la scienza di prendere decisioni vincenti: statistica ed intuito

Ieri sera mi sono goduto il film “l’arte di vincere”, tratto dal libro Moneyball, best seller in USA.  Racconta la storia, romanzata, di un ex giocatore di Baseball che diventato Scout di giocatori e General Manager di un club ha rivoluzionato il modo di selezionare i giocatori. Egli  stabilì dei record ma  senza vincere il titolo finale. Tuttavia grazie alle sue teorie i Boston Red Sox, pochi anni dopo,  adottandole hanno vinto le World Series sfatando il nefasto presagio di Babe Ruth.  Vabbè roba americana, poco italiana, ma a me interessa per un aspetto molto interessante.

Il protagonista, nel film uno splendido Brad Pitt, dovendo fare i conti con bilanci risicati, si affida a un mago dei numeri laureato in Economia, il quale dice la celebre frase:

” dobbiamo comperare Punti non Giocatori”.

Intendendo dire che grazie alla statistica si potevano selezionare giocatori NON di nome, ma di rendimento e facendoli giocare nelle posizione migliore si potevano, in teoria, ottenere migliori risultati con budget decisamente ridotti.

In questa foto invece il reale protagonista, Mr. Beane, che quando era giovane fu pronosticato come futura stella del Baseball dagli Scout di Intuito, e per questo rifiutò una borsa di Studio a Stanford. Egli non sfondò, la previsione non era corretta. Era si un bravo giocatore, ma non una stella. Questa esperienza personale ha fatto sì che egli cercasse un modo diverso di leggere i segnali, oltre il solito “intuito” pluriennale degli attempati Scout.  In pratica dando ascolto anche alla statistica-matematica, tramite algoritmi intelligenti  e facendo in modo che le persone selezionate fossero utilizzate per quello che sapevano fare, sulla base dei numeri e non della intuizione ha messo su una squadra vincente.

Egli ha relegato l’intuizione dei cosiddetti esperti in un angolo. Nel film si fa vedere la reazione di coloro che affermano: “tu con i numeri pensi di sostituire noi che da 27 anni facciamo questo mestiere”. La risposta è stata:

CERTO CHE Sì può basta saper legger i dati.

L’intuizione da SOLA NON BASTA.

Come afferma M. Gladwell nel suo celebre “in un batter di ciglio:

“L’intuizione non è una lampadina che si accende dentro la testa.

E’ una tremolante fiammella di candela che si spegne facilmente”.

Per questo l’INTUIZIONE va coltivata e se possibile aiutata nel modo GIUSTO.  Tuttavia sbagliamo a considerare che il modo giusto sia quello di avere tantissime informazioni. L’equazione seguente :  Più informazioni si hanno meglio è, risulta fuorviante.

Il processo decisionale ben riuscito risulta un MIX di pensiero Deliberato e Pensiero intuitivo.

  • Il pensiero deliberato necessita di tempo e dati e analisi
  • Il pensiero intuitivo sintetizza in un istante il pensiero deliberato in senso conscio che inconscio necessita di allenamento continuo anche se la decisione viene presa in un batter d’occhio, ma il tempo che c’è dietro per far scattare l’intuizione è indefinibile a priori.

Per ottenere un buon processo decisionale l’importanza è ESSERE FRUGALI, ovvero MENO è Più.

Ovvio che una serie algoritmica che riduce a soli due parametri migliaia di calcoli e analisi non possa che facilitare la decisione del pensiero deliberato.

Tuttavia ciò non esclude il pensiero intuitivo, questo interviene a colmare l’imponderabile e a veder   più oltre dei numeri. Per veder oltre gli ostacoli, sono necessari anzi FONDAMENTALI gli ostacoli stessi ovvero i numeri estrapolati.

Uno dei motivi per i quali i dati dei focus group non mi hanno mai convinto è che da  soli dicono solo poco di più di ciò che sappiamo. Occorre saperli leggere e andare oltre i dati stessi, cercare di capire cosa si nasconde sotto la cenere. E questo te lo dà l’intuizione.

IN DEFINITIVA SONO ASSOLUTAMENTE COMPLEMENTARI 

L’UNO NON Può LAVORARE AL MEGLIO SENZA L’ALTRO.

Auspico che gli imprenditori, non ultimi quelli del MEDIOCRE Calcio nostrano, magari del mio amato Milan prendano spunto e applicano nelle imprese e nello sport quanto scoperto da Mr BEANE.

 

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