I pungoli pandemici per stimolare l’imprenditorialità.

 

 

In questi giorni di fermento “leopoldiano” (i cui commenti personali lascio al mio blog di sfogo) provo anche io da studioso di marketing ed anche appassionato di soluzioni creative, a  formulare delle possibili linee di azioni per tentare di scatenare una pandemia positiva nel nostro paese che aiuti ad aumentare il lavoro attraverso una maggiore ed ampia imprenditorialità.

Mi baserò sui recenti sviluppi che sono stati studiati dai premi Nobel  dell’economia  comportamentale:Kanhemann e Vernon Smith. Ed altri professoroni come  Thaler e Sunstein, Tversky.

Il prof. Thaler in particolare ha elaborato un concetto a me molto caro, che si chiama  “paternalismo libertario”.  Partendo dal fatto che gli UMANI sono tali perché fanno scelte non sempre razionali e calcolate, egli invita a praticare politiche  che realizzino ambienti stimolanti in modo  indurre le persone a perseguire le migliori scelte per se e gli altri. Non usando metodo costrittivi, di tipo idealistico, ma facendo si che le persone stesse vengano stimolate a prendere la decisione giusta.  (cfr. mio post precedente: il comportamento e il priming).

Dato come siamo fatti, occorre che coloro che devono prendere delle decisioni sul futuro si facciano  architetti delle scelte delle persone  in modo che i comportamenti attuino soluzioni ottimali, senza che prevalgano stati emotivi o impulsivi o di paura che generano solo inerzia e staticità. Insomma bisogna sconfiggere le paure che sono i principali ostacoli al cambiamento.

Data questa breve premessa andiamo al pratico e cerchiamo di applicare le teorie dell’economia comportamentale al caso Italia ed alla carenza, specie in rapporto al passato di imprenditori ed investitori. Un dato su tutti è eclatante:  i depositi bancari degli italiani sono enormemente cresciuti. In pratica non investiamo  ma risparmiamo.

E fin qui, nulla di strano, l’Italia insieme al Giappone ha sempre avuto ampia disponibilità dei depositi. Ora però ci si accorge che tale enorme fonte  di denaro blocca gli investimenti, tanto più che le banche, altra nota dolente italica data la pochezza professionale di chi le dirige, non riescono e visti i loro problemi non vogliono  convogliare i soldi verso le imprese poiché le ritengono troppo rischiose.

Insomma il problema è:

Come fare per invogliare le persone a investire i propri soldi, anziché risparmiare e soprattutto come stimolare l’imprenditorialità. 

Problema Assai difficile da risolvere. i Punti dati sono:

  •  La ricchezza è praticamente in mano alle persone anziane, over 60. mentre  i giovani dai 20 ai 50 anni sono praticamente senza una lira, noi che siamo libertari ogni forma coercitiva, detta re-distribuzione della ricchezza, non appare corretta praticarla, anche se a favore di chi vuole fare impresa.
  •  Dato che il sistema burocratico, è inefficiente, e scoraggia ogni volontà imprenditoriale, qui c’è ben poco da sperare.
  • Dato che la tassazione risulta impossibile da sostenere, soprattutto dopo i primi anni di attività, ovvero finiti i tempi delle agevolazioni concesse.
  • I costi e i regolamenti burocratici per le assunzioni sono migliorati, ma sempre problematici per l’imprenditore.
  • Infine, la figura stessa dell’imprenditore nell’immaginario collettivo non è vista benissimo, ancora molta parte della popolazione la considera con il termine dispregiativo di Padrone, insomma anni e anni di mala considerazione hanno fruttato un bassa considerazione.
  • Infine data la crisi il freno principale risulta essere la paura che impedisce il cambiamento.

Insomma dato tutto questo,

COSA POSSIAMO SUGGERIRE PER PUNGOLARE LE PERSONE A FARE IMPRESA?

Provo a sparare qualche grossa …. BALLA  a salve o  stupidata giusto per vedere se magari stimolo commenti o creativi migliori di me.

OCCORRE SCONFIGGERE LA PAURA

o

LE PAURE  CHE ATTANAGLIANO CHI VUOLE FARE IMPRESA. 

Immaginiamo 3 scenari:

  1. Lavoratori dipendenti che desiderano mettersi in proprio, tuttavia pensano e  dicono che ora non sia il momento, e si domandano: e se poi andasse male? con un famiglia come si fa?
  2. Lavoratori disoccupati o part-time. Questi la paura la vivono tutti i giorni, e magari preferiscono il poco che possiedono al nulla. E poi se anche volessero chi li finanzierebbe? e se va male poi che fanno?
  3. Lavoratori pensionati, chi me lo fa fare? Meglio soldi in banca o posta, che tentare avventura, non si sa mai, il domani non ci appartiene perché rischiare?

Questi 3 scenari sono emblematici direi di come le paure tengono immobili molte persone che potrebbero  con un minimo di coraggio realizzare una piccola impresa.

Proviamo a formulare qualche proposta comportamentale:

  1. ANNI SABBATICI IMPRENDITORIALI

 Si potrebbe offrire un tempo di alcuni anni, diciamo 4, per tentare di fare impresa.  In pratica se l’impresa messa in piedi non decolla si ha la possibilità di avere un piano B di rientro ovvero ottenere di nuovo il proprio posto di lavoro.  Colui che ha fallito viene riassunto e , DEVE lavorare per altri 3-4 anni e poi   se lo desidera può RI-TENTARE l’impresa. Una sorta di anni SABBATICI IMPRENDITORIALI.

2. SALARIO IMPRESA

  Per coloro che non sono occupati o lavoratori part-time il problema secondo è ben più serio. Occorre perlomeno garantire loro un minimo di sussistenza finanziaria, e magari anche corsi specifici di MARKETING, non pubblicità, parlo di MARKETING ovvero come si apre un mercato. Non però con i prof. universitari, per favore, ma con gente in grado di stimolare la loro creatività. Necessario una base di stipendio fisso, che ne so sui 500 euro mese più 500 contributi, per la loro tranquillità per i 4 anni che fanno impresa.  Se impresa va bene fine del salario, se va male, almeno per 5 anni hanno 1000 euro lordi ma hanno provato  a fare impresa.

3 MENO TASSE Più IMPRESA:

I pensionati sono ricchi di loro, minimo con pensione e casa, pertanto la loro paura è legata ai figli ed ai nipoti ai quali magari desiderano offrire un futuro migliore. Allora penserei a forme di finanziamento di impresa da padre e figlio o nipote MOLTO agevolate esentasse. In pratica se il nonno da al nipote una ipoteca, o soldi liquidi gli stessi possono essere considerati esentasse per almeno 5 anni. Si può pensare che tali tassi vadano anche a estranei, purché si finanzi IMPRESE con capitale di rischio.

Insomma tre piccoli incentivi per stimolare l’imprenditorialità. Banali stupide, ma solo un mio personale contributo.

Personalmente io sono nella situazione 1, e se avessi una garanzia simile, state pur certi che una impresa entro il 2015…..

Ma avendo famiglia e…. debiti, difficile trovare coraggio.

 

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