Prodotto Stra-ordinario

 

20130514-230107.jpg

 

IL PRODOTTO STRA-ORDINARIO 

Parliamo di prodotto, partiamo da alcune domande.

Chiediamoci come si è diffuso il cappuccino in Italia?

Come il Jeans ha preso il sopravvento moda di tutti i giorni?

Come e perché si imposta la mini-gonna?

L’espresso in Italia si è imposto così come Starbucks nel mondo perché?

Il successo dell’I-phone a cosa si deve?

A fronte di ciò chiediamoci però perché alcuni prodotti hanno subito un percorso inverso tipo:

Le macchine da scrivere Olivetti dal massimo sviluppo alla scomparsa sul mercato.

Le pellicole Kodak nel 2012 hanno chiuso la produzione nonostante risulti ancora uno dei brand più conosciuti.

I recenti problemi della NOKIA che fino a poco tempo fa godeva dei favori del mercato tanto da essere considerata leader, ora invece fatica ad essere il primo follower dopo Apple e Samsung.

Un prodotto per essere pandemico deve essere STRAORDINARIO.

Straordinario nel senso che esce dai canoni della ordinari età.

Un prodotto che nasce dalla Vision e si sviluppa attraverso una mission che si pone obiettivi innovativi per una domanda che si deve creare dal nulla.

Prima di mettere un prodotto sul mercato la domanda NON ESISTE.

Si creerà nel momento in cui il prodotto risulta essere STRAORDINARIO ED INNOVATIVO.

Naturalmente proprio per la sua straordinarietà questo prodotto colpirà a chi è straordinario.

Chi sono questi?

Sono gli sperimentatori, coloro che amano cercare cose nuove, confrontarle giudicarle ed offrire ai loro conoscenti i loro confronti.

Se tra costoro vi sono dei connettori che divulgheranno all’infinito la notizia, specie tra gli innovatori e dovesse arrivare ad un venditore di mercato allora la PANDEMIA esplode in tutta la sua potenza all’interno degli innovatori.

Il prodotto dunque deve il suo successo pandemico nel momento in cui la sua straordinarierietà riesce a infettare le persone GIUSTE non in modo INDISTINTO.

Riassumendo si hanno due problemi, problemi di PRODOTTO UNICO E DI COMUNICAZIONE.

 

il lancio di un nuovo prodotto

Il lancio di un nuovo prodotto, servizio, idea o altro, tipo ad esempio
una idea politica o altro, è una operazione assai complessa.
Occorre curarla nei minimi particolare, in maniera costante, come una goccia
che piano piano penetra all’interno della roccia oppure che forma una stalagtite.
Base di partenza ovviamente è sempre la Vision che poi si traduce nella Mission che abbiamo
trattato precedentemente.
Una volta interiorizzata occorre porsi degli obiettivi precisi sia qualitativi che quantitativi.
Solo una chiara meta definita è in grado di spronare la persona a conseguire alcuni risultati e
ancora più importante verificare se si è sulla strada giusta.
Il prodotto che si ricava dalla Mission sarà quello che meglio riusciamo a realizzare e che possa in
qualche modo diffondersi come un Virus.
DEVE ESSERE UN PRODOTTO STRA-ORDINARIO
solo così si può sperare di ottenere una viralità pandemica.
All’inizio ovviamente nessuno conosce il prodotto, è sconosciuto, e a dire il vero nessuno ne sente
la necessità. E’ una offerta che crea la propria domanda.
Tuttavia la domanda al momento non c’è occorre crearla.
Un mercato tutto da costruire.
Il problema allora è : come si crea una domanda che richieda il nostro nuovo prodotto?
Il gioco del Marketing sta tutto qui.
Occorre innanzitutto che la Vision scaturisca da una analisi della realtà alla quale manca un
prodotto nuovo che vogliamo diffondere. Dunque che il prodotto che scaturisce sia particolarmente INNOVATIVO.
Poi occorre metterlo alla prova diffonderlo presso coloro che sono capaci di ricevere innovazioni.
Ognuno di noi è innovatore e conservatore, dipende dal campo d’interesse.
In genere però ci sono persone che sono maggiormente innovativi rispetto alle altre.
Sperimentano nuovi prodotti di continuo, curiose di nuovi generi, tecnologie, musiche, colori ecc. ecc.
Ai più sembrano eccentrici e non sempre godono di quella considerazione, in quanto
tendono a uscire fuori dagli schemi continuamente, e non offrono sicurezza.
Tuttavia spesso questi innovatori possono INFETTARE tutti quanti.
Per infettare tutti coloro che sono INNOVATORI occorre che scatti la LEGGE DEI POCHI.
Ovvero che tra gli innovatori vi siano anche dei connettori, dei venditori e degli esperti di mercato.
Una volta che le tre figure sono innsescate la PANDEMIA è inevitabile tra tutti gli INNOVATORI.
Il problema è che gli INNOVATORI per antonomasia sono pochi e che spesso sono isolati da coloro
che li seguono che chiameremo PIONIERI ovvero persone aperte alle novità che siano però almeno testate.
Il passaggio tra gli innovatori e i pionieri è DIFFICILISSIMO!!
Tra i due gruppi c’è un profondo ABISSO.
Come lo si supera.
Grazie ai connettori dei due gruppi che si mettono in contatto per NATURA.
Poi un esperto del gruppo dei PIONERI ne valuta l’impatto ed eventualmente
una VENDITORE lo renderà PANDEMIA tra i PIONERI.
Tuttavia i PIONERI, pur essendo di più degli INNOVATORI, non sono ancora
quella forza deflagrante che possa infettare il mondo.
Occorre che il prodotto si propaghi alla maggioranza precoce.
Ancora una volta la distanza tra i pioneri e la MAGGIORANZA PRECOCE è
enorme ed un abisso li separa.
Come si supera l’abisso? Ma certo con i CONNETTORI dei due gruppi
che vengono a contatto, per loro natura, poi ci pensano i venditori insieme agli
esperti di mercato della MAGGIORANZA PRECOCE a render PANDEMICO IL PRODOTTO.
A questo punto si che la PANDEMIA è inarrestabile, si autoalimenta e si propaga con una forza propulsiva.
Fino a quando ….. non compare un CIGNO NERO…
Ma questa è un’altra storia.

LA “MISSION” Pandemica

La diffusione di una forza influenzale prende avvio sempre da una chiara “mission”, senza e finale.
“Mission” è qualche cosa di più della parola missione.
Esistono delle affinità di intenti tra le due parole,
tuttavia se per missione si intende un fine o scopo da raggiungere,
per la “mission” si intende invece la capacità di trasmettere una storia o una cultura, di coinvolgere le persone attorno a un progetto
ed infine trasmettere una forte componente creativa che si esprime con la spiritualità.
La mission si fonda dunque su questi 3 pilastri fondamentali.
La mission pandemica è quella mission che si diffonde in maniera inarrestabile e con forza inusitata. Il potere di una mission culturale, spirituale e coinvolgente non ha eguali né limiti.
Molto spesso la mission non è esplicita, tuttavia sono esplicite le sue azioni culturali, la sua capacità
di coinvolgimento e naturalmente la sua spiritualità.
La mission dunque pur non essendo dichiarata è comunque presente in tutte le pandemie politiche che si sono affermate.
Anzi occorre sottolineare che proprio una chiara mission permette alla pandemia di diffondersi attraverso l’influenza
propositiva che esercita sugli agenti del cambiamento, i connettori, i venditori e gli esperti di mercato.
Questi valutano e riconoscono al volo una mission pandemica che deve essere adottata e diffusa, anzi è la loro specialità riconoscere le mission penetranti
e diffonderle rapidamente, scartando quelle non valide oppure non ancora pronte.
Infatti spesso la mission non riesce ad essere pandemica perché non ancora pronta.
Ancora una volta sono gli agenti della diffusione ad essere preziosi.
Questi se positivamente interpretati aiutano la mission ad esser meglio centrata, con le loro critiche anche piuttosto severe, od anche con la loro indifferenza.
In entrambi i casi è un chiaro segnale che la mission non è pronta a trasformarsi in pandemia.
Realizzare una mission è una operazione INDUTTIVA , dal basso della realtà fino a calibrare la mission affinchè si trasformi in pandemia.
Mai e poi Mai la mission è DEDUZIONE da un pensiero che abbiamo e che poi realizziamo senza confronto con la realtà.
In pratica il metodo dall’UNIVERSALE (ideale) al PARTICOLARE (reale ) per identificare una mission
è fuorviante.
Si commetterebbe l’errore di presunzione di contemplare tutto ciò che occorre per la diffusione pandemica, con il risultato che sempre
la realtà è molto più diversa da quanto siamo in grado di pre-vedere.
Con l’aggravante di non dare alle persone la VOLONTA’ di re-agire ad una nostra azione diffusiva.
Una presunzione che sempre porta a fallimenti o a imposizione totalitarie.
L’induzione invece permette di partire dal reale, sognare, elevarsi, confrontarsi, spiritualizzarsi e costruire una cultura che si fa storia.
Mission pandemica derivante dalla analisi del reale sempre confrontandosi con gli agenti diffusori del cambiamento
è la principale forza che permette un pandemia politica.

IL POTERE DEL CONTESTO: la forza propulsiva del gruppo

Uno degli aspetti rilevanti per la diffusione di una epidemia è la capacità
di un gruppo di generare una forza propulsiva notevole per la diffusione di una pandemia.
Il gruppo selezionato, scelto e specie se coeso su determinati “ideali” di fondo, se adotta un determinato
prodotto o idea politica è in grado in pochissimo tempo di diffonderne ovunque.
Partiamo da un esempio che conosco bene per averlo studiato per 7 anni nella facoltà di teologia della università lateranense a Roma.
La diffusione del cristianesimo parte da piccoli gruppi, molto coesi, uniformi,
istruiti poiché tutti gli adepti erano inizialmente di derivazione ebraica.
Tant’è che nel capitolo 10 degli atti degli apostoli si assiste alla famosa disputa di come trattare i proseliti
ovvero coloro che da pagani si avvicinavano alla religione ebraica e di conseguenza a quella cristiana.
Per l’ebraismo essi non potevano farne parte in modo indistinto agli ebrei, per il fatto di non essere discendente diretto del popolo
eletto (scelto) da Dio.
Tuttavia con il cristianesimo cambia tutto, il popolo eletto ha il compito di innescare
la conoscenza INCLUSIVA del cristianesimo, non esclusiva, e quindi Pietro timidamente ma soprattutto Saul (alias Paolo ) si fanno
portavoce dei non ebrei ed iniziano a divulgare la buona novella PER TUTTI e OVUNQUE.
Stra-famoso il suo discorso al dio ignoto nell’agorà greca.
All’inizio i gruppi erano piccoli, coesi a causa delle forti repressioni dei romani e dei commercianti e
altri gruppi ebrei contrari al cristianesimo.
Tuttavia la nuova religione, nonostante e grazie a queste prove di forza contraria
subite si rafforzò e impose con forza inusitata la nuova religione,
proprio grazie alla forza propulsiva dei primi eroici e martiri gruppi.

Come e perchè ci riuscì? Sicuramente erano presenti tutte e tre le figure precedentemente viste
quali il connettore, il venditore e l’esperto di mercato e naturalmente il potere del contesto,
ma anche il fatto che i gruppi erano formati da non molte persone.

Secondo la sociologia un gruppo per essere efficace ed efficiente non deve superare le 150 unità.
Entro questo numero si esprime il massimo della potenzialità.

Tutti si conoscono e spingono gli uni e gli altri a “competere” cioè a collaborare per il raggiungimento
di un obiettivo.

Dunque il potere del gruppo spesso risulta determinante per l’affermarsi di una epidemia.

Questo vale sia per chi lavora al progetto marketing epidemico,
sia la modalità di come si intende diffonder la epidemia.

Il gruppo deve però essere composto di un numero di persone tale per cui si deve sprigionare
la “competizione” tra tutti, in particolare per innescare i connettori, i venditori e gli esperti di mercato che spesso
sono all’interno dal gruppo ma molto più facilmente fuori.

Il problema è che una volta diffusione una epidemia all’interno del gruppo degli innovatori,
occorre poi ricordare che tra questi e altri gruppi che sono meno innovatori e che chiameremo
MAGGIORANZA RITARDATARIA c’è un abisso!!!!

Chi lo colma?
Sempre loro, gli agenti della Pandemia: i connettori, gli esperti di mercato e i venditori.
Il potere del gruppo pur essendo necessario come detto non è sufficiente
per espandere una epidemia.
Un gruppo innnova, dentro al gruppo c’è un connettore,
questo lo diffonde, analizzato da un esperto di mercato che lo inocula nel
fiuto del venditore e BOOOM esplode la PANDEMIA EPIDEMICA.

il potere del contesto ambientale: terreno ubertoso

Un terreno “ubertoso” per diffondere la Pandemia

Tutti noi siamo fortemente influenzati dall’ambiente, dal contesto in cui siamo immersi.

Siamo come dei pesci che nuotano in un mare di realtà che ci influenza e caratterizza ogni nostra azione, sia in modo consapevole e direttamente, sia in modo indiretto ed inconsapevole.

Tipico esempio sono alcuni esperimenti sociologi che hanno creato le condizioni migliori per la soluzione di un determinato problema.

A New York per tutti gli anni 70 e gran parte degli anni ’80 esisteva una criminalità diffusa e  incontrollabile. Le uscite serali erano ridotte al minimo, troppa paura di fare cattivi incontri. La Metro risultava off-limits per chiunque, a meno di chiamarsi Rambo ed essere Rambo.

Ad un certo punto però, i cittadini di New York si riappropriarono della loro città.

COME HANNO FATTO?

Semplice con piccoli ma significativi passi nella direzione giusta, a partire dal contesto. Prima di tutto la dirigenza della Metro, iniziò ad applicare quella che viene chiamata in gergo la teoria delle finestre rotte.

Questa teoria impone che ove si permetta un piccolo gesto contro la proprietà privata è facile che poi si compia un gesto eclatante contro un bene maggiore se non addirittura contro la vita stessa. In pratica se si vive in un ambiente ove regna l’indifferenza anche solo ad una semplice finestra rotta, alla lunga si accettano gesti via via sempre più forti.

Se invece si ripara con solerzia la finestra rotta il segnale è opposto, e spinge tutti a rispettare le regole della convivenza civile.

Ecco la soluzione che attuarono i dirigenti della Metro:

1- pulizia continua e perfetta delle carrozze della metro

2- far pagare il biglietto a tutti

3- controlli continui su tutta linea per far pagare a chi rompe

impiegarono 8 anni a regolarizzare il servizio, tuttavia alla fine si ebbe la meglio. La città a metà degli anni ’80 era fuori dal tunnel in cui si era cacciata.

Ci fu anche un episodio scatenante e che aiutò la città al risveglio. Un uomo bianco assalito da 4 tepppisti di colore reagì e uccise due di loro ferendo gli altri due. L’uomo fu assolto dai giudici, ricordate che siamo in USA in Italia i compagni magistrati sarebbe stato lui in galera, fu osannato dalle persone che vollero dimostrare a quell’uomo solidarietà e a se stessi che era ora di farla finita di lasciare la città ai teppistelli che poi si sarebbero trasformati in grandi criminali.

Per concludere sottolineo il fatto che il contesto conta, occorre curarlo per ottenere ciò che si vuole.

L’ambiente inteso in senso lato, significa anche la cura che si mette nel trasmettere il messaggio, non deve essere disambiguo, ma chiaro preciso   e veloce, deve essere compreso in modo spontaneo dall’interlocutore.Per diffondere una Pandemia politica occorre che i luoghi di diffusioni rispettino il messaggio che si intende trasmettere. Maggiormente il contesto risulta chiaro e identificato meglio il contenuto viene recepito e la Pandemia inizia a diffondersi.

Un ambiente ubertoso, che significa capace di essere fertile al massimo livello  ovvero capace di accogliere semi che cresceranno fino a diventare fiori che con il loro profumo invaderanno l’aria e con il polline trasportato dagli agenti diffonderanno la Pandemia Politica.