario. Inserì la bibita anche in una famosa serie tv all’epoca forse la più seguita si chiamava: la classe  Terza C.

Il loro Mantra- Claim, leggi importanza del mantra- claim ,  erano: “Cento bollicine e una stella”

“Nata in Italia, come tutti noi”.

Risultato Marketing:  dopo -3 2 anni di spese immani conquistarono appena il 2% del mercato. In particolare al sud arrivarono al 4-5% ma al centro-nord poco meno dell’1%.

Fecero anche causa alla Coca-cola per posizione dominante. La persero a quanto so. E ne subirono una da parte della concorrenza per imitazione di prodotto.

Certo che sti cervelloni della San Pellegrino potevano aspettarsi che il Leader di mercato le provasse tutte per fermarli, in primis gli sconti quantità. D’altronde la Coca fece lo stesso con la Pepsi ed in alcune parti del mondo vinse, ma ….. non negli Usa ove la Pepsi giocando sulla diversificazione di prodotto e immagine del Brand nella mente dei consumatori in pochi anni scavalcò la Coca.

Insomma cosa ci insegna questa storia?

  1. I soldi spesi a profusione per la comunicazione aziendale,  pur intrigante e ottime, non garantiscono da sole il successo. Meditate gente della pubblicità, fosse facile lanciare e vendere un prodotto.
  2. Ci vuole il prodotto. A quanto so fecero dei test, anzi molti test, per sapere il parere delle persone. Sembra che fu apprezzattisima rispetto alle concorrenti. Tuttavia trascurarono il fatto che i test sono alla cieca, mentre lo stesso Brand conta nel gusto. Non si beve solo con il palato, ma con tutti e cinque i sensi e la ragione e i sentimenti. Sembra strano ma è così. Godin direbbe : l’Ottimo è pessimo. la strategia di marketing pandemico per realizzare una mucca viola
  3. Penso inoltre  che il prodotto in se fosse troppo simile alla coca, non fu percepito come una novità rispetto alla coca. Ed in pratica non ebbe successo
  4. La San Pellegrino all’epoca partì con una politica Top Down, ovvero dall’alto verso il basso. Forse sarebbe stato il caso di fare il contrario, con politiche mirate alle persone giuste, come nello spot. Nei locali giusti di nicchia, dove magari si praticava la novità sportiva dell’epoca ovvero lo skate. Insomma una cosa simile alla Pepsi ma in chiave italiana. gli stimoli del passaparola
  5. Il loro Motto faceva leva sulla Italianità. Tuttavia non vi era traccia nel brand dei colori nazionali, ne mi sembra sponsorizzassero squadre nazionali altro. Insomma le parole non furono supportate dai loghi e dai colori. I colori infatti scimmiottavano quelli delle pepsi, ovvero quelli della bandiera americana. Perché mai? Almeno nei colori si poteva sfruttare meglio.
  6. Il tempo. Non è che l’epoca fosse poca incline ad accettare un prodotto alternativo nel settore Cola? Ovvero forse oggi con l’esplosione della la coda lunga nella birra potrebbe avere maggiore successo rispetto all’epoca ove il monopolio era la legge della massa, Chissà se la SaN Pellegrino la riproponesse forse oggi sarebbe meglio accettata magari con un profondo restyling.
  7. Errore grave secondo me è stato sottostimare il potere di fuoco del monopolista che puntualmente ha attaccato su tutti i fronti il nuovo entrante. start-up e concorrenza

Scusate la supponenza dell’articolo. Non sono un esperto del settore. Ho vissuto l’epoca e la memoria mi ha riportato a  quell’epoca e a quella dei mie studi ca foscarini. Magari qualcuno di voi potrebbe meglio illustrare quanto accaduto con dati e fatti meno noti. fallire e rinforzarsi

Comunque onore alla San Pellegrino, che ha provato ma ha fallito e poi intrapreso altre strade di successo. Di certo

I fallimenti sono linfa vitale per l’imprenditore anche se sono assai duri da digerire.

le start-up poco attente alla concorrenza

Il mercato NON esiste!!!   O per dirla meglio, NON ESISTE FINO A QUANDO NON LO SI CREA.

Io penso che il mercato, ovvero l’incontro o lo scontro tra chi offre e chi domanda non possa esserci fino a quando qualche persona piena di spirito d’iniziativa non si inventi un prodotto straordinario che possa attirare i desideri delle persone.

Non esiste il mercato dell’I-PHONE, prima che l’I-PHONE sia inventato, idem per la NUTELLA. Non mi sembra che le cronache dell’epoca,1953 quando uscì per la prima volta la nutella,  riportino di folle disperate che si radunavano  sotto casa del sig. Ferrero in attesa che trovasse la formula per poter spalmare la cioccolato, tra l’altro oggi assai denigrata ingiustamente. Semplicemente perché NON c’era un mercato di cioccolata da spalmare, oggi invece c’è eccome se c’è date le innumerevoli imitazioni.

Insomma, una offerta bene o male crea sempre una domanda.

Molto spesso, anzi quasi sempre insufficiente per un business remunerativo, ma se si riesce a  scavalcare il punto critico, allora l’esplosione è più che esponenziale nelle vendite e nei guadagni. Ma il raggiungimento del punto critico è una lunga e tortuosa strada irte di insidie e trabocchetti. cfr la cavalcata di Paul River

Il primo trabocchetto nel quale in genere le start-up cadono è quello di fare poco o nulla ricerca, in particolare non si ricerca in modo attento dei concorrenti presenti o potenziali. Ovvio che se il prodotto è innovativo i concorrenti sono di prodotti simili o succedanei, che magari già soddisfano il bisogno. Per tornare all’esempio della Nutella, all’epoca il bisogno di dolce era ampiamente soddisfatto con i panetti di cioccolata che venivano affettati e posti sul pane. Quindi nel momento in cui Nutella esce sul mercato NON HA UN CONCORRENTE DIRETTO. Tuttavia non appena il successo arriva, allora si che penetrano nel mercato i concorrenti da tutte le parti, sia chi produceva i panetti sia chi dal nulla si immette sul mercato.

Lo schema del Prof. Porter ci può aiutare a considerare il nostro mercato sotto i 5 aspetti essenziali che lo compongono e che possono farci avere un vantaggio COMPETITIVO tale per cui possiamo profittare del nostro mercato.

I 5 punti da analizzare sono :

  1. Concorrenti diretti di prodotto (che come detto magari all’inizio non ci sono ma….arriveranno solo se avrete successo)
  2. Fornitori (da selezionare con assoluta cura  e far crescere )
  3. Clienti – Persone alle quali intendiamo vendere
  4. Prodotti sostitutivi al nostro
  5. Prodotti Potenziali entranti

Come vedete questo semplice schema ci aiuta a  riflettere su quello che ci gira attorno e non pensarci isolati da tutti e da tutto.

Il principale difetto degli start-upper è che spesso sono talmente concentrati sul loro prodotto, lo perfezionano e lo adorano a tal punto da dimenticarsi poi che se si apre un mercato VINCENTE, i primi ad arrivare dopo i clienti sono i CONCORRENTI.

Ecco che quindi al pari delle politiche di marketing qui ampiamente discusse, dal buzz marketing alla guerrilla, alle comunicazioni al posizionamento, ecc. ecc. occorre sempre considerare che prima o poi subiremo l’attacco dei concorrenti, sia dal nulla sia di prodotti simili sia di prodotti diversi. E quindi è fondamentale realizzare Vantaggi Competitivi difendibili nel Tempo. In modo da essere sempre un passo avanti agli altri.

Insomma bisogna sempre stare vigili e NON FINIRE MAI DI RICERCARE e RENDERE IL NOSTRO PRODOTTO STRA-ORDINARIO anche grazie a politiche di Brand, nella comunicazione aziendale , nella innovazione di prodotto. Sottolineo come il Brand risulti di gran lunga un aspetto INIMITABILE di vantaggio competitivo, poiché penso che tutto ci possono copiare ma non il BRAND.

Allo stesso tempo la selezione dei fornitori risulta assai fondamentale, legarli alle nostre visioni, alla nostra mission e farli crescere insieme a noi. Su questo aspetto poi vedo un assoluta indifferenza da parte degli start-upper. Invece la selezione e la collaborazione con i fornitori risulta spesso vincente.

Per concludere auspichiamo che gli imprenditori dedichino tempo a controllare il proprio mercato così come il proprio prodotto. Magari con persone che possano monitorare in modo critico e propositivo le linee guida dello schema Porter.

Le principali crisi aziendale sono avvenute proprio per il peccato di superbia pensando che nessuno mai potesse eguagliare gli skills costruiti nel tempo. Questo capita poi soprattutto quando l’azienda ha grande successo e pensa di essere inattaccabile. Smette di guardarsi attorno e quando ricomincia a farlo è ….. troppo tardi.

 

Masha e l’orso contro peppa pig: 2-1

Prendo spunto da questo breve articolo apparso poco tempo su la gazzetta, che potete  leggere cliccando sul link: articolo de la Gazzetta: Masha e l’orso polverizza pepa pig
E
Art. molto bello su Tempi
Mi ha incuriosito perché in pratica realizza una mia piccola profezia che feci quando scrissi del fenomeno Peppa Pig. see:   Cartoni Pandemici da topolino a peppa Pig

Il mio post analizzava in chiave di Marketing e di ciclo di vita del prodotto il business dei fumetti, a partire dal mitico Walt Disney fino a quello che fino all’epoca, crica 2 anni fa era il fenomeno assoluto dello schermo ovvero Peppa Pig. Preconizzavo che anche questi cartoni prima o poi avrebbero subito il declino, come i suoi predecessori, in quanto molteplici cause concorrono a ciò. Solo che non mi aspettavo che arrivasse così preso il declino, o l’appiattimento in salita della curva del ciclo del prodotto. Leggete il post sul: Il ciclo di vita del prodotto e la mucca viola

Come spesso ripeto ai miei allievi, diffidate della curva del ciclo di vita, NON è MAI COME LA SI IMMAGINA E MAI IL PRODOTTO PERCORRE LA CURVA DISEGNATA.  Occorre sempre essere vigili e attenti a tutto quello che ci circonda e cambia.

Infatti spiego loro l’importanza fondamentale, data anche la semplicità della strategia di Michael Porter con il suo schema sulla concorrenza A 5 ELEMENTI, il cui motto potrebbe essere: Estote Parati = SEMPRE PRONTI . Confrontate anche il post sulle teorie di Nassim Taleb: il cigno Nero.

Torniamo però al caso concreto.

Masha e l’orso nasce nel 2009 in Russia, paese non con tradizioni planetarie nei cartoon, direi. Viene proposto in Italia tra il 2011 e il 2012. Flop di audience. Poi però sembra che su You tube le Mamme lo facciano vedere ai bimbi in RUSSO  sempre di più e cresce la viralità. Da sottolineare La bravura del dirigente di Rai YOYO, lo ripropone nel  2014, in pieno ciclone Peppa Pig, e BOOM, record di ascolti di continuo, si parla di una media di 2% sopra Peppa con un Picco assoluto di 7,9% in una puntata contro un massimo di picco della rivale di poco sopra il 5%.

Il sig. Di Stefano che ha acquisito i diritti di immagine parla del cartone come il primo fenomeno di viralità nella storia dei cartoon. Come dargli torto?  La pagina di Masha e l’Orso ha quasi 4 milioni di fan, quella di Peppa poco sopra i 2 milioni.

Insomma è arrivato il concorrente in grado di mettere a dura prova il business di Peppa Pig, tanto più che mi sembra che sia stata acquisita dalla Walt Disney con tanto di Parchi a tema già pronti per essere lanciati, uno esiste già in Inghilterra. E ora che fine faranno i progetti faraonici?

Come volevasi dimostrare tutti i prodotti, anche quelli di maggior successo, prima o poi subiscono la concorrenza. Specie se un prodotto ha successo.

LA PRIMA COSA CHE DOVETE ASPETTARVI in Caso DI Successo  è LA CONCORRENZA

SIA DEI CONCORRENTI CHE CONOSCETE

SIA DI POSSIBILI NUOVI ENTRANTI.

Se non avete successo, la concorrenza non vi si fila per nulla e potete vivere tranquilli. Senza un mercato però.

Due riflessioni su questo fenomeno concorrenziali mi preme fare.

  • IL TARGET è UNA BUFALA: chi ragiona nel marketing parlando di Target compie una semplificazione inutile. Come in questo esempio. Sfido chiunque a individuare il TARGET dei due cartoni. Per età, censo, genere, orari e quant’altro sono gli stessi, identici. E allora ?? come ci può aiutare a parlare di Target per una pianificazione marketing.  Ma è evidente che i due cartoon sono Profondamente diversi.  Ecco allora che è il POSIZIONAMENTO DEL PRODOTTO CHE CONTA  see:   Il Posizionamento Pandemico di un prodotto    .

   IL TARGET DI UN PRODOTTO PRIMA che il prodotto esca

 IN PRATICA

NON ESISTE

ma  I DESIDERI SI

OCCORRE STIMOLARLI.

  • Domandona: Se fossimo nella dirigenza Peppa PIG quali azioni di marketing vorrete portare avanti?

difficile,  MOLTO ma molto difficile rispondere a questa domanda. Tentare qualcosa si deve. Io personalmente proporrei di creare storie per i più piccoli, specificatamente, e magari aumentare i colori e le canzoni che sembrano essere assai carente, ma potrei dire scempiaggini.  Merchandising  specifico di prodotti under 2-3 anni  massimo, e molto ma molto aggressivo. Poi magari un migliore uso del web per la diffusione  dei cartoni, cosa che alla Disney, come sapete, amano poco, ma ora c’è poco da fare gli spocchiosi, l’attacco  del concorrente è importante e lo si deve contrastare

Ultima soluzione nel caso non si riesca a monetizzare il prodotto,

ABBANDONARLO E PUNTARE SU UN’ALTRA IDEA magari si potrebbe tirare fuori un cartone simile, sulla base di tradizioni ….. inglesi o perché no Italiane (meglio magari dell’orrendo e ideologizzato barbapapa, italo-francese.

O ACQUISTARE IL CONCORRENTE, d’altronde parliamo di una Multinazionale capace di tutto.