Marketing territoriale pandemico appunti di viaggio provincia di Siena

 

 

Di ritorno da un bellissimo viaggio  fatto con la mia famiglia voglio tentare di metter in fila alcune impressioni che hanno colpito la mia deformazione professionale legata allo studio del marketing territoriale pandemico, seconda sola a quella della Teologia Pastorale. In particolare ho focalizzato l’attenzione su alcuni fenomeni di Marketing degni di nota.

Siamo stati nel territorio dei miei Santi Preferiti: San Francesco d’Assisi e del suo allievo futuro San Bernardino da Siena (leggete il link ; San bernardino e il bene comune)  In particolare grazie alla generosità di due nostre amiche gemelline  (ancora studentesse beate loro a Siena) abbiamo pernottato ottimamente nel loro mini appartamento studentesco con i ricordi che affioravano della nostra precedente vita universitaria, con le ristrettezze e il casino conseguente. E ci siamo fatti Moke e Moke di ottimo caffè Senese di Fiorella, consigliatissimo .  Quasi come il Sant’Eustachio a ROMA.

Questo rito mi mancava proprio, pur essendo un fan della Nespresso. (leggi mio post: Nespresso, pregi e difetti)

Prima tappa in Umbria a Rivotorto dove San Francesco ha iniziato a riunire i primi fraticelli. Posto Mistico e poco visitato direi. Poi a Santa Maria degli angeli con visita alla Porzioncula, il secondo luogo conventuale per i fraticelli e luogo della Dipartita corporale di San Francesco. Preghiera e visita al bellissimo Chiostro. Immancabile passaggio nello Shop, con prezzi prodotti cosmesi e alimentari molto poco ….. francescani. Bravi, condivido in pieno, tuttavia c’è un   evidente di comunicazione prodotto, si da per scontato qualità conventuale millenaria. Urge una strategia comunicativa chiara e maggiormente qualificante il prodotto, la sua esclusiva e la sua millenaria ricetta.  Insomma manca quello che in gergo noi sapientoni professori diciamo: Brand Awareness e Equity Brand. (leggi Brand pANDEMICO ) Ovvero dare valore al Brand e renderlo facilmente conoscibile ovunque. Secondo me  potrebbe avere un impatto mondiale. E raccoglier i frutti di molti frati e Suore che potrebbe venire gratificati da questa comunicazione facendo si che i loro prodotti unici possano essere identificabili. Magari però sfruttando i canali vendita ufficiali dei soli siti francescani. (qua prima o poi me cacciano dalla Chiesa, troppo malato di Marketing. hahahahah)

Il giorno dopo a Siena. Visita della stupenda città. Pulita, ordinata pur caotica e turistica. Per visitare il Duomo occorrono ben 7 euro. Troppi secondo me per i tassati italici, magari bene per gli stranieri e fila allo sportello, ma evitabile con il pagamento online e corsia preferenziale per entrare in duomo.

In compenso la splendida S. Francesco e San Domenico sono poco visitate e gratuite. Mi chiedo allora, perché non fare un biglietto unico per intera città? 10 euro in visita una tantum? Magari si paga al primo monumento o museo che si visita e vale per un anno. In pratica come si visita un luogo importante si paga 10 euro e poi non ci si penda più fino all’anno dopo.  Era una idea che spesso spunta fuori a Venezia, mai realizzata, che secondo me, data la straordinarietà del luogo, sarebbe da prendere in considerazione. Sembra invece che facciano pagare solo chi parcheggia o chi viaggia in Bus o in Hotel. Invece tale proposta sarebbe per tutti uguale. Chi fa solo un passeggiata non paga, chi invece visita il museo  o monumenti paga una volta per tutte e per un anno non paga più. Magari stimola anche il ritornare a Siena.

Da seganalare a Siena in chiave Marketing Territoriale  il consorzio  che riunisce produttori locali per la vendita e il consumo di prodotti locali. Idea splendida, dicono dal 1901. Leggete sta vignetta in dialetto toscano divertentissima: 

 

Consigliatissimo, prezzi ottimi, anche se non tutto di eccelsa qualità, (ad esempio un pezzo di salame di finocchiona preso per casa, NON sapeva di finocchio). E qualche caduta di stile con prodotti NON locali tipo genere alimentari di montagna. Perché mai? BoH?  Giustamente la vignetta porta in giro il compagno di Eaitaly, ma signori per quale motivo in oltre 100 anni, non vi è venuto in  mente di esportare il consorzio senese all’estero. Politiche di Brand? negozio pandemico?  e il  packaging

Ecco questo secondo me sono i limiti italici del piccolo e del poco acume imprenditoriale. Immaginiamo se il consorzio avesse avuto la lungimiranza e i finanziamenti, dato che si il MPS poteva aiutare, a espandersi nelle principali metropoli mondiali. Sai l’Impatto che avrebbe avuto sui produttori Senesi? Ponendosi al Top dell’alimentari mondiali.

Stesso discorso vale in molte province italiane che manco ce l’hanno un consorzio che almeno funziona come questo e che forse sarebbe bene iniziassero a realizzarlo. Magari però selezionando in modo Maniacale i prodotti da inserire.

Abbiamo girato per la provincia senese. Prima verso nord, lungo la via chiatigiana fino a San Gimignano. Questo Splendido paese dove anni fa ho gustato uno dei migliori gelati, da dondolo, non siamo riusciti a parcheggiare nei 4 parcheggi per ben due volte infatti tutto era pieno. Ed avendo un piccolo di 3 anni abbiamo desistito. I paesi intorno e la strada del Chianti vuota o poco più qui invece un boom di tirisitici perché mai? La bellezza della città delle due torri non si discute. Tuttavia, Spello, Spoleto, ma anche Foligno sono altrettanto splendide eppure non attirano folle di turistiche. Allora mi chiedo cosa attrae così tante persone? Visitato anche colle val d’elsa e Poggibonsi e Monterriggioni. Quest’ultimo abbastanza affollato mentre vuote le prime due.

Il giorno dopo dedichiamo la giornata temporalesca allo shopping, rinfrescante presso outlet valdichiana. Discreto afflusso e buoni affari anche se a fine stagione.

Il giorno dopo col sole ripartiamo per giro nelle terre cretesi e nelle terrei del Brunello di Montalcino. Da Asciano verso monte oliveto maggiore un antico monastero benedittino molto frequentato e con uno Shop mal gestito. Poi pranzo a Montalcino. Qui merita una riflessione. Paesino simpatico ma poco o nulla da visitare ma …. Molto molto da ….bere.! Si perché attorno al paese sono coltivate le famose uve Sangiose dette Brunello. La storica famiglia Banfi ( leggete il loro splendido sito Biondi Santi) alla fine dell’800 lo rende enologicamente uno dei vini più buoni e famosi al mondo.

Il loro vino detto anche Il vino dell’Unità d’Italia per eccellenza. Insomma una grande pioniere , tal Tancredi che ha creato un Prodotto Stra-ordinario e questo si ripercuote proficuamente per tutto il territorio. Infatti a Montalcino ci sono fior di osterie, 10 euro a Calice di vino mica bruscolini. Rivendite monotematiche di Vino con o senza assaggi.

A Montalcino c’erano moltissime persone,tutte attratte dal buon vivere più che dalle opere, che tra l’altro non ci sono. Abbiamo degustato sto vino, notevole e molto caro.  Han fatto bene a valorizzarlo in modo unico, prezzo esorbitante , non sono un enologo, ho solo partecipato al primo corso di Sommelier, ma credo che il prezzo sia un tantinello alto. Fan bene, dato i pochi ettolitri consentiti dal disciplinare e il lungo tempo di  conservaione, dai 2 anni minimo in su. Chi lo vuole lo paghi. Giusto e Boom.

Mi viene in mente il caso  Della mia terra, Il verdicchio di Jesi o di Matelica.Uno dei bianchi più buoni al mondo in un territorio vasto quanto quello di Montalcino. Eppure la valorizzazione del prodotto non si avvicina minimamente a quella del Brunello. E si che di premi mondiali li ha vinti e Wine Spectator lo classifica sempre tra le uve BIANCHE  uniche al Mondo e irriproducibili se non qui nelle marche nelle uniche valli marchigiane che sono parallele al mare, mentre le altre sono tutte esposte verso est verso il mare.  Viene sempre svenduto a prezzi di poco sopra i 5 euro L tiro. Ma si può ! Uno spreco incredibile. Una potenzialità di Brand Equity  secondo me infinita. Serve però come sempre un grande e illuminato imprenditore per fare il salto di qualità. Vi assicuro che sia Matelica che Jesi hanno poco da invidiare come città e territorio Montalcino o a Montefalco, leggete :  Un vino pandemico: il sagrantino) altro caso in cui un grande imprenditore tal Caprai ha reso immortale un vitigno è realizzato negli ultimi 40 anni un Brand il Sagrantino che da solo attira milioni di persone in quella zona e il tutto in non più di venti anni.

Insomma proviamo a tirare le conclusioni di questa splendida vacanza dal punto di vista del  marketing Pandemico.

Così un elenco senza pretesa solo per rifletterci sopra:

  • Vivere e Godere attira le persone. Il Vino eccellente simbolo ancestrale di vita e passione. Oggi poi con il boom del bio e della originalità dei prodotti ancor di più. Ecco perché Montalcino, San Gimignano attirano molto di più di luoghi carichi di sola … arte. Passività contro l’attività. ( chi mi contraddice? ben venga)
  • Musei e semplici esposizioni da soli NON attirano. Esempio di Siena , tutti accalcati al Duomo ma pochi o nessuno nelle due bellissime chiese poco distanti. Tutti in Piazza e nei ristoranti, o al consorzio o da Nannini a sbafare ricciarelli.
  • Il consorzio Agrario (vedi sopra)  al centro di Siena dovrebbe essere presente in ogni cittadina e il Brand sfruttato meglio, così come il il packaging virale e così la comunicazione. E fondamentale la selezione. Prodotti. Il consorzio deve Scegliere non accogliere tutti in modo indistinto.  ( finocchiona pessima, prosciutto a 85€ al kilo buono  ma non eccelso, pizza e pane ottimi )
  • Pulizia e parcheggi, a pagamento, migliorabili ma di sicuro invidiabili in tutta Italia. Perché non prestabilii e pagabili a distanza?
  • Valorizzazione dei prodotti grazie al genio imprenditoriale, che rende pandemico  un prodotto esempio: Caprai e Banfi. E il gelato Dondolo a San Gimignano insieme al Chianti
  • Comunicazione Scarsa per non dire assente. Deludentissima visita ai Punti turistici, mal organizzati e con cartine pietose.

In conclusione sono certo che le potenzialità del territorio italiano siano infinite tuttavia non come la pensano i politici.  Credo che il successo di un territorio e della sua attrazione dipenda più da un prodotto stra-ordinario inventato, scoperto e valorizzato nel corso del tempo che conquista con fatica ampi immaginari collettivi in tutto il mondo.

Insomma a Siena, sono molto avanti, anche se migliorabili, ma nel resto d’Italia NON SONO PRORPIO neanche lentamente partiti. chi mi da altri spunti interessanti sulla questione del Marketing Territoriale Pandemico?

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