esempio di pandemico prodotto: il risotto alla milanese

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ZAFFERANO e il risotto giallo.

Inizio con questo di una serie, spero lunga, di post, nei quali
intendo dimostrare come tutti i prodotti che conosciamo si sono
diffusi come un virus che ha creato una pandemia.

Tutti i prodotti hanno inizi pandemici, il segreto sta nel capire
la stra-ordinarietà del prodotto, differenziare, sensibilità,
e soprattutto NON SCORAGGIARSI MAI.

Un prodotto stra-ordinario, che non significa per forza innovazione per
andare sulla luna, semplicemente una novità che scateni il fattore presa.

In questo caso addirittura nato come uno scherzo.
E’ la leggenda tutta milanese datata fine del ‘600, di come si sia
creato il risotto allo zafferano, e di come questo scherzo bene o male
riuscito ci abbia poi donato uno dei piatti simbolo dell’Italia.
Il riso così giallo non lo si era mai visto, e il suo inebriante profumo
ha suscitato una pandemia cittadina, che dal quel dì non si è più fermata.
E oggi i più grandi cuochi, tra cui Marchesi, ne hanno valorizzato ancor di più.
Buona lettura e …. buon appetito.

Come nacque
il RISOTTO ALLA MILANESE
(la leggenda)
risotto
Da “Leggende e storie milanesi” di Laura Maragnani – Franco Fava
Libreria Milanese – La Martinella di Milano

Era il Settembre del 1574. Da quasi duecento anni, ormai, erano in corso i lavori per la fabbrica del Duomo, alle cui spalle si era formata una vera e propria citta’ di baracche e porticati in cui alloggiavano marmisti, falegnami, scultori, carpentieri venuti da ogni parte d’Europa. In una spcie di cascina di quella babele multilingue, viveva una piccola comunita’ di belgi: Valerio di Fiandra, maestro vetraio, incaricato di portare a termine alcune vetrate con gli episodi della vita di Sant’Elena, s’era infatti portato a Milano i piu’ bravi dei suoi discepoli.
Uno, in particolare, spiccava tra gli altri per la sua straordinaria abilita’ nel dosare i colori, ottenendo effetti a dir poco sorprendenti. Il suo segreto? Un pizzico di zafferano, aggiunto con maestria all’impasto gia’ pronto. E proprio per questa sua abitudine, era stato soprannominato “Zafferano”. Il suo nome vero quasi non lo ricordava nessuno, e s’e’ perso nei secoli. Maestro Valerio, naturalmente, non era all’oscuro della mania zafferanesca del suo allievo piu’ promettente, ma faceva sempre finta di nulla, limitandosi a canzonarlo ed a ripetergli che, andando avanti cosi’ avrebbe finito per infilare lo zafferano anche nel risotto.
Fu cosi’ che, dopo tanti anni di canzonature, il giovane decise di giocare un tiro mancino al maestro: il giorno della Madonna si sarebbe sposata la figlia di Valerio, e quale migliore occasione per spruzzare davvero un po’ di polverina gialla nel risotto per il pranzo di nozze?
Non ci volle molto a corrompere il cuoco…
Ed immaginate lo stupore di tutti i commensali quando a tavola comparve quella stranissima piramide di risotto color zafferano!
Qualcuno si fece coraggio ed assaggio’. E poi un’altro, e poi un altro ancora.
In un batter d’occhio, dell’enorme montagna di risotto giallo non rimase neanche un chicco.
Il tiro mancino di “Zafferano” era decisamente andato male.
In compenso, pero’ era nato il risotto alla milanese.
Tratto da
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