Il vantaggio competitivo turistico dell’Italia da sfruttare con il Marketing Pandemico

 

Il post della scorsa settimana leggi qui sul turismo ha suscitato un certo interesse, anche perché le parole del sig. Briatore non sono passate inascoltate. Tanto che un noto blog, scritto liberamente credo da giornalisti di sinistra, ha dedicato un approfondimento molto interessante che intendo condividere e commentare.

Ecco il Link dove possiamo leggere il post :

LINKIESTA:

Ha ragione Briatore.

di F. Cancellato

Riporto alcune frasi forti del post con relativi DATI interessanti ed INEQUIVOCABILI:

Le prime dieci destinazioni del turismo internazionale per arrivi e introiti

“Negli ultimi trent’anni siamo scesi dal primo al quinto posto per numero di arrivi internazionali. Nel Country Brand Index, indice che misura

l’attrattività di un paese per il resto del mondo,

siamo passati dal primo al diciottesimo posto in dieci anni.

Ancora: nel 2007 il turismo pesava il 5% del Pil italiano, nel 2015 siamo scesi a poco più del 3%.

Ergo: il turismo italiano è uno dei settori che più hanno sofferto la crisi degli ultimi otto anni”

Occorre aggiungere altro al disastro totale in cui verso il TURISMO In ITALIA!!??? Io credo di no.

Dalla Tabella si capisce bene che il nostro attuare il turismo poco meno di altre nazioni che sulla carta non offrono le bellezze naturali italiche o la storia che possiamo offrire noi. La Francia ha il doppio dei nostri arrivi, la Turchia ha un numero di visitatori come l’Italia. Non sembra strano?

Insomma L’Italia NON ATTIRA TANTO TURISMO. Se si pensa poi che il Sud d’Italia riceve solo il 12% del turismo che arriva in ITALIA. Il 12% solamente. Evidente che molto, o per dirla meglio NULLA FUNZIONA.

Ecco un altro grafico di dati per riflettere. La spesa del turista in Italia. La media fa circa 100 euro. Ma chi spende di più, ovviamente i turisti che hanno più soldi. E questi sono cinesi, giapponesi, russi e americani. E secondo dove li spendono sti soldi. Vado ad intuito ma presumo che spendano nella MODA prima di tutto, e nei luoghi dove possono permettersi il Meglio dell’Italia. Non certo le bettole, hotel di quarto d’ordine o negozi mediocri.

Soprattutto – e anche qui ha ragione Briatore – a preoccupare sono gli introiti, nella cui classifica l’Italia scivola dal quinto al settimo posto.

Dai 50,5 miliardi di dollari incassati nel 2014 siamo infatti passati ai 39,4 miliardi del 2015.

La Spagna, per dire, è a quota 56,5 miliardi,

la Francia – che ci ha superato, così come la Thailandia e il Regno Unito, è a quota 45,9.

Procapite, un turista straniero in Italia spende 112 euro al giorno.

A darci dentro sono giapponesi, cinesi, americani e russi. Peccato che i principali visitatori del nostro paese, americani a parte, siano tedeschi, francesi e inglesi. E che siano proprio russi e giapponesi a far segnare il calo più consistente di presenze, perlomeno tra il 2013 e il 2014.”

Per concludere  Francesco Cancellato afferma:

Secondo il rapporto 2015 del World Travel & Tourism Council siamo il 137 paese al mondo (su 184 considerati) per percentuale di investimenti sul turismo in rapporto al Pil. E nelle previsioni al 2026 scivoleremo al 171esimo. Risultato? Nella crescita a lungo termine del turismo, il nostro paese, che oggi nel ranking elaborato dal Wttc è all’ottavo posto, è posizionato in 179esima posizione. Prepariamoci a essere scalzati da un bel po’ di Paesi al mondo.

Io mi associo a questa trista deduzione, anche se invece di rassegnarmi tento di offrire alcune dritte, che immagino cadranno nel vuoto. Io non ho la bacchetta magica, così come penso che non ce l’abbia nemmeno l’imprenditore Briatore, anche se con faciloneria parla di soluzioni per invertire la tendenza.

Personalmente ho nessuna fiducia nelle istituzioni. Mi affido di più alle capacità di qualche geniale imprenditore e soprattutto coraggioso che possa essere un Cigno Nero, (leggi qui : IL CIGNO NERO arriverà stanne pur certo. Prepariamoci con ITALIAN BUSINESS DESIGN!!)  per il TURISMO italiano.

In attesa che arrivi il Cigno Nero provo a formulare alcuni suggerimenti di MARKETING PANDEMICO da buon Antropologo d’Impresa.

Partiamo dal fatto che in ITALIA esiste una enorme capacità di risparmio. Segno che le persone, soprattutto quelle attorno ai 50-60 anni, hanno una capacità di spendere, avendone la possibilità. La domanda è: perché non spendono? e Soprattutto perché non spendono come Turisti?

Si può fare lo stesso discorso per i turisti stranieri. Attiriamo sicuramente persone benestanti, ma NON spendono, o spendono poco per quanto possono. Evidente che l’Offerta NON è adeguata.

Occorre pertanto Migliorare l’Offerta, ovvero STIMOLARE I DESIDERI e MONETIZZARLI.

Fin qui, siamo in pieno delirio della banalità. La Domanda a cui occorre rispondere è: COME FARE?

Occorre RISCHIARE proposte

INNOVATIVE e STRA-ORDINARIE e

soprattutto non BANALI.

Esattamente l’opposto di quanto ci circonda.

La  Sciatteria regna sovrana da ogni parte. Pochissimi Locali attirano l’attenzione delle persone giuste, come ad es. questa Pizzeria

I Bar sono poi spesso IMPRESENTABILI e TUTTI UGUALI, nessuno offre qualcosa di diverso come questo esempio.

Tutto è appiattito

con una offerta POVERA

che ATTIRA POVERTA’!!!

RIUSCENDOCI 

L’Italia ha un VANTAGGIO COMPETITIVO ENORME NON SFRUTTATO. 

Come se avessimo un motore della FERRARI

su UNA CARROZZERIA FIAT.

Il Marketing PANDEMICO  aiuta gli imprenditori a realizzare una offerta che attiri una domanda giusta con enorme capacità di spesa. Altrimenti, credetemi NON NE VALE LA PENA.

Il Desiderio di tutte le Persone del Mondo è venire a visitare l’ITALIA, solo che è un desiderio frenato da tantissimi fattori, in primis dalle offerte banali dei nostri imprenditori turistici.

Ad Esempio per i numerosi paesi o borghi Medio-evali:

  1. Basta con le inutili, costose, ridicole e bruttissime manifestazioni MEDIOEVALI dei POVERACCI. Se si vogliono fare si realizzino con tutti i crismi degli  spettacoli medioevali o rinascimentali UNICI, con figuranti-attori, con abiti da teatro bene fatti  e non dalle sarte locali, con una scenografia e sceneggiatura di tipo cinematografico. Luci, ambient e location fantasmagorici. E poi si offrano i posti numerati comodi da 150 euro IN SU.  Sono sicuro che rappresentazioni simili possa esser una attrattiva MONDIALE UNICA.
  2. Sagre sono quasi tutte da  azzerare data la loro pochezza ed inutilità gastronomica. Occorre realizzarne alcune ricche, con gourmerie uniche. Ma devono essere veramente stra-ordinarie. Coinvolgere Chef, non cuochi di terza categoria o massaie. Ed anche Designer che possano realizzare ambienti Unici e comodi. Il prezzo va da se deve rapportarsi a quanto l’offerta evidenzia.
  3. Io Ingaggerei proprio dei Designer per rifare il LOOK di interi paese estivi. ARIA nuova, via il vecchiume rancido delle banalità antiche.
  4. Comunicazione Pandemica Turistica. Qui proprio siamo all’anno zero assoluto. Un aspetto sottovaluto od almeno non sfruttato. leggi qui

Insomma se si vuole riattivare un TURISMO che porti ricchezza occorre RISCHIARE proposte innovative Uniche. Che sappiano Stimolare il DESIDERIO del SOGNO DI STARE  IN ITALIA ai Turistici.

(leggi: Il marketing pandemico crea desiderio irresistibile.)

Offerte Turistiche  STRA-ORDINARIE

PER UNA DOMANDA TuristicA STRA-ORDINARIA.

 Il rischio è il Marketing Pandemico

 

 

Il Turismo funziona se attira le persone giuste grazie al Marketing Territoriale che in Italia Non si fa.

 

 

 

L’estate 2016 è definitivamente finita. E’ tempo di bilanci, per migliorare l’offerta turistica del prossimo anno e in generale del futuro.

Un ramo del MARKETIGN PANDEMICO è quello che si applica al turismo, detto altrimenti MARKETING TERRITORIALE.  Ne abbiamo parlato QUI E QUI ed  in 

Marketing territoriale Pandemico. Startup con idee creative da rischiare

Spiegato cosa intendiamo in questo Post:

Marketing Territoriale, questo sconosciuto.

Mi offre una ottima occasione di spunto l’intervista e i vari interventi rilasciati da un Imprenditore famoso, scomodo brutale ma di…. successo. Egli esprime in forma “imprenditoriale” quanto affermo io nei miei post di Marketing Pandemico.

L’imprenditore si Chiama Flavio Briatore, noto alle cronache, agli sportivi della Formula 1, ed agli studenti anziani come me di Cà Foscari in quanto egli in gioventù è stato una delle colonne del successo della BENETTON. Io lo conobbi in un Incontro Universitario a parlare di Fashion  Marketing.

Ecco il Link dove potete leggere l’intera intervista, ma nel web ce ne sono tante e di simili: qui

Riporto domande e risposte e le commento da par mio in VIOLA. avverto che … sarò polemico. 

Esordio del Briatore:  «Il Sud è indietro di trent’anni»…….

E vabbè, questo vale anche per la mia regione, anzi avendo visitato la Puglia di recente, qua dove vivo io, pure oltre 30 anni. 

E perché la Puglia e il Sud sarebbero in ritardo? E poi rispetto a chi?

«Vada in Costa Azzurra. Ci saranno duecento hotel a cinque stelle, in Puglia c’è Borgo Egnazia e poco altro».

Ecco un punto centrale la qualità reale degli hotel. Ho fatto il mio viaggio di nozze in Spagna nel 2012, ho prenotato via Internet sempre in Hotel 5-6 stelle spendendo assai poco, o come le orrende pensioni italiche o i B&B italici. Senza questi Non si fa turismo. Ovvio che se non si agevola la loro costruzione ….

Ancora con questa storia dei cinque stelle?

«No, non ci siamo capiti. M’invitano a Otranto, dove fra un anno prevedo di aprire una sede del Taiga,(nascerà nel 2017 Otranto)  e dico quello che penso. I vostri alberghetti non servono, i ricchi vogliono hotel di lusso sul mare». 

I ricchi. Ecco il Punto. O meglio Coloro che possono permettersi di spendere e amano spendere. Il turismo   deve attrarre queste persone, specie nelle zone più belle d’ITALIA. Perché poi lamentarsi che le persone non spendono. Ovvio se attiri chi non spende, non spendono, se attiri chi spende spende. Mi sembra una banalità ma è così. Conosco persone che tutto l’anno mettono da parte i soldi solo per permettersi la possibilità di andare a ballare nei locali sardi del Briatore. L’ebbrezza di essere a contatto con la vera ricchezza è la molla che li spinge. E’ la VALUTA SOCIALE che scatena una Pandemia, in quanto coloro che acquisiscono tale Valuta la possono spendere con gli altri e innescano il PASSAPAROLA, i quali verranno giocoforza infettati, secondo gli studi del Prof. Becker sul Contagio Leggi qui.

«Eh no, nel corso di quella tavola rotonda i politici si sono lamentati perché in Puglia, e io aggiungerei in tutto il Sud e forse in mezza Italia, c’è un movimento mordi e fuggi. E i turisti, pensi un po’, buttano le buste di plastica fra gli ulivi».«Di questo e di altro si lamentavano i relatori a Otranto. Io ho solo puntualizzato l’ovvio».

«Se nel Salento vogliono fare il salto di qualità e guadagnare di più, devono fare degli investimenti». «Per attrarre il turismo di qualità. Quello che spende, come ho detto, anche 10-20 mila euro al giorno».

Briatore va al sodo. Se si vuole guadagnare occorre attirare una certa Domanda Turistica che Lui definisce di Qualità. Si  intende con coloro che possono spendere, e desiderano spendere per qualcosa però di UNICO, Stra-oRDINARIO, non Banale e Povero. Bisogna Valorizzare Creativamente i Luoghi d’ITALIA, con tutte ciò che possa attirare le Persone che possono Spendere. Prodotto TURISTICO UNICO Bello, di Design, compresi i Negozi, i Bar e i RISTORANTI. Insomma tutto quanto fa  MARKETING TERRITORIALE e non invece la La Sciatteria .

Ammesso che funzioni.

«Funziona. Funziona. Io conosco almeno cinque persone importanti che sono state quest’anno a Borgo Egnazia per eventi, matrimoni, vacanze. E son cinque persone che spendono».

Certo che il Rischio c’è. Ci mancherebbe, c’è sempre la possibilità che non funzioni, ma un conto è tentare una strada che porta ricchezza, un altro è percorrere sempre quella della povertà. La prima è rischiosa ma potenzialmente fruttuosa, la seconda fallimentare di suo. Aprire un Mercato significa attendere di scoprire un cigno nero

D’accordo, ammettiamo che il modello sia esportabile. Di che cosa c’è bisogno?

«Ci vogliono le infrastrutture» «Anzitutto i porti. Qui attraccano gli yacht da 70-80 metri da cui scendono quei signori che in 24 ore distribuiscono ricchezza nei bar, nei ristoranti, nelle boutique. Poi servono gli hotel a cinque stelle e scuole alberghiere che sfornino personale in grado di conversare in inglese. Ancora i campi da golf e tutti i servizi che possano allietare la vacanza di un americano o di un inglese».

Questo oggi non c’è?

«Io so che in Puglia i grandi hotel fanno fatica a trovare personale locale all’altezza. Ma guardi che il problema non è solo della Puglia. Vale per tutta Italia».

Stoccata alle pessime scuole professionali italiche, snobbate dai ragazzi migliori ed anche dai professori migliori. Gli Istituti Alberghieri sono di … bassa se non di bassissima lega. Preparano ragazzi per fare cosa? non si sa, non certo all’altezza di HoTEL Cinque stelle. In Francia invece da decenni la scuola per il turismo è da lite, noi invece abbiamo quelle inutili scuole come i Licei. Questo dipende anche dalla cultura medico italica.

Come rimediare?

«Intanto le regioni non possono procedere in ordine sparso. Ci dovrebbe essere un coordinamento a Roma. Il turismo è la nostra prima azienda, potrebbe garantirci almeno 6 o 7 punti di Pil in più e invece siamo al palo».«Sembra impossibile, ma non esiste una compagnia di alberghi di lusso italiana. Abbiamo Roma, Firenze, non una marchio di alta gamma». “L’80 per cento degli amministratori – aggiunge ancora Briatore – non ha mai preso un aereo. Come si fa a parlare di turismo senza averlo mai visto?”

Da noi a quanto so comandano le Confcommercio e le Confesercenti, con i loro eletti e dirigenti. Con i corsi di basso profilo, da far ridere i polli. Tutto è legato a quanto loro vogliono. Immaginarsi se è pensabile far ideare il turismo del futuro ad associazioni territoriali poco più che amatoriali. Le sagre le sanno fare, ma il turismo è una cosa seria. Non possono neanche sapere come farla né sognarla. Il Marketing neanche a parlarne, poiché al massimo lo intendono come pubblicità, al minimo come per prodotti dozzinale.

Al Sud molto si è fatto in questi anni. Strade, ristoranti, enoteche.

«Senta, l’altro giorno a Otranto le spiagge erano vuote. Poche ore dopo ero a Mykonos, dove credo che aprirò un altro Twiga, e le spiagge erano piene. Ci sarà un motivo». Il clima? «Ma che clima. Servono le infrastrutture, come i moli per gli yacht: la Francia ci bagna il naso. E ci vorrebbe una testa diversa. Se io al Twiga in Versilia alzo di un decibel la musica, anche al pomeriggio, immediatamente arrivano i vigili».

«La cultura non basta. I turisti vanno a vedere le città d’arte quando piove. Negli altri giorni vogliono servizi impeccabili».«No, anche i musei spesso sono chiusi. O fanno sciopero senza preavviso. Come al Colosseo e a Pompei. Purtroppo, l’Italia è tutta uguale».

Questo lo affermiamo da anni. I musei NON portano turismo. Sono solo un po’ di contorno, ma nulla di più!! a meno che si facciano mostre impressionanti e straordinarie. Ma per la maggior parte ai musei ci si va nel tempo ….. perso!!! Idem per le ridicole rappresentazioni storiche, solo alcune sono degne di note, la maggior parte sono solo inutili dispendiose e portano zero turismo, ma in compenso si spendono un sacco di soldi per le prebende locali e localistiche.

IN CONCLUSIONE 

“Se volete il turismo servono i grandi marchi e non la pensione Mariuccia, non bastano prati né musei, il turismo di cultura prende una fascia bassa di ospiti, mentre il turismo degli yacht è quello che porta i soldi, perché una barca da 70 metri può spendere fino a 25mila euro al giorno”

Servizio al cliente fondamentale per il retail: esperienze da antropologo d’impresa

 

Siamo Sbadati, Si Sa.

Nonostante le mille attenzioni, la buona volontà e l’impegno per non esserlo, SIAMO SBADATI.

Succede poi che ce ne accorgiamo quando sia troppo tardi, specie quando acquistiamo oggetti in negozi magari lontani da casa. A noi infatti è successo poco tempo fa.

Abbiamo acquistato alcuni capi di abbigliamento e alcune paia di scarpe, approfittando dei saldi di fine stagione, presso una nota catena di Abbigliamento di Macerata GAME 7 ATHLETICS.  Dal ritorno delle ferie abbiamo pensato di fermarci lì, circa a metà agosto.

Io e mio figlio indossammo subito quasi tutto, mia moglie no. Attese i primi di settembre per calzare le sue belle Champions. Ma….. al momento di infilare la sinistra, si accorse che aveva preso 2 Destre!!!

Che fare ? Considerato che aveva gettato sia l’etichetta interna che la scatola!!! Insieme a quelle delle nostre scarpe. Eravamo quasi sicuri di aver perso i soldi.n Il costo era di circa 25 euro, se non ricordo male.

Provai io il mattino seguente a telefonare al negozio di Macerata, della Catena sportiva http://www.game7athletics.com.   Del centro commerciale Valdichienti.

Risponde al telefono il sig. Mattia, responsabile del negozio. Spiego la situazione, mi dice di leggergli etichetta sotto la linguetta. Controlla che ci sia un paio simile in negozio e numero. Lo trova e lo  va a prendere e con grande sorpresa mi dice che il suo paio  in negozio è appaiato, ma di non preoccuparmi  che lascia il paio in cassa e che  posso passare quando voglio a prendere la sinistra, mi invita se possibile  a portare almeno la ricevuta pagamento tramite bancomat, che prontamente ho stampato dalla app. della  banca.

Ringrazio e chiedo orario di apertura.

Il giorno dopo alle ore 9, orario di apertura sono andato in negozio, e la commessa gentilmente mi ascolta e poi va a vedere dietro la cassa, trova il paio, mi dà il verso mancante e porge le scuse, più volte, dicendo che può capitare, e che potrebbe essere o un errore di chi alla cassa non ha ben controllato, sebbene io chiedo sempre il controllo scarpe, essendo un ex del settore, sia un problema a monte con le scarpe inserite male già in partenza. Non mi chiede nemmeno il foglio del pagamento che avevo portato con me.

Ringrazio ed esco dal negozio con il mio paio di nuovo appaiato.  Sono FELICISSIMO di aver risolto un piccolo disguido della nostra SBADATAGGINE e che il negozio SENZA fiatare , anzi porgendo le sue scuse sia venuto incontro con assoluta facilità alle nostre esigenze.

CAPITA MOLTO RARAMENTE IN ITALIA. Tipo gli esempi questo esempio.

Lo stesso giorno, nello stesso centro commerciale, poco distante da dove ho comperato le scarpe sono andato da euronics.  Dovevo acquistare una radiolina per mio padre, una di quelle semplice e … vecchie, giusto per ascoltare le partite.

Entro chiedo e mi dicono di andare reparto Tv, là avrei trovato il sig. … deputato a ….

Vado e non trovo nessuno, erano circa le ore 9,10. Cerco in giro le radio, giusto per vedere ma niente. Chiedo ad una ragazzo del negozio, che stava pulendo, il quale mi ribadisce il nome del responsabile, ma lo sprono a farmi vedere almeno dove sono le radio. Mi accompagna in attesa di veder il resp.

Sbircio le radio, e da lontano vede il responsabile di reparto, intento a concludere una vendita corposa, con una signora. La accompagna alla cassa con i pacchi nel carrello, cerco di farmi vedere per sperare di esser il prossimo. Aspetto 5, forse 10 , minuti ma niente , non torna. Al che me ne vado, e mentre varco la porta noto il responsabile parlucchiare con un suo amico fuori dal negozio, bene ottimo. a mai più.

Mi ricordo però che poco distante avevo notato il negozio TRONY. Ci vado, parcheggio, entro e dopo pochi passi mi arriva un ragazzo Che mi chiede cosa desidero. Spiego e mi accompagna alle radioline, al che approfitto per chiedergli delle cuffie economiche, il filo per il mio iPhone, e approfitto ancora giusto per informazioni su un tablet che vorrei acquistare. Il ragazzo pazientemente e molto gentilmente mi risponde a tutto. vaDO IN cassa  e la ragazza molto gentilmente mi chiede se volevo la tessera, dico di si, due minuti e fatta. Pago e vado a casa.

Direi che Sia Game 7 Athletics che Trony hanno pienamente soddisfatto le mie attese di acquirente, non così Euronics.

  • INDOVINATE UN PO’ DOVE ANDRò A FARE ACQUISTI LA PROSSIMA VOLTA?
  • E soprattutto secondo voi, lo dirò in giro?

Ecco l’importanza non solo della formazione del personale, ma del SERVIZIO AL CLIENTE. leggi qui

 

 

 

L’ANTROPOLOGO D’IMPRESA aiuta a migliorare il SERVIZIO AL CLIENTE, mette  alla prova l’organizzazione in modo che tutti sappiano cosa devono fare in ogni momento. Anche se di base il comportamento da tenere è quello di dare al cliente ciò che il cliente DESIDERA che spesso non lo sa neanche LUI leggi qui.

Chi fa impresa deve curare in modo maniacale il servizio al cliente.

VALE SEMPRE LA REGOLA

IL CLIENTE HA SEMPRE RAGIONE

ANCHE QUANDO IL CLIENTE

HA TORTO

IL CLIENTE

HA COMUNQE RAGIONE

L’antropologo di impresa aiuta a risolvere il dilemma dell’innovatore

 

Il dilemma dell’Innovatore è  uno dei libri che maggiormente hanno influenzato il Management d’impresa degli ultimi 20 anni.

Interessante anche per chi come me si occupa di aprire, mantenere e sviluppare mercati, grazie al

MARKETING PANDEMICO.

Scritto da Clayton M. Christensen professore ad Harvard, del quale   consiglio di leggere anche  il suo interessante blog clicca qui.

Il pensiero del grande professore americano su come il managemeno gestisce o NON gestisce le innovazione  è illuminante e conferma pienamente le intuizioni del nostro BlOg.

L’assunto di base

 è sostanzialmente questo:

Le imprese che hanno avuto successo all’inizio con enorme  fatica hanno CREATO IL LORO MERCATO scoprendo una clientela, detta domanda, per la loro offerta  grazie a una idea dirompente, quella che noi in questo Blog chiamiamo:

prodotto stra-ordinario

o

mucca viola. 

Una Volta raggiunto il massimo della loro espansione  ed incamerando  utili impressionanti  le stesse imprese che hanno creato un mercato grazie al loro prodotto stra-ordinario, sono le stesse che oppongono resistenza   a seguire, adottare  e sviluppare nuove ed innovanti

prodotti   stra-ordinari “dirompenti” per creare nuovi mercati. 

 Contraddicendo spesso la loro storia iniziale. Il motivo di questa riluttanza secondo il professor Christensen risiede nel dilemma dell’Innovatore

  • Scegliere tra il   mantenere la loro domanda, i loro clienti,  inseguendo  le migliorie di prodotto marginali che i CLIENTi apprezzano , in modo da rispondere alle continue richieste dei clienti. 
  • Scegliere di creare un nuovo mercato, all’inizio assai piccolo, difficile o impossibile da prevedere negli sviluppi futuri, ma se risultasse vincente sarebbe  un nuovo prodotto stra-ordinario Dirompente che potrebbe sostituire ed eliminare dal mercato il prodotto dell’impresa  con conseguente fallimento dell’impresa. Rileggi il caso della KODAK

Ignorando le idee dirompenti innovative che all’inizio sono poco o nulla attraente da un punto di vista economico ed ascoltando in modo esclusivo e SOLO i propri CLIENTI le imprese  Iniziano così la loro lenta ed inesorabile uscita dal mercato, perdendo opportunità di crescita e sviluppo.

DILEMMA 

  • Argomentazione che si presenta come un’alternativa fra due ipotesi DETTI: corna del dILEMMA;
  •  necessità di scegliere tra due soluzioni alternative.

In pratica il DILEMMA DELL’INNOVATORE si riassume così:

  1. Mantenere e migliorare il proprio mercato ascoltando i  suggerimenti, i consigli dei propri clienti, fare soldi attraverso i prodotti straordinari inventati, migliorarli e consolidare il proprio mercato che porta utili continui con miglioramenti innovativi marginali e investendo esclusivamente sul Brand Pandemico
  2. Creare un nuovo mercato partendo da una idea dirompente nuova, inseguendo clienti nuovi che all’inizio ovviamente non possono che essere pochi. leggi:   Il Marketing Pandemico per oceani blu pieni di mucche viola.

Il prof. Clayton Christensen  ha scoperto nei suoi studi che la maggior parte delle  imprese  compie gli stessi errori. Scelgono una delle due soluzioni del dilemma dell’Innovazione optando sempre e costantemente il corno 1 del dilemma.  Seguono Pedissequamente  il proprio mercato, ascoltano esclusivamente  i propri clienti.

Se questa strategia produce eccellenti risultati per alcuni periodi, nel LUNGO periodo, ma anche medio dipende dalle start-up entranti con prodotti straordinari,  è una fortissima limitazione per il futuro dell’impresa e  molto spesso è CONTROPRODUCENTE, fino a portare al fallimento dell’impresa.

Ricordate il clamoroso caso della KODAK?

Clicca qui 

Ovviamente questo contrasta con il 99,99% dei manuali di management degli ultimi 20 anni, che al contrario riportano come un mantra  l’importanza dell’ascolto dei clienti ed il mettere il cliente al centro del proprio progetto imprenditoriale, senza considerare la possibilità di

CREARE NUOVI MERCATI CON NUOVI

PRODOTTI MUCCA VIOLA

Seguire i propri clienti

in modo a-critico

porta diritto diritto

al fallimento d’impresa. 

Chi si occupa di Marketing Pandemico sa che le innovazioni dirompenti, quelle che chiamiamo in gergo  MUCCA VIOLA  ALL’INIZIO hanno poco successo, se non in quelle poche persone speciali che l’accolgono e che abbiamo chiamato agenti pandemici clicca qui .

Contagiare le persone all’inizio  con dei prodotti straordinari è  assi difficoltoso e complicato. L’esito per nulla scontato.   leggi qui

Ecco perché le imprese sono restie a inseguire mercati NON esistenti per coltivare il loro orto con tanta cura fatto crescere  nel tempo. Le troppe incertezze iniziali fanno paura, ed il rischio è visto come inutile, dannoso e diciamolo:

RISCHIARE

 NON FA FARE CARRIERA.

Così facendo però LE IMPRESE  si scavano la fossa da sole PERCHE’ perdono l’opportunità di cavalcare l’onda di un nuovo mercato con nuove potenzialità e opportunità.

Tutti le Mucche VIOLA prima

o poi Muoiono

o di morte naturale

o di morte violenta. 

MA STATE PUR CERTI MUOIONO. 

Ecco perché  in ogni impresa occorra che ci sia UN

 ANTROPOLOGO DI IMPRESA.

Innovativa figura  che secondo TOM KELLEY  è deputata proprio a capire le potenzialità di un prodotto innovativo, valutarne l’impatto in vari settori, farlo accettare o monitorare le molteplici possibilità.

Un antropologo ha il compito di capire le potenzialità delle innovazioni, sia quelle relative ai prodotti esistenti, ma soprattutto quelle relative ai PRODOTTI STRA-ORDINARI E DIROMPENTI .

Stimolare costantemente le potenzialità dell’impresa sia dei prodotti esistenti sia dei nuovi prodotti dirompenti.  

Inoltre è deputato ad aprire, spalancare le porte all’arrivo de:

IL CIGNO NERO. 

Ne il dilemma dell’innovatore questo lavoro NON è Contemplato. Così il classico schema gandiano che le imprese adottano nei confronti dei concorrenti che immettono sul mercato un prodotto dirompente si ripete costantemente.

Quando decidono di combattere chi ha un prodotto dirompente è troppo tardi. Come illustri esempi tipo Kodak, di cui ci siamo occupati e che si può riassumere secondo lo schema sopra così:

  1. Da leader delle fotografie istantanee all’inizio ignorarono la tecnologia entrante
  2. poi la derisero quando la vendettero in quanto l’avevano scoperto nei loro laboratori di ricerca e non sapevano cosa farci,
  3. indi cercarono di combatterla, ma era troppo tardi
  4. Consegnanoron la  vittoria alle imprese concorrenti e dopo  50 anni chiusero bottega.

Non capirono, in quanto i loro clienti preferirono il vecchio, loro li accontentarono con migliorie, ma il mondo della foto andava da un’altra parte.

Non capirono il DATO fondamentale per un Antropologo d’impresa.

NON SI VENDE UN PRODOTTO

MA Ciò CHE DESIDERIAMO QUEL PRODOTTO FA PER NOI.

Vale sempre il famoso motto americano;

Non si vendono i trapani per fare Buchi, 

Si vendono i Buchi .

Non si vendono Scarpe

Si vende il sogno di farsi vedere, di  correre,di stare comodi

Insomma sono sempre i desideri della persone leggi qui che il prodotto soddisfa non il prodotto in se.

Se arriva un prodotto dirompente a farlo meglio del prodotto, non ci sono strategie di management che tengano, il fallimento è arrivato.