il packaging e i 5 sensi: la sinestesia

Prosieguo il tema dell’ultimo post proprio per affermare con forza
l’importanza del packaging per la diffusione viral pandemica di un prodotto.
Importanza che però non travalica giammai il prodotto stesso,
il packaging non può supplire alle carenze qualitative e quantitative
del nostro prodotto, spesso derivanti da una mission pandemica poco
sviluppata se non miope.
Pertante il re è il prodotto, ma il packaging è il vicario,
e tutti sanno quanto conti la figura storica del vicario.
Molti esperimenti sensoriali confermano che i 5 sensi sono investiti insieme
nelle scelte che ogni giorno facciamo.
L’udito, la vista, l’olfatto, il tatto e il gusto.
Il packaging a loro deve tutto e non solo.
Si è scoperto che i 5 sensi si attivano in modo diverso a seconda dei contesti in cui
si trovano.
Pertanto in un certo ambiente il nostro udito percepisce gradevole un suono
che risulterebbe sgradevole in altro.
Questa scoperta, abbastanza recente, ha di fatto messo fine alle innumerevoli
prove test da laboratorio, poichè ciò che risultava estremamente gradito in un ambiente
asettico, quale è un laboratorio, non lo era quando lo stesso prodotto veniva poi venduto
in un contesto competitivo come un supermercato.
Ricordo al riguardo il famoso esempio FALLIMENTARE della Coca-cola che
per respingere l’avanzata della Pepsi spese milioni di euro in test di laboratorio
pur di avvicinarsi alla qualità percepita dal consumatore della pepsi.
Risultato dei test fece cambiare la formula storica, la New coke fu immessa sul mercato
e BOOM , FALLIMENTO ASSOLUTO.
I grandi capi della Coca non avevano considerato che la Pepsi aveva un gusto diverso si,
ma anche un modo di vendere e una mission coerente con quel gusto.
Lo stesso gusto non poteva valere per la coca cola,
della pepsi che rendeva coerente il gusto pepsi, mentre non lo era con il mondo coca -cola.
La Coca Cola tornò su sui passi, valorizzò il Brand con azioni coerenti con la sua mission,
a dire il vero attualizzò la mission,
difendendo la sua coca e al contempo respinse attaccando diversamente l’assalto pepsi.

I Sensi rimandano tutti a una memoria che può essere positiva o negativa.
Un enorme serbatoio nel quale incameriamo tutte le nostre esperienze sensoriali che elaboriamo
per costruirci il mondo in cui viviamo.
Dalla memoria si generano i fenomeni di brandig, per cui l’errore della coca cola
fu prorpio quello di non tenere in considerazione questa memoria sensoriale
tanto preziosa quanto difficile da creare e ricreare.
(si capisce ora la corsa ad acquisire brand vecchi ma con una memoria,
tipo pucci, roger vivier).

La memoria si crea con l’esperienza sensoriale di tutti e cinque i sensi che
lavorano in modo completare, si ottiene così la SINESTESIA.
La SINESTESIA è una parola che indica come due o più sensi COMPLETANO le sensazioni
ricevute e interpolano le sensazioni.
Un colore che richiama un sapore, un gusto che richiama un tatto, un odore che richiama un suono.
Molto usata in poesia tipo: il colore del suono, urlo nero, odorino amaro ecc. ecc.
Gli studiosi ancora non lo conoscono a fondo, ma di sicuro sappiamo che
i 5 sensi lavorano in sinestesia.
Il packaging moderno deve pertanto fare tesoro di questo nuovo concetto,
e coniugare :
– vista con la grafica
– udito con i suoni (ad es. in un negozio o in web) ma anche il tono al telefono
– olfatto con giusti odori, quando si apre un pacco che odore ha??
– tatto la confezione dovrebbe essere gradevole al tatto e rilasciare sensazioni coerenti col prodotto
– gusto il gusto forse se il prodotto è no-food potrebbe non rientrare, ma avete mai mangiato un biscotto
o bevuto una coppa di champagne prima di comperare uno smoking? io si e vi assicuro cambia tutto.

Per il packaging moderno la sinestesia è la nuova fronteria,
e chissà forse nasceranno esperti in sinestesia per la vendita dei prodotto,
o window planner sinsestetici.

4 thoughts on “il packaging e i 5 sensi: la sinestesia

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