Davide contro Golia: elogio dei piccoli che sovrastano i giganti

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Davide contro Golia: elogio dei piccoli che sovrastano i giganti.

Il racconto biblico di Davide contro Golia tratto da Samuele cap. 17 nell’Antico Testamento è il filo conduttore dell’ultimo libro di M. Gladwell. Un inno ai piccoli che possono sconfiggere i giganti i quali poi così giganti non sono. Il grande scrittore americano prende spunto da questa epica esaltante per infondere coraggio a tutti coloro che devono affrontare forze gigantesche per affermarsi.

Fin dalle prime pagine Gladwell sottolinea come per essere un efficace Davide occorre seguire determinati sentieri e condizioni imprenscindibili al fine di ottener una vittoria.

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Innanzitutto lo spirito di avventura, quella curiosità che ti spinge dove magari non si dovrebbe andare, le convenzioni, che invece a volte bisogna infrangere. L’autore riporta anche una celebre frase di G.B.Shaw: “l’uomo ragionevole adatta sé stesso al mondo: l’irragionevole persiste nel tentativo di adattare il mondo a sé stesso. Perciò ogni progresso dipende dall’uomo irragionevole”. Dunque i piccoli devono accettare la loro irragionevole debolezza, come in San Paolo citato “perché quando io sono debole, allora sono forte”, sfruttarla per rendersi forti.

La conseguenza di questo assunto iniziale è la sicurezza di sé e nelle proprie decisioni le quali rispettano il nostro essere e ci fa capire cosa vogliamo fare e dove vogliamo andare. Infatti Davide pur di vedere la battaglia abbandona il suo gregge, va sul campo e si informa di quanto sta avendo. E chi trova a rimbrottarlo? Suo fratello che lo tratta proprio male. Quante volte le male parole ci feriscono e frenano nei nostri intenti più “folli”? Ecco essere Davide significa anche non farsi abbattere da chi ci vorrebbe “normale”.

Infatti lui non se ne cura e continua a domandare in giro, fin quando capisce che la situazione è disperata e solo grazie alla sua superba irragionevolezza e tenacia convince il re Saul ad affidargli l’incarico di tentare di battere il gigante (sembra fosse alto 2,80 metri).

Davide una volta convinto il re Saul rifiuta da questi di farsi bardare con le tradizionali armature, come se fosse un piccolo Golia, poiché non gli appartiene questo modo consueto di combattere, si sente più sicuro e veloce senza in quanto la sua arma sarà una innovazione straordinaria per i farisei, il popolo di Golia: la fionda.

Se avesse ceduto e si fosse presentato bardato di pesanti armature non sarebbe stato in grado di usarla né di essere veloce. Ecco il coraggio di mischiare le carte e sorprendere l’avversario più grande occorre usare la creatività e l’innovazione con il giusto coraggio e un pizzico di follia.

La fionda usata da Davide era uno strumento che evidentemente Golia il fariseo poco conosceva, per l’epoca era una novità assoluta, che solo pochi e oculati pastori usavano, mentre i guerrieri ancora non la conoscevano. L’energumeno pensava che non potesse metterlo in difficoltà, per questo si è avvicinato al piccoletto credendo di massacrarlo, i giganti hanno la tendenza a sminuire la forza di chi non è alla loro altezza, peccato di presunzione tipico di chi si sente invincibile. E’ bastata una sola pietra in testa per farlo rotolare a terra e per essere finito con la sua stessa spada che Davide con un balzo aveva rapidamente afferrato e con la quale gli taglia la testa.

Occorre tuttavia sottolineare come il piccolo eroe per meglio usare la fionda ha scelto il terreno giusto, ubertoso direbbero gli agronomi, un terreno capace di generare molto frutto. Davide sceglie il campo aperto, dove può correre e di corsa prende la mira per abbattere il gigante. Fondamentale quindi l’ambiente per coltivare e far sbocciare i nostri talenti. A tal proposito Gladwell dedica un intero capitolo alla teoria del “pesce grande in un piccolo stagno”, ove sottolinea che è la considerazione relativa che ci fa rendere al meglio non quella assoluta dove rischiamo di essere schiacciati dalle armature di turno. In pratica consiglia di scegliere il terreno perfetto per far emergere le nostre qualità, non per forza deve essere quello considerato da tutti in modo assoluto, ma dobbiamo essere bravi a individuare un ambiente adatto ai nostri talenti. La scelta ovvio fa parte integrante di chi diventerà un Davide vincente.

Infine il coraggio delle strategie da portare a termine con fermezza in modo da mettere in pratica quanto avevamo prefissato con convinzione. A costo naturalmente di andare incontro a una tremenda sconfitta. Sì perché se nel testo biblico si racconta di una spumeggiante vittoria dei piccoli, nei seguenti capitoli spesso si sottolinea come la vittoria finale della guerra spesso arrivi proprio grazie ai numerosi tentativi ed errori, battaglie perse dalla quali molto si è imparato per migliorare ancor di più. Quelle che l’autore chiama le teorie delle difficoltà desiderabili, che seppur tremende ( come gli esempi sugli imprenditori dislessici) sono quelle che danno la spinta decisiva verso una radiosa affermazione. Una frase illumina: “I geni hanno la tendenza perversa a sbocciare in condizioni le più avverse”.

La tenacia pertanto risulta, al pari della volontà determinante.

Un libro godibilissimo come sempre quelli di Gladwell, ricco di spunti e riflessioni di carattere sociologico e imprenditoriale. Importante per coloro che stanno per iniziare o hanno appena iniziato una avventura imprenditoriale e sono dei piccoli Davide alle prese con il Golia di turno.

Si comincia sempre con l’essere dei Davide che affronta il fariseo gigantesco mercato, ove già esistono dei competitor che hanno la loro offerta e la loro domanda, tuttavia basta sbaragliare il campo creare una offerta da prodotto straordinario (tipo mucca viola) e il gigante si scopre con le gambe d’argilla, basta poco e viene giù, e il nostro prodotto prende il suo posto,per poi diventare Golia e magari poi farsi sconfiggere da un nuovo Davide.

Faccio l’esempio della multinazionale Kodak, appena fallita, che da piccola si è imposta quasi dal nulla, per poi diventare un colosso mondiale che alla fine si è fatta sconfiggere dal Digitale-Golia (considerando che il digitale lo avevano anche loro in casa ma non ci hanno creduto il peccato del gigante Kodak fa ancor di più riflettere).

Concludo con una personale critica. L’autore non sottolinea abbastanza il fatto che Davide compie la sua impresa in nome e per conto di Dio, ovvero la forza gli viene dallo Spirito del Dio degli eserciti. Inoltre penso che altri esempi che riporta nel libro traggano la forza per imporre i propri talenti da qualche cosa che è fuori di loro e alla quale si aggrappano per poter aver la forza di emergere. Ecco come nell’ultimo libro di Kotler, Marketing 3.0, la spiritualità dona la forza necessaria per poter affrontare la sfida della vita.

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